Oggi ho deciso di raccontare le mie partenze per le vacanze a Gallipoli. Sono diversi anni che non ci vado più, comunque quello che intendo "passarvi" è la preparazione alla partenza e il viaggio stesso di quando ero più piccolo, per cui con una prospettiva mentale direi....diversa.
Si partiva di mattina presto o di sera. Due modi differenti. Due iter da percorrere nella preparazione. Due giornate vissute in modo diverso, anche se il concetto di fondo era lo stesso.
Avevo poco più di 10 anni. Si iniziava a progettare la partenza, stabilendo il giorno, ovviamente. Io e mio cugino eravamo eccitatissimi all'idea e, man mano che si avvicinava, eravamo quasi incontenibili.
Alla vigilia si decidevano le ultime cose e l'ora in cui partire. Spesso partivamo la mattina presto, anche se poi...tra il dire e il fare...si arrivava sempre a imboccare la strada verso il Salento come minimo alle 9.
Bene...ovviamente risultava difficile riuscire ad addormentarsi, anche per il timore di non alzarsi in tempo, anche se poi...ovviamente c'era sempre qualcuno che mi avrebbe comunque svegliato. E' che volevo gustarmi ogni singolo secondo, ogni raggio di sole appena salito in cielo, ogni profumo proveniente da fuori, molto differente da quelli della giornata classica.
Ci si alzava poco prima dell'alba, sarà per questo che mi è così rimasta impressa positivamente quella zona temporale della giornata, quando il sole non si è ancora alzato ma il cielo non è più nero come la notte profonda. Pieno zeppo di adrenalina, facevo colazione divorando tutto, dalle fette biscottate imburrate, ai biscotti, immergendo il tutto in un tiepido latte e caffè preparato da mia madre, dal profumo intenso che riempiva i polmoni e la mente. Chi doveva sbrigare le ultima faccende erano i miei genitori e mio fratello grande. La mia valigia la riempiva mamma, per cui dovevo fare ben poco, se non includervi qualche videogioco, di quelli tascabili, tanto in voga in quel periodo. Uno dei momenti più intensi, sotto tutti i punti di vista, era l'uscire sul terrazzo per innaffiare le piante. Vivevo e vivo (ancora per poco) in un appartamento da cui si ha una vista davvero invidiabile. Mare a est. Mare a ovest. Per cui alba e tramonto, d'estate, sono sempre stati uno spettacolo. Ebbene...in quella circostanza rimanevo incantato nel guardare spuntare il sole dalla parte del molo del porto (appunto, est), proprio dove spunta la cattedrale della mia città. L'aria fresca e pulita del mattino invadeva la mente. Il profumo dei fuori e della terra che bagnavo...mi facevano provare una sensazione molto intensa, particolare, magnifica, quasi di difficile narrazione. Quasi un orgasmo mentale che, termine che, all'epoca, non sapevo nemmeno che esistesse. Ho sempre fatto attenzione alle ombre, al diverso modo di guardare ciò che vedevo tutti i giorni, quasi senza farci caso. Ebbene con quella luce molto particolare, si proiettavano delle "forme" molto insolite sugli edifici circostanti. Delle ombre che mettevano in evidenza certi particolari e certi colori della "visuale" circostante che, durante il giorno, mi erano ignote. Dopo aver terminato il compito che mi era stato assegnato, tornavo in casa per rendermi conto dello "stato delle cose". Ci voleva ancora tempo e allora tornavo fuori, ad assaporare quella magnifica opera d'arte che era il sole appena sorto. L'aria fresca mi donava un senso di profondo benessere che avrei voluto bloccare, fermare, rinchiudere in qualche barattolo mentale, per poter riprovare quella sensazione a mio piacimento. Purtroppo il tutto gira e tutto cambia.
Gallipoli si avvicinava sempre di più. Prima Bari....poi Brindisi....e quando si arrivava a Lecce, praticamente eravamo arrivati, certe volte ci si fermava ad un bar che conoscevamo molto bene, per mangiare qualcosa, solitamente un panino o un cappuccino con cornetto, che avevano un gusto inimitabile, anche se, magari non erano proprio freschi. Potenza della felicità che tutto ci fa vedere e vivere con un gusto differente. Peccato duri poco però :)
Dopo la pausa...ci si rimetteva in auto...e si usciva dalla barocca Lecce, che conoscevamo come le nostre tasche. Incantati dalla sua bellezza. Era l'ultima parte del viaggio. Mancavano solo poco più di 30 km alla mèta. Subito fuori dal capoluogo salentino...si arrivava a Lequile, un piccolo centro che i primi anni eravamo costretti ad attraversare ma che, in seguito, veniva evitato grazie alla costruzione della statale che unisce ancora oggi, direttamente Lecce a Gallipoli. Ancora tredici chilometri e giungeva a Galatone con l'accento sulla seconda "A". Beh....eravamo proprio arrivati. Solo sei chilometri e appariva davanti ai nostri occhi, il luogo delle nostre vacanze. La strada faceva un curvone verso sinistra e....sulla destra appariva, in basso, il mare con l'edificio dei nostri sogni invernali. Ancora pochi minuti e saremmo atterrati nel luogo "franco" di cui ho fatto cenno prima. Ecco il viale a gomito che portava diritto all'ingresso. Profumo molto intenso di pineta che invadeva in nostri respiri. Il cancello (di giorno aperto, con una sola sbarra che si alzava all'esibizione del contrassegno che certificava la nostra appartenenza). La festa aveva inizio. Prima una palma molto alta, di fronte una fitta pineta. La strada (privata) era strettina il giusto ma la si poteva percorrere ad occhi chiusi. Curva a destra poi leggermente a sinistra. Si vedeva il cancello che portava al mare e il nostro posto privato, il numero 14. Finalmente il motore si spegneva. Io, mio cugino e il mio amico, schizzavamo fuori, con le chiavi di casa che ci passavamo di mano in mano, mentre il resto della famiglia...iniziava a scaricare l'auto. Eccoci a casa. Che abbia inizio la vacanza.


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