martedì 30 luglio 2013
L'IMPORTANZA DI UN NUOVO AMICO
Credete all'esistenza del "colpo di fulmine platonico"? A me è già capitato due volte. In pratica è quello stato che ci porta a sentirci immediatamente vicini a qualcuno, senza provare attrazione fisica. Una sorta di sintonizzazione sulla medesima lunghezza d'onda, un'affinità elettiva verso qualcuno che, fino a quattro o cinque mesi prima (nel caso che tratterò) era un perfetto estraneo. La prima volta è capitata con la mia migliore amica, Concetta. In venti giorni...ci sentimmo così in sintonia da dirci tutto ma proprio tutto con una naturalezza imbarazzante. Ci eravamo semplicemente "trovati", esattamente come accade in un rapporto d'amore. Guardi la persona che ti è di fronte, capisci subito che c'è quel "qualcosa in più" e tutto procede in una direzione ben precisa. Per la cronaca...Concetta è ancora saldamente nel mio cuore dopo 14 anni. So bene che ci sarà fino all'ultimo giorno della mia vita. Solo la distanza, purtroppo, ci ha separato. Ma il sentimento c'è, rimane, resiste, cresce.
Con Fabrizio è accaduta la stessa cosa. L'ho incontrato sul tanto criticato Facebook in un gruppo "rivale". Ho notato che aveva una marcia in più, gli ho chiesto l'amicizia, invitandolo poi a iscriversi al mio, Bear Inside :) Come capita solitamente, con le persone da cui ricevo qualcosa da quello che leggo (non potendosi guardare negli occhi, sentire un odore o stringersi la mano), ha continuato a incuriosirmi, fino a quando gli ho chiesto palesemente di sentirci per uscire dal virtuale. Inutile precisare che non c'è mai stata una finalità diversa dall'amicizia, perchè il rapporto è nato proprio così, a parte il fatto che lui sia felicemente sposato da un quarto di secolo. E' un bell'uomo, intendiamoci :) Ma non ho pensato, per un solo secondo, a lui con altre mire.
Il pomeriggio che ci sentimmo...fu una vera e propria scoperta. Meglio, la conferma di quello che avevo avvertito. Sono un chiacchierone, per cui parlai quasi esclusivamente io :) Però mi accorsi che si divertì realmente nell'ascoltarmi e che avevo fatto breccia in lui, in qualche modo. Stessa cosa che era accaduta a me. Non so spiegarlo. Mi sentì a mio agio, come se stessi parlando con qualcuno che conoscevo da tempo, nonostante fosse la prima volta. Mi sentivo "a casa". E' una sensazione molto strana. Ricordo che già dalla nostra prima chiacchierata, sono iniziati i discorsi simpatici ma anche "importanti", interrotti solo dal suo cenare ad un orario, per me, in cui si fa uno spuntino, la merenda :)
Quando telefono a qualcuno, raramente sto fermo. Cammino avanti e dietro per la mia stanza. Per abitudine. Anche la prima volta che l'ho sentito, avrò fatto cinquanta volte lo stesso percorso, con le gambe che vanno per conto loro e la mia parlantina che non si ferma mai, in maniera direttamente proporzionale :)
Le seconda telefonata è stata una conferma. Lì ho capito che ci "eravamo trovati" perchè se nella prima ora di chiacchiere della prima volta, si possono anche fare delle cerimonie per non essere scortesi con chi ci parla, fu lo stesso Fabrizio a chiamarmi, segno evidente che il mio fiume di parole non l'aveva demolito del tutto, anzi. Visto che non credo sia masochista, gli sono proprio piaciuto. Vittorio gli è piaciuto, nei pregi (pochi) e nei difetti. Nella schiettezza, nella sincerità. E questo è molto bello per una persona, come me, che non si apprezza abbastanza e che non ha molti programmi per il futuro, che vedo molto limitato. Per farla breve...quella conferma mi riempì il cuore d'orgoglio e mi fece sentire vivo, esistente, apprezzato.
Da allora, ogni volta che ci si sente...le risate non mancano mai, anzi abbondano. Siamo arrivati a dirci tutto, ma proprio tutto. I pensieri più intimi, le fantasie recondite (anche sessuali e molto spinte) che non si raccontano nè ad un partner, nè ad un parente ma semplicemente...all'amico del cuore, verso cui si riesce a sentirsi nudi, senza tabù, senza maschere, senza dover coprire qualcosa perchè c'è la sensazione concreta che "non ti giudicherà" e ogni pensiero segreto rivelato, lega ulteriormente. Il sentimento cresce di pari passo con la fiducia.
Non sono il tipo che adopera termini inappropriati, che si lascia andare a dichiarazioni di amicizia, se non basate su qualcosa di realmente solido. Per me le parole hanno un senso, sono pesanti e vanno usate quando arriva il loro tempo. Per cui questa volta (come accadde con Concetta) mi sono sentito spiazzato. Posso tranquillamente annoverare Fabrizio tra la mia ristrettissima cerchia di quelli che considero Amici, con la A maiuscola. Sembrerà strano, perchè, come detto, a Natale scorso...non sapevamo chi fossimo :) Ma è accaduto e sono orgoglioso di poterlo affermare. Gli voglio bene, quando accade qualcosa, l'instinto è di chiamarlo, cosa che faccio solitamente con il mio amico d'infanzia, Ruggiero...che conosco da...42 anni, cioè da quando sono nato; amico che conosce tutto di me, tutta la mia vita, tutta la mia storia, i miei sentimenti, i fallimenti, i successi (pochi). In quattro mesi...Fabrizio è riuscito ad entrare nel mio cuore e sedersi su uno dei troni più nobili, che è quello dell'Amicizia Vera.
E' diventato un punto di riferimento. Sono sicuro che il nostro incontro tridimensionale...sarà ilare :) Ci metteremo a ridere, come facciamo sempre e ci abbracceremo, forse con gli occhietti lucidi. Proprio come fanno due vecchi amici che non si vedono da tanto, da anni...con la sola differenza che le nostre vite si sono intersecate solo cinque mesi fa. Com'è strana la vita.
domenica 28 luglio 2013
LA GRANITA DELLA DOMENICA...
A pranzo, dovendo adoperare un pò di ghiaccio per refrigerare l'acqua...ho detto a mia madre: "Ricordi quando preparavamo la granita, tritando il ghiaccio con quell'affare a manovella, rosso e bianco? E' bastata quella frase per spalancare la mia solita finestra sul giardino molto intimo dei ricordi, che fanno parte di me, mattoncino su mattoncino. E' tornato alla mia mente tutto il procedimento, tipicamente estivo, della preparazione della granita di caffè a cui veniva aggiunta, a volte, la panna. Era una gran festa, perchè rappresentava un gesto che certamente non poteva essere ripetuto d'inverno (che, per noi bimbi, rappresentava la scuola, quindi la "non libertà"). Ricordo anche il rumore che quel semplice aggeggio, quasi cilindrico, con un rigonfiamento sulla pancia, sotto rosso, sopra bianco, con il tappo rosso. Quante deliziose granite ha prodotto e quanta gioia. Quanta vita.
Nello stesso momento, associando sempre lo stesso fresco preparato estivo, ho ricordato la tipica domenica estiva, di 30 anni fa o poco più. Al mattino uscivo con mio padre (racconterò a parte "l'uscita domenicale con lui"), Dopo pranzo (le estati di un tempo erano "normali" a livello climatico), si stava sul terrazzo, per giocare (con la bicicletta, con cui scorrazzavo su un balcone che mi sembrava...molto grande) e per innaffiare le piante (ce n'erano molte, visto che mia madre ha sempre avuto il classico pollice verde). Di tutti i colori, profumi e dimensioni. Si procedeva riempiendo dei contenitori (per il Vernel) belli capienti. Solitamente ci dividevamo le piante con metodica attenzione. Oppure, se mia madre era impegnata, magari, nella pulizia del pavimento, il compito gravava tutto sulle mia spalle, con grande piacere. Si partiva da quelle che erano nei presso del rubinetto...per terminare con i vasi situati al lato opposto del terrazzo. C'era un filo logico per non tralasciarne alcuna. Ricordo il piacere di vedere la terra che da marroncino chiaro, diveniva più scura e umida perchè io la stavo "dissetando" mi dava un senso quasi paterno, sembrerà strano. Il profumo saliva alle narici e mi lasciava, ad ogni pianticella, inebriato. Certo, esageravo un pò, credendo di far loro del bene (visto che ci parlavo), subito redarguito bonariamente da mia madre che mi ripeteva che ci voleva la giusta quantità e che esagerando non facevo di certo del bene a quelle piantine. Dopo aver terminato, mi lavavo mani e piedi, mi rinfrescavo in generale e andavo al muretto che dava verso Est, quindi con il sole oramai alle spalle, in attesa di asciugarmi. Mentre il sole faceva evaporare l'acqua che era sul mio corpo, lasciandomi bello fresco (perchè quella era la parte del terrazzo che portava le migliori brezze marine)...dopo aver immaginato la domenica di quelli che erano nei palazzi di fronte (anche se erano lontani) che mi sembrava di conoscere. Poi rientravo in casa, mettevo la solita magliettina a righini orizzontali e mia madre telefonava al bar giù alla strada, per farci portare quattro granite di caffè con panna. Cosa che, all'epoca non era poi così comune ed eravamo considerati come "quelli che se lo potevano permettere".
Suonava il citofono. Ecco, erano arrivate. Il garzone le portava su e mia madre le distribuiva a noi figli, sul tavolo della sala da pranzo. Erano presentate in coppe dalla forma irregolare. Molto abbondanti. Me la gustavo, cucchiaino dopo cucchiaino. Un sapore unico. Irripetibile.
Suonava il citofono. Ecco, erano arrivate. Il garzone le portava su e mia madre le distribuiva a noi figli, sul tavolo della sala da pranzo. Erano presentate in coppe dalla forma irregolare. Molto abbondanti. Me la gustavo, cucchiaino dopo cucchiaino. Un sapore unico. Irripetibile.
sabato 20 luglio 2013
IL PRIMO AMORE (PLATONICO?)
Mi è tornato alla mente un periodo e un "amico" che ha fatto parte della mia vita per troppo poco tempo. Parlo degli anni che vanno dal 1980 al 1982. Periodo in cui avevo 10 anni o poco più.
Al piano di sotto, nell'appartamento che era nostro fino a 5 anni fa, venne ad abitare una bella famiglia, distinta, discreta, di un certo livello culturale e morale. La classica famiglia del mulino bianco, nel vero senso della parola. Il padre era direttore di banca, la madre insegnante. Dei tre figli solo due (maschi) erano con loro. Non ricordo per quale motivo la femmina era rimasta ad abitare con i nonni. Dicevo dei figli. Il piccolo, Alessandro, era cordialmente da me detestato, tanto che provava un sadico piacere ogni volta che potevo dargli qualche pizzicotto bonario (era proprio insopportabilmente discolo). Il grande….si chiamava Daniele. Era un anno più grande di me e tra noi nacque quasi subito una bella amicizia, molto intensa, ma pur sempre un rapporto tra due ragazzini. Ecco quello fu il primo rapporto vero e proprio, costruito da me (e non imposto dalle circostanze, tipo la scuola), con un altro maschietto.Un rapporto in cui dovevo confrontarmi, con cui potevo confrontarmi.
Al
principio per un atavico senso di auto protezione, anche per aver perso da poco gli amichetti che erano cresciuti con me, e per la paura di soffrire nuovamente, non volevo avere a che fare
con lui. Ma dopo pochissimi giorni, ci ritrovammo a giocare, non ricordo a cosa (sicuramente un gioco da tavolo), sul pavimento della stanzetta in cui c'erano i giochi. Ricordo che lui era un pò prepotente, voleva comandare e vincere. Ma una arroganza non molto accentuata. Sapeva di essere "il più grande" e agiva di conseguenza. Ci fu un attimo in cui, mentre eravamo seduti per terra, scattò qualcosa. Niente di avvicinabile a tutto ciò che riguarda il sesso, vista l'età. Forse qualcosa di simile, in embrione. Qualcosa che iniziava inconsapevolmente a svilupparsi nel normale percorso di crescita di ogni bambino che diventa adolescente. Per farla breve...sentì fortemente il suo odore. Mi penetrò profondamente e ne rimasi fortemente incantato e attratto. Fossimo stati più grandi, avrei parlato di "colpo di fulmine con altre implicazioni". In quel caso...solo di platonica attrazione di due esseri. Entrambi ci sentimmo subito molto vicini perchè lui si accorse che avevo iniziato a perdermi nei suoi splendidi occhi azzurri. Da quel giorno iniziammo a condividere tutto. Una mattina prendemmo le bici e andammo in strada a fare su e giù per i lunghi marciapiedi della nostra strada. Una situazione inedita per me. Iniziai a sentirmi "più grande", libero e sempre più indirizzato verso questo splendido amico che mi faceva da guida. Ecco, forse questo genere di esperienze mi erano mancate, pur avendo avuto rapporti con altri ragazzini quasi della mia stessa età, dai vicini di casa ai compagni delle elementari. Essere complice di un amichetto, disobbedire a qualcosa coprendosi a
vicenda. Sono tutte cose molto stupide, molto semplici ma anche molto
importanti. Legano, fanno crescere un'amicizia molto intensa. A quell’età non si pensa certo al sesso, non si ha malizia negli
atteggiamenti. A me era mancato fino a quel momento "l'innamoramento
platonico” verso un mio “simile”. Dicevo appunto fino a quel momento. Poiché le
cose stavano cambiando. Daniele finì per diventare un mio punto di
riferimento. Iniziammo ad uscire insieme, andavamo insieme a fare i servizi che
la madre dell’amichetto commissionava. Naturalmente scoprimmo di avere molti
interessi in comune. Giornalmente vedevamo assieme i cartoni
preferiti. Andavamo a comprare le “figurine”. Ci giocavamo. Ma era bello il fatto semplicemente di stare
insieme. Daniele era il leader della coppia. Era “quello più grande”, io mi ispiravo a lui e cercavo di seguirlo in tutto. Stavamo bene insieme. Se dovessi
pensare a quel periodo, ricordando le scene vissute, beh..quasi sorrido, mi viene un senso di tenerezza e di nostalgia. Non so spiegare
perché.
Può
sembrare assurdo ma mi piaceva molto "l’odore" di Daniele. Se mi fermo un
po’ a riflettere anche a trenta anni di distanza, mi viene alla mente quel
particolare profumo della sua pelle che mi era diventato così familiare, mi era entrato prepotentemente dentro (ora capisco anche il perchè mi piacciano i profumi da uomo che sanno di talco o che, comunque, sono molto dolci ma non stucchevoli). Forse, non essendoci, come già detto, a
quell’età la volontà e l’interesse di
erotizzare un rapporto, il fatto di rimanere affascinato e attratto da quel dolce odore, ha a che fare
con un istinto quasi animalesco. Quando si dice la sensazione a pelle. "Respiravo” Daniele a pieni polmoni. Ricordo i nostri giochi. Lui voleva sempre
avere la meglio. Non sapeva perdere. Senza
rendermene conto mi stavo innamorando di lui. Ricordo uno dei tanti pomeriggi passati insieme, in giro per la città. Quando uscimmo dal portone di casa, mi disse "devo farti una sorpresa". Mise le mani in tasca, uscì un astuccio, lo aprì e prese in bel paio di occhiali che indossò subito. Stava benissimo. Montatura color argento, molto fina, forma regolare. Da "intellettuale" direi oggi. Forse posso capire il perchè, per me, gli occhiali rappresentano un accessorio molto importante. L'aspetto da persona colta, che mi fa apprezzare molto di più un uomo, deriva proprio da quel pomeriggio (era il crepuscolo)...in cui Daniele, già bello come il sole, li indossò, facendomi andare in delirio cerebrale. Ricordo che poi andammo a trovare il padre, in banca, entrando da una porta secondaria. Mi sentì importante, non per il ruolo che il suo genitore (tra l'altro molto affascinante, la sua copia) ricopriva, ma proprio per l'atteggiamento da adulto, che Daniele manifestava in ogni circostanza. Eppure, lo ricordo, lui aveva 12 anni e io 11. Era la prima volta che giravo per la città senza un "adulto" ma mi sentivo ugualmente coperto e sicuro. Mi bastava guardarlo. Era d'obbligo la tappa all'edicola, un vecchio chiosco verde, situato in mezzo alla villa comunale. Le figurine dei "robot" dell'epoca...non potevano mancare. Le acquistavamo con molto gusto, assaporando il classico odore di colla, pensando allo scambio che ci sarebbe stato da lì a poco, una volta tornati a casa. Ricordo l'entrata in un bar vicino, per comprare il "cremino" che all'epoca era il gelato che andava per la maggiore. Poi si tornava a casa, si guardava la tv o si giocava.
Ricordo l'assenza di malizia, anche quando lui, se eravamo soli in casa, mi invitava a seguirlo in bagno, per continuare a parlare delle nostre serie preferite, qualsiasi cosa dovesse fare. Ricordo il suo "ingenuo" togliersi l'accappatoio davanti a me, che lo faceva rimanere nudo al mio cospetto. Ero sempre più attratto ma non era ancora nulla che aveva a che fare con il sesso, o forse si? Non l'ho mai sfiorato da nudo, mentre quando era vestito, ovviamente, l'ho toccato un pò ovunque. Peccato :) Lo dico a posteriori :)
Starei a parlare di lui ancora per ore e ore, magari annoiando chi legge questo pezzo, preso dalla mia memoria, da catalogare sicuramente come "primo amore, purtroppo, platonico". Purtroppo come tutte le belle cose (e ho una particolare attenzione ad incontrare persone importanti che per un motivo o per un altro mi “abbandonano” dopo poco) anche quel rapporto si dovette interrompere poiché il padre di lui fu trasferito altrove, più precisamente a Taranto. Io e Daniele fummo costretti a separarci proprio nel momento più intenso del nostro rapporto. Io credo che se avessimo avuto la possibilità di rimanere vicini la nostra amicizia che sarebbe durata per la vita. Avremmo scoperto insieme tutti i piaceri dell’adolescenza e della vita in generale. Pazienza. Comunque ho compreso che molti miei gusti in fatto di uomini e non solo (profumo, occhiali, crepuscolo, atmosfere, e odori vari)...probabilmente mi si sono stampate dentro proprio grazie a Daniele, che è stato una figura molto importante nella mia vita da quasi adolescente.
Ricordo l'assenza di malizia, anche quando lui, se eravamo soli in casa, mi invitava a seguirlo in bagno, per continuare a parlare delle nostre serie preferite, qualsiasi cosa dovesse fare. Ricordo il suo "ingenuo" togliersi l'accappatoio davanti a me, che lo faceva rimanere nudo al mio cospetto. Ero sempre più attratto ma non era ancora nulla che aveva a che fare con il sesso, o forse si? Non l'ho mai sfiorato da nudo, mentre quando era vestito, ovviamente, l'ho toccato un pò ovunque. Peccato :) Lo dico a posteriori :)
Starei a parlare di lui ancora per ore e ore, magari annoiando chi legge questo pezzo, preso dalla mia memoria, da catalogare sicuramente come "primo amore, purtroppo, platonico". Purtroppo come tutte le belle cose (e ho una particolare attenzione ad incontrare persone importanti che per un motivo o per un altro mi “abbandonano” dopo poco) anche quel rapporto si dovette interrompere poiché il padre di lui fu trasferito altrove, più precisamente a Taranto. Io e Daniele fummo costretti a separarci proprio nel momento più intenso del nostro rapporto. Io credo che se avessimo avuto la possibilità di rimanere vicini la nostra amicizia che sarebbe durata per la vita. Avremmo scoperto insieme tutti i piaceri dell’adolescenza e della vita in generale. Pazienza. Comunque ho compreso che molti miei gusti in fatto di uomini e non solo (profumo, occhiali, crepuscolo, atmosfere, e odori vari)...probabilmente mi si sono stampate dentro proprio grazie a Daniele, che è stato una figura molto importante nella mia vita da quasi adolescente.
venerdì 19 luglio 2013
LA PARTENZA PER LE VACANZE...
Oggi ho deciso di raccontare le mie partenze per le vacanze a Gallipoli. Sono diversi anni che non ci vado più, comunque quello che intendo "passarvi" è la preparazione alla partenza e il viaggio stesso di quando ero più piccolo, per cui con una prospettiva mentale direi....diversa.
Si partiva di mattina presto o di sera. Due modi differenti. Due iter da percorrere nella preparazione. Due giornate vissute in modo diverso, anche se il concetto di fondo era lo stesso.
Avevo poco più di 10 anni. Si iniziava a progettare la partenza, stabilendo il giorno, ovviamente. Io e mio cugino eravamo eccitatissimi all'idea e, man mano che si avvicinava, eravamo quasi incontenibili.
Alla vigilia si decidevano le ultime cose e l'ora in cui partire. Spesso partivamo la mattina presto, anche se poi...tra il dire e il fare...si arrivava sempre a imboccare la strada verso il Salento come minimo alle 9.
Bene...ovviamente risultava difficile riuscire ad addormentarsi, anche per il timore di non alzarsi in tempo, anche se poi...ovviamente c'era sempre qualcuno che mi avrebbe comunque svegliato. E' che volevo gustarmi ogni singolo secondo, ogni raggio di sole appena salito in cielo, ogni profumo proveniente da fuori, molto differente da quelli della giornata classica.
Ci si alzava poco prima dell'alba, sarà per questo che mi è così rimasta impressa positivamente quella zona temporale della giornata, quando il sole non si è ancora alzato ma il cielo non è più nero come la notte profonda. Pieno zeppo di adrenalina, facevo colazione divorando tutto, dalle fette biscottate imburrate, ai biscotti, immergendo il tutto in un tiepido latte e caffè preparato da mia madre, dal profumo intenso che riempiva i polmoni e la mente. Chi doveva sbrigare le ultima faccende erano i miei genitori e mio fratello grande. La mia valigia la riempiva mamma, per cui dovevo fare ben poco, se non includervi qualche videogioco, di quelli tascabili, tanto in voga in quel periodo. Uno dei momenti più intensi, sotto tutti i punti di vista, era l'uscire sul terrazzo per innaffiare le piante. Vivevo e vivo (ancora per poco) in un appartamento da cui si ha una vista davvero invidiabile. Mare a est. Mare a ovest. Per cui alba e tramonto, d'estate, sono sempre stati uno spettacolo. Ebbene...in quella circostanza rimanevo incantato nel guardare spuntare il sole dalla parte del molo del porto (appunto, est), proprio dove spunta la cattedrale della mia città. L'aria fresca e pulita del mattino invadeva la mente. Il profumo dei fuori e della terra che bagnavo...mi facevano provare una sensazione molto intensa, particolare, magnifica, quasi di difficile narrazione. Quasi un orgasmo mentale che, termine che, all'epoca, non sapevo nemmeno che esistesse. Ho sempre fatto attenzione alle ombre, al diverso modo di guardare ciò che vedevo tutti i giorni, quasi senza farci caso. Ebbene con quella luce molto particolare, si proiettavano delle "forme" molto insolite sugli edifici circostanti. Delle ombre che mettevano in evidenza certi particolari e certi colori della "visuale" circostante che, durante il giorno, mi erano ignote. Dopo aver terminato il compito che mi era stato assegnato, tornavo in casa per rendermi conto dello "stato delle cose". Ci voleva ancora tempo e allora tornavo fuori, ad assaporare quella magnifica opera d'arte che era il sole appena sorto. L'aria fresca mi donava un senso di profondo benessere che avrei voluto bloccare, fermare, rinchiudere in qualche barattolo mentale, per poter riprovare quella sensazione a mio piacimento. Purtroppo il tutto gira e tutto cambia.
Gallipoli si avvicinava sempre di più. Prima Bari....poi Brindisi....e quando si arrivava a Lecce, praticamente eravamo arrivati, certe volte ci si fermava ad un bar che conoscevamo molto bene, per mangiare qualcosa, solitamente un panino o un cappuccino con cornetto, che avevano un gusto inimitabile, anche se, magari non erano proprio freschi. Potenza della felicità che tutto ci fa vedere e vivere con un gusto differente. Peccato duri poco però :)
Dopo la pausa...ci si rimetteva in auto...e si usciva dalla barocca Lecce, che conoscevamo come le nostre tasche. Incantati dalla sua bellezza. Era l'ultima parte del viaggio. Mancavano solo poco più di 30 km alla mèta. Subito fuori dal capoluogo salentino...si arrivava a Lequile, un piccolo centro che i primi anni eravamo costretti ad attraversare ma che, in seguito, veniva evitato grazie alla costruzione della statale che unisce ancora oggi, direttamente Lecce a Gallipoli. Ancora tredici chilometri e giungeva a Galatone con l'accento sulla seconda "A". Beh....eravamo proprio arrivati. Solo sei chilometri e appariva davanti ai nostri occhi, il luogo delle nostre vacanze. La strada faceva un curvone verso sinistra e....sulla destra appariva, in basso, il mare con l'edificio dei nostri sogni invernali. Ancora pochi minuti e saremmo atterrati nel luogo "franco" di cui ho fatto cenno prima. Ecco il viale a gomito che portava diritto all'ingresso. Profumo molto intenso di pineta che invadeva in nostri respiri. Il cancello (di giorno aperto, con una sola sbarra che si alzava all'esibizione del contrassegno che certificava la nostra appartenenza). La festa aveva inizio. Prima una palma molto alta, di fronte una fitta pineta. La strada (privata) era strettina il giusto ma la si poteva percorrere ad occhi chiusi. Curva a destra poi leggermente a sinistra. Si vedeva il cancello che portava al mare e il nostro posto privato, il numero 14. Finalmente il motore si spegneva. Io, mio cugino e il mio amico, schizzavamo fuori, con le chiavi di casa che ci passavamo di mano in mano, mentre il resto della famiglia...iniziava a scaricare l'auto. Eccoci a casa. Che abbia inizio la vacanza.
giovedì 18 luglio 2013
E ALLA FINE...ARRIVO'...
Ebbene, questa mattina sono riuscito nell'intento di fare coming out con una zia, cosa che avevo progettato da tempo. Non che avessi paura o qualcosa di simile. Da quando ho parlato con la persona più importante della mia vita, mia madre, è tutto in discesa, nel senso che posso dirlo a chiunque, non ho alcun timore ma solo tanto orgoglio. Era una situazione da "io so che tu sai che io so"...insomma....sapevo bene che lei e il suo parentado...era al corrente. Intendiamoci, non che fosse fondamentale. E' solo che hanno una percezione molto sbagliata di me. Non solo mi sottovalutano, cosa che poi non è tanto negativa (visto che si può agire nell'ombra quando serve), ma credono anche che non sia abbastanza intelligente, maturo, ecc. Probabile che pensino pure che l'argomento "omosessualità" sia una sorta di tabù in casa mia. Niente di più sbagliato. Volevo già parlarne due, tre anni fa a Natale, quando si sprecano le visite e le serate ipocrite, tra una partita a tombola, con tanto di scorze di mandarino sparse per il tavolo e una fetta di pandoro o panettone, con le luci sull'albero che non si stancano di lampeggiare, a volte istericamente. Diciamo che non è capitata l'occasione, cioè l'argomento adatto da portarmi alla strada introspettiva fino allo svincolo del coming out. I miei pensieri erano troppo "avanti" rispetto ai temi trattati e non ci sono mai riuscito. Me l'ero posto come obiettivo "divertente", che avrebbe movimentato le solite serate di giochi e banalità, visto che non ho necessità di sbandierare ai quattro venti che sono orientato sentimentalmente e sessualmente verso le persone del mio sesso.
Ecco che, invece, quando meno me l'aspettavo, è arrivato un discorso bis di mia zia (nel senso che l'avevamo trattato due giorni fa) sul fidanzamento del figlio (che non vedo da un anno e mezzo pur vivendo nella stessa città) con cui sono cresciuto. Io e mia madre avevamo sollevato dubbi sulla partecipazione all'evento, com'era giusto che fosse. In primo luogo per la presenza della persona che ci ha rovinato la vita, l'altra sorella, amante del mio defunto papà. E poi perchè se un nipote/cugino non si fa vivo per mesi, vuol dire che non è poi così affezionato. Almeno non lo è più. Per farla breve, ho esposto la mai tesi...portando il tutto esattamente dove volevo arrivare, con un percorso da maestro. Ho spostato l'attenzione su di me in pochi secondi, affermando tutto quello che credo pensino e ho detto che, ad esempio, la mia omosessualità, non è un tabù. Nel fare questo e leggendo il linguaggio del mio corpo, cosa che ho imparato dopo....nove anni di analisi, ho notato che il mio mento era rivolto verso l'alto, che il mio petto era gonfio (per l'orgoglio) e che il mio sguardo era fisso (non l'ho abbassato per un secondo) negli occhi di mia zia. Che mi ha confermato che lo sapeva già...che l'aveva sempre pensato (beh...non ho mai fatto pensare, con il mio comportamento, il contrario, per cui...sai che sforzo) e che non c'era nulla di strano (adesso non so cosa avrà detto dopo o come mi appellerà quando è con altre persone che non si rivolgono a me con gentilezza, diciamo così). Ho raggiunto così un duplice scopo. In primis ho voluto affermare che sono orgoglioso del percorso fatto e di chi sono, che sono un uomo, ecc. e poi...credo di aver fatto un grande favore a mia madre, visto che non è da tutti il modo con cui si è comportata quando ha saputo della mia...vita omoaffettiva. Cari lettori, non potete immaginare che scossa di adrenalina positiva ho ricevuto. Sono proprio contento di quel che ho fatto, del modo in cui tutto è avvenuto. Adesso ho un motivo per andare a quel matrimonio...perchè sicuramente ci andrò accompagnato...da un uomo, ovviamente. E già immagino lo sgomento e le risatine che dovrò affrontare. Ma sempre con il petto gonfio d'orgoglio perchè io ho avuto il coraggio di essere me stesso, senza maschere. Quelli che mi denigrano forse sono solo invidiosi del mio essere trasparente.
lunedì 15 luglio 2013
TUTTO DA SOLO...

Riflettendo un pò...mi sono reso conto che, nella vita, ho imparato da solo a cimentarmi in alcune pratiche che un comune ragazzo deve sperimentare. Dovrei esserne orgoglioso ma, forse, mi è mancata comunque la guida di un esperto. Intendiamoci, le nozioni base (e non solo) mi sono state inculcate da una madre molto attenta ma non soffocante, nel trasformare suo figlio in un gentleman. Perdonate il momento auto celebrativo ma...credo di esserlo e posso anche dirlo con il petto gonfio. E poi tutto il merito va a lei.
Per tornare al tema dell'articolo, mi è mancata una figura maschile che mi desse un esempio, che mi aiutasse a diventare grande, che mi raccontasse dei segreti che che fanno di un ragazzo, appunto, un uomo.
E di figure ce ne sono state, solo che, per un motivo o per un altro, sono state molto carenti tanto che elessi a "uomo guida" della mia adolescenza, uno splendido ragazzo di cui m'innamorai al Liceo e con cui riuscì ad avere una storia, seppur contrastata. Lui era tutto quello che volevo essere io: brillante, spavaldo, sempre pronto a tutto. Il mio opposto. Ecco, forse, perchè ne ero così attratto prima che subentrasse un profondo sentimento: l'AMORE.
Per rimanere in tema...nessuno mi ha mai parlato di sesso (lo so, erano altri tempi) o simili. Nè mio padre, nè mio fratello nè, ovviamente, mia madre (anche perchè sarei stato molto imbarazzato a parlarne con lei). Solo l'amico d'infanzia, che spesso menziono, mi ha aiutato poi a venir fuori (quando ho avuto la certezza consapevole della mia omosessualità), mi ha dato qualche dritta anche se, oramai, da autodidatta, avevo imparato tutto sa solo, come si fa quando si va in bici per la prima volta.
Non posso dire che mi sono erudito sull'argomento...guardando...perchè non c'era chi osservare. Però non mi sono fatto trovare impreparato quando è arrivato, seppur tardi sulla tabella di marcia, il momento di diventare uomo anche ormonalmente parlando. In questo caso dovrei parlare di tutta la mia trafila di crescita e di consapevolezza...ma potrebbe essere lo spunto per un prossimo articolo.
Stessa cosa per l'auto. Ho sempre avuto il desiderio di guidarla, da quando ero piccolo piccolo (credo sia un classico). Solo che io lo facevo sul serio. C'era un amico di mio fratello (più grande di me di dieci anni) che era più disponibile e paziente (e anche incosciente) nel fornirmi le prime informazioni su come si poteva muovere il mezzo a quattro ruote da me tanto desiderato. Ci appartavamo in qualche zona nuova della città, con stradoni privi di traffico e pedoni, mi faceva sedere al volante e mi spiegava come "muoverla" che non è esattamente guidare. Ricordo l'emozione (avevo dodici anni) quando le ruote fecero il primo giro al comando tremolante dato dal sottoscritto. La cosa fu ripetuta per una manciata di volte, sempre i soliti 4-5 metri e niente di più (beh....non è che potessi pretendere altro). Sembrerà strano ma ho imparato molto di più osservando i movimenti del guidatore di turno che le nozioni teoriche. Quando si andava in giro, guardavo come si partiva, la tempistica del cambio di marcia, come ci si comportava durante una frenata o nello scalare le marce. Si, sono un attento osservatore :)
Il tutto messo in pratica, da solo, durante le vacanze estive. Dapprima (avevo solo un anno in più) ripetevo, nel parcheggio del residence ove abbiamo ancora una casetta, ciò che mi era stato insegnato. Poi...iniziai a spingermi sempre di più, spostandomi per qualche decina di metri, da solo :) Visto che mi notò l'amministratore del condominio, dovendo preservare, ovviamente, le auto parcheggiate...Mi vietò di continuare a fare auto-autoscuola. Fu la svolta. Dissi a mia madre (che sapeva che già me la cavavo abbastanza bene) che volevo provare ad andare oltre e, seppur non essendo molto convinta (eufemismo) la prima volta, mi accontentò. Presi ugualmente l'auto solo che uscimmo dal Residence, dirigendoci nel piccolo quartiere circostante che, nell'orario di pranzo, dopo essere stati al mare, con ancora addosso l'odore della sabbia e del sale
. Per farla breve, giorno dopo giorno...presi sempre più confidenza senza mai correre pericoli. Questa scena si ripetè diverse volte...sempre d'estate, sempre a Gallipoli, sino al 16' anno di età. Avevo acquisito una tale sicurezza che prendevo l'auto da solo (anzi con mio cugino come passeggero) che andavo a fare la spesa la mattina...(sempre nello stesso piccolo rione) guidando l'auto come un adulto. A casa erano tranquilli perchè tutti erano venuti in auto con me e sapevano che mi mancava davvero solo la patente.
Con un balzo torno all'intimità anche perchè sennò il racconto diventa noioso. Beh...anche riguardo al primo bacio...ho dovuto improvvisare. E' avvenuto abbastanza in ritardo ma quando mi sono messo alla prova, anche in quella circostanza, mi è stata rivolta sempre la stessa frase: "sicuro che sia la prima volta?" Un bel complimento....in tutto. Qualsiasi cosa abbia fatto (e non scendo nei particolari). Vuol dire che la mia quasi maniacale metodologia dell'osservazione "sul campo" a parte qualche rara eccezione (bacio), ha sempre funzionato. Concludo dicendo che mi sarebbe piaciuto avere dei maestri, diciamo così, per gli step da me passati. Però questo mi ha consentito di "tentare" sempre e comunque, senza dover aspettare lezioni da alcuno. Che poi abbia sbagliato o meno...poco importa.
I rapporti interpersonali con gli altri, credo meritino un capitolo a parte. Ne riparlerò.
domenica 14 luglio 2013
ISTINTO E RAZIONALITA'

Fidarsi dell'istinto o seguire senza tentennamenti la strada che la razionalità ha disegnato per noi?
Beh...parlando ovviamente del sottoscritto, credo si evinca che sono molto, forse troppo, razionale. Da un certo punto di vista è un bene perchè mi permette di fare meno errori possibili, di comprendere quelli fatti, di correggere il tiro, ecc. Dall'altro però (questo è un rimprovero...che mi è stato mosso dagli amici veri) toglie quella spontaneità che certe situazioni richiederebbero. Ora non voglio affermare che sono freddo e schematico, anzi. Ultimamente mi sto riscoprendo molto umano e sensibile, "opzioni" del mio carattere che ci sono sempre state ma che cercavo di tenere chiuse in un cassetto per non passare troppo per sentimentalone o per debole. Ho passato i 40 anni (ehm....ne ho 42 al momento, per l'esattezza) e tutto cambia. Cambia la visione degli altri, cambia la percezione del tempo, cambia l'approccio con chi abbiamo al fianco. Cambiano anche certi dogmi che si davano per acquisiti e scontati. E' proprio vero che è l'età di svolta. Cosa c'entra con il tema con cui ho ripreso a scrivere su questo blog, dopo tanti mesi? Beh....c'entra. Eccome.
Perchè con i capelli che diventano bianchi, con qualche ciuffetto della barba che contrasta con lo scuro del resto del paleme del viso, anche l'istinto inizia ad essere più raffinato e gli si può dare un briciolo di spazio in più, sempre tenendolo sotto controllo con l'occhio razionale.
Quello che scriverò adesso, potrà sembrare leggermente auto celebrativo. Giammai vorrei che lo fosse, visto che non sono falsamente modesto. Una cara amica, mi ha detto, senza mezzi termini, che ho una "marcia in più", che dovrei "sfruttarmi meglio" perchè arrivo a capire certe situazioni e a trovare il modo per risolverle, prima di molti altri. Complimento che mi ha inorgoglito anche perchè arrivato da una persona che stimo molto. Non isolato perchè mi era stato fatto notare, da altre persone realmente vicine (quelle poche che ho) anche in passato. Sto finendo per crederci...anche perchè quando intervengo in qualsiasi questione, mettendoci lo zampino, il tutto si risolve in breve tempo o la mossa che suggerisco si rivela poi....azzeccata.
Essendo un tipo solitario, non avendo (volutamente) molto contatto con la gente nella realtà, ovviamente faccio più fatica perchè manca la pratica giornaliera. Però mi basta uno sguardo, la classica "sensazione a pelle" per comprendere come evolverà una situazione.
Diciamo che ho paura di fidarmi di me stesso, per cui mi aggrappo sempre alla razionalità che non sgarra mai.
Anni fa, quando dovevo descrivermi, in cerca del partner (non trovato, ahimè :) ) dicevo sempre: "sono un tipo razionale con dei picchi di irrazionalità". Ecco, adesso dovrei affermare che inizio a sentire l'odore della fregatura, anche quando tutto sembra andare nella giusta e razionale via ben pianificata.
Mi è accaduto proprio ultimamente con una parente che non frequentavo da anni. Mi sono aperto volutamente a lei, all'apparenza dandole fiducia cieca, in realtà tendendo sempre un occhio ben aperto a controllare tutto. Sentivo che, ad esempio, la mia omosessualità le dava fastidio, ma la ragione mi diceva che "ero troppo sospettoso". A distanza di 3 anni (ma questo è solo un piccolo e stupido esempio) ho scoperto come questa tipa mi chiama con altra gente in modo assai discutibile (non lo ripeto...ma si è capito). Ecco. Anche sul lavoro, o quello che doveva essere il lavoro del futuro, avevo avvertito una sensazione strana, un cattivo odore dovuto alla sfiducia che avevo nei confronti di un tipo che poi si è rivelato un perfetto idiota e ha cercato di farmi le scarpe. Stessa cosa per una presunta persona perbene...che poi ha rubato un bel pò di danaro dalla vendita della casa dove sono nato. Ecco. Se tre indizi formano una prova, vuol dire che sono diventato, senza accorgermene molto più istintivo con delle punte di razionalità. L'esatto contrario di quello che affermavo fino a dieci anni fa.
Un'ultima citazione la merita un'intuizione meravigliosa che ho avuto nel fidarmi di una persona che, in fondo, avevo appena incontrato, tramite facebook e quindi non personalmente. Non so....qualcosa mi ha portato a trattarlo come un vecchio amico, come qualcuno che mi conosce da sempre a cui ho avuto la sensazione di potermi aprire a 360 gradi, ma sul serio. Rivelando anche segreti molto intimi che nemmeno il mio psicanalista sapeva :) La sensazione è stata reciprova, visto che anche dall'altra parte si è avuta questa percezione molto positiva e rara. Tra noi non ci sono doppi fini, visto che lui è sposato da molti anni. Non ci sono stati da principio e proprio per questo il tutto è ancora più bello, puro e intenso come il profumo dei miei fuori preferiti, le fresie o di ottimi biscotti al burro ricoperti di cioccolato :)
Il discorso fatto potrebbe sembrare banale. Un percorso normale di maturazione mentale di un uomo. Beh....per chi, come me, è stato sempre iper razionale, per chi, prima di fare un passo, aveva bisogno (sempre come mi ripeteva il mio "scrivano") di sistemare i materassi attorno per paura di cadere e quindi non farmi male.....è tanta roba :)
Bene...come primo articolo dopo più di un anno...credo possa bastare.
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