mercoledì 22 ottobre 2008

JUVENTUS - REAL MADRID


Finalmente è tornata la Juve. Dopo giorni e giorni di critiche (giuste) ad una squadra che sembrava aver perso l'anima, si è rivista la squadra che tutti noi tifosi amiamo. Una squadra tosta e grintosa, che non molla mai fino all'ultimo secondo. L'occasione era di quelle importanti. Il ritorno ufficiale alle grandi sfide d'Europa, con una big di egual blasone come il Real Madrid dell'ex Cannavaro. Oggi si è sentita davvero l'aria della Champions. Una partita che i senatori bianconeri, quelli che son scesi sui campi del torneo cadetto, aspettavano da due anni. Con tutti il rispetto per lo Zenit e il Bate, la vera Champions è iniziata oggi. E tutti hanno risposto "presente". Da Del Piero a Nedved che sembrava esser tornato un ragazzino. Partita da incorniciare per loro due come per quasi tutti i bianconeri.

Partenza sprint della Juve che ha schiacciato il Real con un ritmo di gioco davvero altissimo. Al 5' eravamo già in vantaggio. Splendida azione in velocità che ha permesso al Capitano di scagliare un bolide potentissimo dal limite dell'area. Solita esultanza, questa volta, con un significato particolare. Con quel gol al Real, di fattura così pregiata, Alex ha zittito ancora una volta tutti quei critici che di calcio non capiscono un cavolo, tutti quei giornalai prezzolati e sclerotici che lo davano ancora una volta per "finito" per aver giocato un paio di partite non al suo livello abituale. Nella sua esultanza c'era tutto e ancora di più. Mitico Capitano. Dopo il vantaggio la Juve ha tirato un pò i remi in barca, facendo venir fuori il Real che però non è mai stato particolarmente pericoloso, anche grazie alla difesa juventina ben schierata e ad un Chiellini da 8 in pagella. Da segnalare un primo tempo stellare di Sissoko. Continuo a ripetere che in lui rivedo il primo Davids juventino, entusiasmante. La prima metà della partita è andata avanti seguendo il medesimo spartito. Il Real che cercava di abbozzare una reazione e la Juve che controllava con sicurezza e grinta. Unica nota stonata, l'infortunio a Marchisio, che stava giocando davvero alla grande. Speriamo non sia nulla di grave. Il centrocampista di qualità ce l'abbiamo in casa. Peccato che pochi alla Juve se ne siano accorti.


Nel secondo la Juve ha continuato a tenere bene il campo con disinvoltura, sbagliando pochissimo, nonostante l'inevitabile reazione del Real. Una splendida azione di Pavellone d'Oro ha propiziato il secondo gol. Un pallone perso , mi sembra, da Molinaro (oggi positivo anche lui) viene arpionato da Nedved che scende sul fondo e crossa per la testa di Amauri che la mette dentro nonostante la marcatura asfissiante dell'avversario. Il tripudio totale. Juve 2 Real Madrid 0. Gli spagnoli hanno reagito con veemenza, riuscendo a pervenire alla rete del 2-1 in una delle rare occasioni in cui la nostra difesa si è distratta.Van Nistelroy non perdona. A quel punto la Juve ha un pò ceduto, rintanandosi un pò troppo nella sua area di rigore e prestando il fianco agli inevitabili attacchi furibondi di un Real che non ci stava a perdere. E' stata una serata anche fortunata, visto il palo preso dal Real sul finire del secondo tempo. Vittoria assolutamente meritata che ci riporta a respirare. Sperando che sia la partita della svolta, sia in campionato che in Champions League.



Pagelle:

MANNINGER 6.5 Quando si vice Buffon , sono inevitabili e continui i confronti con il portiere più forte del mondo. Oggi l'austriaco si è comportato molto bene. Ha fatto due paratone degne della maglia che indossa. Il suo unico difetto è che esce poco dai pali. Però in serate come queste gli si può perdonare tutto.

GRYGERA 7 Se giocasse sempre così... Ha difeso con sicurezza proponendosi diverse volte in avanti con interessanti scambi con Marchionni e alcuni interessanti cross dal fondo per la testa di Amauri, praticamente quelli che ci mancano dai tempi di Zambrotta.

LEGROTTAGLIE 6.5 Sicuro nei disimpegni e sempre in posizione.

CHIELLINI 8 Superlativo! Forse è stata una fortuna che sia stato venduto Cannavaro, visto che Giorgio è riuscito a prendere degnamente il posto. Nel giorno del confronto diretto ha giocato una partita esemplare che non ha fatto di certo rimpiangere il napoletano (fischiatissimo) che stasera indossava la maglia del Real.

MOLINARO 6.5 Finalmente una partita degna di tal nome. Sembra trasformato. Preciso in fase difensiva , propositivo e preciso in fase offensiva. Magari giocasse sempre in questo modo. Forse la concorrenza con De Ceglie e la possibilità di perdere il posto, gli sta facendo bene.

MARCHIONNI 6 Buona partita. Buoni scambi con Grygera e con i compagni di reparto. Se gli infortuni lo graziassero un pò, avremmo in casa un giocatore solido e propositivo.

SISSOKO 8 Immenso. E' ovunque. Ora in difesa, ora a centrocampo. Sradica palloni in quantità industriale e con la stessa facilità smista la palla ai compagni liberi. Ripeto, a me sembra il primo Davids bianconero. Fenomeno.

MARCHISIO 7.5 Grandissima partita. Anche lui è in ogni zona del campo. Si dice sempre che alla Juve manca un centrocampista di qualità. E' il presente e il futuro della Juve. Grande tecnica. Grande dinamismo. Peccato per l'infortunio.

NEDVED 7.5 La partita che aspettava da due anni. Si vedeva benissimo che aveva una marcia in più. Sembrava addirittura ringiovanito di una decina d'anni. Era la sua partita. Si è rivisto il Nedved che credevamo di aver perso definitivamente. Grande anche nei recuperi in difesa. Il 2-0 è tutto merito suo.

AMAURI 7 Potrebbe fare di più. Avrebbe la possibilità di far reparto da solo. Si limita ad usare la sua prestanza fisica per disimpegnarsi dalle marcature asfissianti degli avversari. Ripeto, per la tecnica che ha, potrebbe fare di più.

DEL PIERO 8 IL CAPITANO. Che altro dire? Ogni volta ci si trova nella scomoda posizione di trovare dei termini da associare alla bandiera della Juventus di tutti i tempi. Meraviglioso il gol (forse uno dei più belli), un bolide che scaglia dalla distanza. SUBLIME.IMMENSO.FANTASTICO.DEL PIERO.

SALIHAMIDZIC 7 Svhierato in un ruolo non suo (centrale di centrocampo) fa un'ottima partita, svolgendo in pieno e con diligenza il ruolo assegnatogli

MELLBERG e IAQUINTA S.V.

venerdì 17 ottobre 2008

VOLTARE PAGINA


Nei prossimi giorni ci sarà un evento che modificherà in modo sostanziale le mie abitudini e quelle dei miei familiari, dando una spallata ad alcune certezze. E' una situazione inevitabile che, in un certo senso, andrà ad aggiustare alcune situazioni rimaste in sospeso, stravolgendo, di fatto, un pò tutto.
Da un certo punto di vista e volendo vedere il bicchiere mezzo pieno (cosa che non faccio mai), potrebbe essere comunque uno sprone a modificare una situazione che era stantia da diverso tempo. Sarà un "voltare pagina", un aprire un nuovo capitolo della vita mia e di chi mi sta vicino che avremmo comunque evitato volentieri (per i disagi che ci ha creato nell'ultimo anno). Si andranno ad intaccare le radici, non intese come persone ma come luoghi (scriverò un post sul tema) che non dovrebbero essere mai strappate. Purtroppo in alcuni casi è necessario fare delle scelte dolorose anche se poi, nel nostro caso, di scelta vera e propria non si può parlare, visto che le circostanze hanno imposto una certa linea di comportamento...
Non posso anticipare altro. I miei fedeli lettori ("mò l'ho proprio sparata", come diceva la mitica Carmela Vincenti in Melensa) avranno modo di leggere tutto prossimamente....

sabato 11 ottobre 2008

TONO SEVERO E... MANCANZA DI RISO


Un sorriso. Mi sono reso conto di una situazione abbastanza inquietante. Non rido più. Per risata non intendo quella che ti viene da dentro, che è irrefrenabile, che ti fa lacrimare (a me succede), che ti fa star bene, che ti rigenera, che (come si vuol dire) fa buon sangue. Riflettendo mi rendo conto che probabilmente non rido più "realmente" da oltre 16 mesi. Beh ... non è che mi è capitata una paresi che impedisce quel tipo di
movimento dei muscoli facciali, è solo che, forse, non ho tutti questi motivi per ridere di gusto, anche solo per distrarmi un pò. E' chiaro, il sorriso di circostanza c'è, magari quando si incontra qualcuno per strada, è falso come una banconota del monopoli. Quando esco (oramai molto di rado) con il mio amico d'infanzia, mi rendo conto che le stesse cose per che solo due anni fa mi portavano a ridere quasi istericamente (in senso positivo) con le lacrime agli occhi, provocano in me solo un acceno di sorriso, niente di più. E questo è solo un esempio che mi fa valutare il mio attuale stato emotivo. Mi rendo conto che anche il tono della mia voce è profondamente mutato nel corso dei mesi. Ricordo lo scorso anno, quando telefonai ad un vecchio amico (della serie "sindrome d'abbandono" di cui ho fatto cenno). Rimasi colpito dal tono della sua voce. Monotono, serio, freddo, distaccato. Quasi irriconoscibile. Lui mi disse che alcuni eventi nella sua vita l'avevano cambiato, che era diverso, che non era più quello che avevo conosciuto. Beh ... quella telefonata mi fece,
comunque, impressione. Era come se a quel suono, mancassero tutte le tonalità di colore che conoscevo.

Credo che la stessa cosa sia accaduta a me. Mi rendo conto di parlare in modo diverso, freddo, distaccato, quasi come se volessi mantenere le distanze, come se mi desse fastidio interagire con la persona con cui parlo. Questo mi capita anche in famiglia. Dico una cosa che viene interpretata in modo diverso per il tono della mia voce che è cambiato. Una normale frase, magari, seriosa, viene percepita come un rimprovero. Eppure è solo, una puntualizzazione di un fatto. Niente di più. Chissà cosa pensa la gente che non mi conosce. Probabilmente avverte un mio "non voler" entrare in contatto, un rifiuto ad avvicinarmi un pò. Invece non è proprio così. E' solo quello che le mie corde vocali esprimono.


Per me, in un approccio, la voce è fondamentale. Sono molto attento alle inflessioni (di vario genere) , al timbro, alla potenza, alla dolcezza e alla morbidezza del suono. Una voce può conquistarmi, affascinarmi. Ecco...tutto quello che , al momento, mi manca. L'avevo già pensato da tempo e ieri ne ho avuto conferma, sentendo un amico con cui non parlavo da un pò. Lui ha detto che, ascoltandomi, sembro molto più maturo di prima, molto più consapevole e presente. Non che prima non lo fossi ma forse prendevo tutto più leggermente, almeno cercavo di farlo, evitando di appensantire le persone che si rapportavano a me, con i miei "toni forti", magari pesanti da ascoltare.


Da un certo punto di vista....mi fa piacere. Perchè ho sempre voluto apparire in questo modo. Serio, quasi severo nel mio sguardo e in tutto ciò che è di complemento, voce compresa. Però vorrei comunque riuscire a ritrovare quella parte di me, quei toni di colore che le circostanze hanno "disattivato". In poche parole vorrei mantenere il mio essere "burbero" all'apparenza (un mio marchio di fabbrica), avendo però la possibilità di tornare a modulare il suono e poi....vorrei ridere. Sì voglio tornare a ridere di gusto, voglio ridere con le lacrime agli occhi come un tempo. Anche per le cazzate, perchè mi manca lo "scarico" di tensione "positivo". Voglio tornare a sfottere coscientemente le mie amiche quando le sento per telefono una volta all'anno.... (noto una mia vena polemica in questa affermazione :-) proprio come facevamo solo pochi anni fa, pochissimi anni fa.


Credo che le due cose siano strettamente collegate, per cui questo post non è nato per caso. E non è di certo l'accozzaglia di due argomenti all'apparenza slegati.

domenica 5 ottobre 2008

DUE ANNI DOPO...


Sono passati due anni dal nostro incontro. Il 5 Ottobre 2006, alle 20 ci stringemmo la mano per la prima volta davanti al Liceo della tua città (ricordo tutto, nei minimi dettagli). Potrei dirti anche dov’era la macchina e in quale posizione erano situati i nostri corpi sulla scena. Una sorta di CSI con tanto di ricostruzioni dettagliata. In occasione di questa ricorrenza vorrei parlare della sensazioni “a pelle” che ho provato quando ti ho incontrato. Sensazioni che fino al momento in cui ti ho conosciuto, non erano mai state così “chiare” e “vive”. Sensazioni che il mio essere fortemente razionale non mi aveva fatto quasi mai provare, almeno con quella intensità. Quando sentivo gli altri dire “ci si deve piacere da subito a pelle”, credevo che questo meccanismo con me non funzionasse. Che non fossi predisposto, che non avrei saputo riconoscere quel “dialogo sensoriale”. E, devo dire, mi sentivo un po’ frustrato. Beh…semplicemente ero stato così sfortunato da non incontrare la persona che l’avrebbe messo in moto. Ricordo esattamente il momento che provai al Monastero (dopo una serata passata in modo piacevole, in cui mi ero sentito “al sicuro” nel passeggiare con te). Tu mi toccasti la mano poco prima che andassimo via. Beh…avvertì uno strano ma piacevolissimo calore. Uno strano ma piacevolissimo senso di appartenenza. Mi sembrò di esser stato toccato da una mano che “conoscevo da tempo”, che mi rassicurava, che era morbida, soffice, calda. Un piccolo brivido attraversò il mio corpo e, per me, fu una “prima assoluta” (beh.. fatta esclusione per qualcosa si simile ma estremamente confuso, provato per il mio "ex" ai tempi della scuola, ma ne parlerò in un'altra occasione). In poche parole era scattata la classica sensazione di cui avevo tanto sentito parlare ma che non avevo mai sperimentato con tale intensità e nitidezza. Fu un momento indimenticabile. Quasi il debutto nel mondo degli “umani” (passami la battuta) visto che credevo di essere freddo come un ghiacciolo. Beh…all’apparenza lo son sempre stato, solo che sotto lo strato di ghiaccio, in pochi hanno avuto la pazienza di scoprire il mio lato “caldo e sensibile”.
Ricordo che mi avevi parlato dei tuoi incontri conclusi con un “ci vediamo” con le persone che scappavano senza nemmeno avere il coraggio e l’educazione di dire un NO. Ricordo che mi raccontasti della tua delusione per questo tipo di incontri. Beh…io non sapevo come dirti “Mi piaci”, “Guarda che voglio rivederti sul serio”, “guarda che io non scappo”. Ricordo che cercavo di incontrare il tuo sguardo cercando di passarti questi miei pensieri. Mi facesti una tenerezza infinita, perché in te rividi anche me. Tutto quegli incontri “fasulli” terminati sempre nello stesso modo. Tutte quelle aspettative puntualmente deluse da gente senza scrupoli, senza cuore, senza educazione, senza sensibilità, senza cervello. Ecco in pochi secondi passarono dalla mia mente tutti quei pensieri. E il mio unico scopo continuava ad essere quello di rassicurarti, che tanto ci saremmo rivisti un’altra volta, poi ancora un’altra, poi un’altra ancora. Ricordo che ti scrissi anche un sms in cui ribadivo il mio “esser stato bene con te e il mio desiderio reale di rivederti” (la tua risposta la conservo ancor oggi...).
Non vedevo l’ora di ricontrarti per dimostrare che non ti eri sbagliato e che io ero stato sincero.
Arrivò il giorno del secondo incontro. Ci vedemmo allo stesso posto. Però il percorso fu differente, visto che ci dirigemmo nella città vicina, a me molto familiare, per fare una passeggiata. La sensazione del Monastero fu confermata. Non era stato un errore di valutazione. Lo stare con te mi dava serenità, era molto piacevole, mi riempiva, colmava quella parte che era stata sempre “vacante” o mal riempita. Ti assicuro che fu tutto molto emozionante perché mi trovavo, forse per la prima volta in vita mia, a poter vivere delle sensazioni vere, piene, , mie, complete. Come sai l’altra storia “importante” che avevo vissuto (o avevo creduto di vivere) era stata “zoppa” mancante di tante, troppe componenti. Anche se i miei sentimenti erano stati sinceri.
Ebbene mi rendevo conto che potevo “sentire” senza limiti di alcun genere. Lasciarmi letteralmente trascinare dalle emozioni e dalle sensazioni.
Quando giungemmo nel luogo stabilito, dopo un breve giretto ti proposi di fermarci vicino al mare , per stare un po’ più tranquilli (non avevo la minima intenzione maliziosa). Iniziammo ad ascoltare uno dei miei “famosi” Cd, in silenzio. Per me fu una quasi una “prima” anche in questo caso, visto che stavo BENE e mi stupivo di quanto stesse accadendo. Ma era uno stupore positivo, una sensazione che non sapevo come fare per “catturarla”, vista l’intensità e la bellezza. Ed eravamo solo all’inizio.
Fu molto intenso. Forse ti stupirà il modo in cui ricordo il tutto. Ma fu una serata che mi colpì parecchio. Poi mi feci coraggio e ti chiesi “Vorrei provare a baciarti”. Avevo paura di essere troppo precipitoso ma a quel punto, con l’atmosfera che si era creata, il bacio era una logica e naturale conseguenza. Ricordo che tu mi rispondesti “Fallo tu perché sono timido”. Non so come…presi l’iniziativa e iniziai ad avvicinare le mie labbra alle tue. Fu molto emozionante. Molto. Poi avvenne il contatto e riprovai la stessa sensazione che avevo “sentito” al Monastero. Questa volta ancora più intensa. Mi vengono i brividi solo se ci ripenso (pensa un po’…). Mi sentì “a casa” tra le braccia di una persona che mi sembrava di conoscere da tempo e con cui stavo benissimo... Il bacio fu elettrizzante e forse, per la prima volta in vita mia, ne capì la vera essenza. Una sensazione inebriante. Ricordo che ti dissi “Mi piaci, sto benissimo con te” e tu rispondesti “Mi piaci anche tu”. A quel punto (io che non lasciavo mai trasparire le mie emozioni) una lacrima scivolò giù. Una lacrima di gioia. E non avevo assolutamente paura di mostrarla a te, in caso te ne fossi accorto.
Tornai a casa quasi “volando”. Mi sentivo nuovo, diverso, più maturo, forse…felice? Di sicuro nella macchina quando mi dicesti “Mi piaci” provai qualcosa di molto simile alla felicità (strano dirlo per uno come me). Qualche momento, una boccata d’aria di quella felicità tanto misteriosa e verbalmente svalutata che sembra si debba prendere a piccole dosi e si è molto fortunati quando si ha possibilità di assaporarne qualche secondo.
La terza sera avevo già acquisito una certa sicurezza in me stesso e in quello che mi stava accadendo. Ti avevo trovato. Eri la persona che aspettavo da tempo.
Ricordo che in quei giorni di “stravolgimento emotivo” ero sempre lì a farmi domande su domande, perché avevo quasi paura che ci fosse qualche errore che tutto non fosse reale. Non poteva essermi capitata una cosa così bella. Proprio a me. Calimero ad honorem.
Ricordo che ad ogni incontro…ogni volta che entravo in contatto con te mi sembrava di giungere in porto. Ogni volta che ti toccavo, che ti abbracciavo buttavo un sospirone. Ero a “casa”. Una sensazione davvero strana. Mi sentivo al sicuro, protetto, tranquillo.
Non sapevo esattamente cosa provavo. Ricordo che mi consultavo con la mia amica, Concetta. Lei mi consigliava di “lasciar scorrere”, che qualsiasi cosa si sarebbe evoluta naturalmente. Che era inutile porsi tante domande. Che dovevo una buona volta smettere di pensare e imparare a sentire il mio cuore e le sensazioni in generale. Seguì la sua “dritta” e decisi di non chiedermi più nulla.
Sai cos’è? Conoscevo benissimo il tipo di rapporto che stava nascendo tra noi, conoscevo bene le direttive, però volevo che ogni “mutamento” , ogni passo naturale dell’uno verso l’altro fosse più esplicito. Vecchio retaggio del mio modo di dover per forza spiegare tutto.
Per farla breve…smisi di farmi tante domande (eravamo nel periodo di Natale). Ricordo che avevo provato un paio di volte a dirti TI VOGLIO BENE (ti assicuro, per me fu faticoso). La sera prima della vigilia, quando ci vedemmo per scambiarci i regali….fu magica. Perché per la prima volta ti sentì pronunciare quelle tre paroline in risposta a quanto da me detto per l’ennesima volta. Ti dissi: Ti voglio bene e tu rispondesti (abbracciandomi) “ti voglio bene anch’io”. Beh… inutile dire che fu una sensazione intensa anche quella. Molto intensa. Nessun uomo mi aveva detto una cosa del genere, dimostrandomi sul momento che non erano parole dette a vanvera.
In poche parole…iniziai anche a capire che il sentimento di “amicizia speciale” nato tra noi, non aveva bisogno di essere esplicitato verbalmente. Visto che un abbraccio vale davvero più di mille parole.

Poi son successe le cose che sappiamo e il tutto si è evoluto in maniera un po’ differente. Tutto quello che mi è capitato è stato un danno notevole alla crescita (in una certa direzione) del nostro rapporto. Io son cambiato, di molto. Tu non hai più trovato il Vittorio dei primi tempi con cui, forse, costruire pian pianino qualcosa. Ho compreso le tue esigenze e il perché non mi consideri “l’uomo adatto a te”. Ti confesso che al principio (ti parlo di gennaio 2008), non rendendomi conto di quanto fossi diverso, ci ho sofferto molto nel sentirti dire certe frasi, parlando del nostro strano legame ad un estraneo. Poi mi son reso perfettamente conto dei due Vittorio che ti sei trovato a conoscere e, credimi, anch’io mi sarei comportato (stando nei tuoi panni) probabilmente nello stesso modo.
Tu non mi hai abbandonato, hai solo virato. Il nostro rapporto nei mesi si è più orientato verso l’amicizia (che è tanto), assolutamente disinteressata. Insomma sei stato corretto, una brava persona sempre e comunque.
La tua entrata in scena mi è stata di grande aiuto. Ha risvegliato in me molte cose che credevo morte e sepolte. Ho ritrovato il piacere di fare tante piccole cose. Poi le situazioni sono andate in modo diverso solo ed esclusivamente per fattori esterni, visto che il nostro rapporto, così come era strutturato, in fondo, ci andava benissimo.
Ricordo la sensazione molto intensa che provavo durante le prime settimane della nostra conoscenza.
Quando guardavo un cielo nuvoloso o una qualsiasi scena (piacevole) in cui mi ero sempre sentito solo, situazioni in cui avrei voluto “sentire” qualcuno al mio fianco, mi rendevo conto che quel senso di vuoto era stato in parte colmato dalla tua presenza. Era come se mi girassi di fianco e scorgessi la tua figura. Tutto questo mi faceva sentire più sicuro, soprattutto meno SOLO.

Sono passati due anni. Continuiamo a sentirci tutti i giorni. Ci vediamo poco (solo ed esclusivamente per colpa mia). Credo che si sia costruito un rapporto molto, molto solido. Capace di andare al di là di tutto. Io sono sicuro che le nostre due vite si sono incrociate in modo irreversibile, a prescindere da quello che accadrà all’uno o all’altro. Sono sicuro che tu non mi abbandonerai mai, qualsiasi cosa accada. Sono sicuro che mi accompagnerai fino alla fine che, da anziano in pectore, mi auguro sia abbastanza lontana almeno per provare a vivere e a riprovare quanto di positivo c’è stato tra noi…da quel 5 ottobre in avanti.
Poi chissà..non è detto che il nostro “status” di amici non cambi nuovamente in quello che era prima. Nella vita non si sa mai cosa può accadere. Però sappi che sono davvero contento di averti incontrato e ti ringrazio per l’appoggio continuo che mi dai, semplicemente ascoltando quello che mi passa per la testa, giornalmente (lo so, spesso sono un rompi…). Ti voglio bene.

giovedì 2 ottobre 2008

SONO ARRIVATE LE CASTAGNE


E' arrivato il tempo delle castagne. Nei supermercati cominciano a spuntare timidamente ceste colme del gustosissimo tipico frutto si stagione. Non sono ancora quelle grosse e "polpose" ma il sapore c'è tutto. Son state già acquistate e mangiate dal sottoscritto. Non sarebbe autunno senza di esse. Sapori, profumi e ricordi. Beh...certo prima era tutto diverso. C'erano davvero dei mesi ben precisi in cui si diceva che "venivano fuori" i vari frutti stagionali. Ora i tempi sono stati "allungati" di molto, con le nuove tecniche di coltivazione. Da un certo punto di vista è positivo perchè si ha la possibilità di gustare a lungo quello che più ci piace. Però si è perso tutti il romanticismo di un "periodo". Ricordo, da piccolo, che si aspettava l'arrivo di un particolare frutto che segnava inevitabilmente un determinato lasso di tempo. Ora si trova un pò di tutto (o quasi) durante tutto l'anno. Peccato.
Per tornare all'argomento. Inevitabile il breve salto nel passato. Ricordo il profumo tipico delle castagne lesse con la foglia d'alloro. Una fragranza meravigliosamente inebriante che faceva da preludio a quello che si sarebbe gustato da lì a poco. Ricordo anche il modo in cui le divoravo, tagliandole a metà e scavando con un cucchiaino per prendere tutto il frutto, fino all'ultimo pezzettino. Non so spiegarlo, era tutto diverso. Può darsi che tutto dipenda dall'età. Prima qualsiasi accadimento era considerato un rito, un evento e come tale veniva vissuto. Ora tutto scivola via, senza che quasi ci si renda conto. E' un pò triste.
Vabbè...