martedì 25 novembre 2008

L'AMICO PERSO E ...QUASI RITROVATO...


Credo sia arrivato il momento di parlare di lui. Non scenderò nei particolari perchè credo siano, per il momento inutili.
Comunque è stato un uomo molto importante nella mia vita. Di lui mi sono
innamorato (i soliti amori unilaterali) al Liceo e il nostro rapporto si è evoluto con l'andare degli anni.
Finchè sono riuscito ad entrare nel suo cuore. La nostra "amicizia" è stata
molto intensa. Lui mi dava sicurezza, calore, stabilità. Sapevo che c'era
sempre e che su di lui potevo sempre appoggiarmi. Bastava un suo sguardo per
darmi coraggio e anche il solo stargli accanto era per me fonte di sicurezza. Il rapporto si è evoluto in varie forme fino a 5 anni fa (come accade in tutti i rapporti tra le persone). Gli son stato vicino nei giorni peggiori, quando tutto e tutti gli erano contro per le sue scelte.
Sono stato un pò quello che gli ha permesso di unirsi con la persona che ora
gli è accanto. La stessa persona che era diventata una mia cara amica. Il nostro era un trio un pò particolare. Lo è sempre stato dal momento che la conobbi. Son sempre stato il loro "equilibrio". Quando c'era qualcosa che non andava, entrambi si confidavano con me e a entrambi cercavo di dare il giusto consiglio, visto che credevo di conoscerli bene. Lei ha sempre calcato un pò la mano, dal principio. Aveva intuito che provavo
dei forti sentimenti per il suo uomo e non mancava volta, quando passavamo del tempo insieme, che esagerasse un pò con le "effusioni". In seguito mi confessò che lo faceva a posta, come per dirmi "guarda che questo è il mio uomo e tu non puoi metterci sopra nemmeno un dito". Che stronza.Vabbè mi sto dilungando troppo... anche se per questo capitolo della mia vita, ci vorrebbero decine di post.
Per farla breve, nel 2003 il rapporto si è interrotto con entrambi a causa di un negozio (il mio) che mai si è aperto e una promessa di lavoro (credo sia quello il motivo....) fatta ad una loro amica, che non potè essere mantenuta (in pratica sorsero dei problemi insormontabili, il negozio non si aprì più e l'amica del cuore di lei rimase a spasso). Ci rimasi molto, molto male. Lui era un mio punto di riferimento molto importante e anche lei aveva un suo ruolo nella mia vita. A posteriori posso affermare che il rapporto era fortemente sbilanciato in loro favore, visto che riuscivano a farmi fare quello che volevano, approfittando del forte
sentimento che ho sempre provato per lui. Mi hanno sfruttato finchè hanno potuto anche se il mio era (come ho capito tempo dopo grazie ad un'attenta analisi fatta con il mio "scrivano") uno "sfruttamento consapevole". In poche parole...lasciavo che mi sfruttassero, pur di rimanere accanto alla persona che amavo anche solo come amico (che masochista!!). Questo tanto per far comprendere quanto forte era il mio sentimento.
Vabbè... Sempre per la stessa ragione, quando c'era un motivo d'attrito (specialmente con lei...) ero sempre il primo che cercava la "spiegazione", la riappacificazione, il chiarimento, pur consapevole di essere dalla parte della ragione. A volte il cuore ci fa fare cose che la ragione non comprende (che bella citazione!!!). Anche nel 2003...la "signora" evidentemente si aspettava che mi azzerbinassi, prendendomi tutte le colpe e mi facessi lapidare pubblicamente. Invece decisi di dire basta. Decisi di non andare ad elemosinare qualsiasi tipo di "perdono" e non li frequentai più, anche perchè quando ci incontravamo ... mi trattavano davvero male. Dopo tutto quello che ho sempre fatto per loro.
Vabbè... Devo precisare che già in quel periodo il mio "amore" per lui si era trasformato in un forte, fortissimo sentimento d'amicizia. Non pendevo più dalle sua labbra e riuscivo a dire con una certa facilità "no" quando ritenevo che non valesse la pena di fare un determinato "sacrificio". Il rapporto aveva preso delle connotazioni diverse. Ovviamente... non facendomi vedere io... nessun segnale è mai arrivato da loro e sono passati 4 anni senza che ci si parlasse più. Nel frattempo però lui si era trasformato nel "fantasma" numero due (dopo Cain).
Decisi così di affrontarlo anche perchè ho sempre avuto la sensazione che la porta non fosse completamente chiusa. Gli scrissi una delle mie solite lettere. Gli telefonai dicendo che avevo bisogno di fargli leggere il mio scritto e lui fu piacevolmente sorpreso dal sentirmi. Mi disse che aveva passato tanti guai che l'avevano cambiato e che gli avrebbe fatto piacere riprendere un certo tipo di dialogo con me. Mi confidò anche che mi aveva pensato spesso durante il tempo che non ci eravamo visti. Cosa che mi fece molto piacere. Mi disse che ero stato un punto di riferimento anche per lui e che aveva sofferto molto al momento del distacco. Anche questo mi fece piacere perchè capì di aver lasciato un segno indelebile nella persona che avevo amato tanto. Rimanemmo che ci saremmo rivisti anche se c'era la difficoltà della moglie che non aveva alcuna intenzione di vedermi nè di sentirmi (complimenti!) come se le avessi ucciso qualche familiare. Boh...
Non essendo lei la persona con cui mi interessava e mi interessa riprendere un discorso, poco m'importa di quello che pensa ancora del sottoscritto. Certo, quando però questo "pensiero" va a condizionare ancora un possibile nuovo rapporto tra me e il mio vecchio amico ... beh... questo mi dispiace parecchio e, lo ammetto, mi fa molta rabbia. Con lui mi sono sentito un anno fa in occasione del suo compleanno. Fu abbastanza emozionante come telefonata. Poi, nei mesi (fino a maggio 2008) ci siamo scambiati qualche mails o sms. Fino all'ultima volta che ci siamo sentiti (sempre a Maggio). Lui sta attraversando un periodo di assoluto cambiamento (soprattutto lavorativo) e gli riesce difficile trovare un attimo libero per me....visto che...dice di lavorare anche 15 ore al giorno. Il fatto che non possa andare a trovarlo davanti al suo negozio perchè c'è lei... rallenta il tutto e lo rende molto, molto difficile. Direi quasi impossibile. Proprio ieri gli ho inviato l'sms per il suo compleanno e lui mi ha risposto che gli ha fatto piacere "risentirmi". Tutti segnali positivi, certo. Da quando si sono ripresi i rapporti , ce ne sono sempre stati. Però... il tempo passa. Io non sono eterno, anzi. Mi sarebbe piaciuto passare del tempo con lui. Di questo passo difficilmente accadrà. Solo ed esclusivamente perchè c'è una persona che non riesce a perdonare, come se mi fossi macchiato di chissà quale orrendo crimine nel 2003 (mi riferisco ovviamente alla non apertura del mio negozio e alle conseguenze per la sua amica). Mi sembra assurdo. Con lui non ho voluto mai toccare questo argomento perchè si finirebbe di dialogare prima ancora di riprendere qualsiasi tipo di rapporto. Davvero mi sembra assurdo. Lo ripeto perchè... è davvero assurdo!! Il mio "peccato" non è caduto in prescrizione. In questo modo questa persona impedisce a due uomini adulti che "vogliono" riprendere un rapporto amichevole, di ritrovarsi finalmente. Bah... Per Natale gli manderò il solito sms di auguri. Lui mi risponderà con cortesia dicendomi che gli fa piacere leggermi e poi basta. Chiudo questo post dicendo che è davvero un peccato sprecare tanto tempo in questo modo (e io di tempo sprecato....me ne intendo...).
Vabbè... magari riprenderò il discorso più avanti.

mercoledì 19 novembre 2008

CARPE DIEM?


Ecco una cosa che proprio non riesco a fare. E' una costante della mia vita, visto che continua a ripetersi con una micidiale puntualità. Arrivo sempre tardi, sempre un attimo dopo, un giorno, una settimana, un mese. E' il mio "destino", non riesco a farci nulla. Mi si dirà: bisogna essere più decisi, cogliere l'attimo, non perdere tempo, evitare di farsi tante domande, chiudere gli occhi e afferrare senza pensarci troppo. Però, a volte, non si è nella condizione giusta, non si hanno i riflessi così pronti per una serie svariata di motivazioni. Potrei definirmi "l'uomo del giorno dopo", quello che in alcuni appuntamenti importanti (spesso) arriva sempre tardi. Questa costante diventa "imbarazzante" nel campo delle conoscenze finalizzate alla conoscenza a 360°, quando cioè credo di aver individuato la persona che potrei iniziare a conoscere in modo più approfondito nella speranza che possa nascere qualcosa. L'ultimo esempio? Un ragazzo che, dopo mesi in cui (per mia responsabilità) non ho spinto troppo per arrivare ad una conoscenza più ravvicinata, ha incontrato una persona "speciale" proprio nella settimana in cui era partito il mio invito ufficiale per rompere finalmente il ghiaccio. Siamo stati in cordiale contatto (nel senso che ci salutavamo saltuariamente in chat) per alcuni mesi. Lui era sentimentalmente single. Io non ero pronto all'incontro perchè sapevo che non avrei potuto "gestirlo" (che fosse amicizia o altro) a causa del mio stato d'animo nei mesi scorsi. Ho saputo che è una persona perbene per cui, sotto questo punto di vista, ci andavo sul sicuro. Ebbene....ho esitato tanto che ho perso l'ennesima "possibilità" di "qualcosa" che "avrebbe potuto essere". Considerate che questo accade ripetutamente da anni. La beffa del "caso" è che l'incontro che smorza sul nascere qualsiasi discorso....avviene proprio quando faccio il passo e tento finalmente di avvicinarmi. Ogni volta mi ritrovo a ripetere la stessa frase mentre un sorriso di sconfidenza vela il mio volto "No, non è possibile...è successo ancora".
Vabbè.
Carpe diem? Può darsi. Ma non vale per me.

lunedì 10 novembre 2008

MOTIVAZIONI


Mi son reso conto da un paio di giorni in maniera molto profonda di qualcosa
che probabilmente altri avevano già colto da tempo. E' vero bisogna sbattere
il "muso" di fronte a certi problemi per rendersene conto. Mi mancano le motivazioni. Non sono stimolato. Diciamo che non ho mai avuto velleità particolari, che non ho mai prefissato obiettivi eccessivamente ambiziosi per cui combattere. O forse si. Posso dire che l'affermazione della mia identità sessuale all'interno della famiglia e tra le poche amicizie è stato un mio "grande obiettivo" che credo di aver raggiunto in pieno. Ho perso qualche pezzo per strada ... ma evidentemente non era degno di essermi vicino non perchè mi creda chissà chi. Semplicemente per una enorme mancanza da parte di
chi mi ha abbandonato solo perchè gay.

Dicevo delle motivazioni. Probabilmente mi sono concentrato per anni su questo obiettivo (importante) tralasciando tutto il resto. Certo ... non è poca cosa poter essere sempre se stessi, non aver paura di essere giudicati dalle persone che più stanno nel mio cuore. Però ... manca dell'altro. Cioè un obiettivo, qualcosa da raggiungere al di fuori della problematica che è stato al centro dei miei pensieri per anni. Mi rendo conto che è difficile trovare qualche spunto alla mia età.

Nella mia vita ho sempre fatto qualcosa per gli altri e non per me stesso. Ho piazzato sempre gli altri davanti a me. Può sembrare una contraddizione con quello che ho affermato a proposito della mia identità. Invece non lo è. Il mio scopo era proteggere mia madre più che liberare me stesso. Ho lavorato per anni con questo obiettivo in mente. Ci sono riuscito. Questa è la differenza.
Non ho voluto "emancipare" me stesso per me stesso ma per salvaguardare la persona che amo di più al mondo dal dolore che avrebbe dovuto sopportare se la mia omosessualità fosse venuta fuori nel modo sbagliato, da gente sbagliata. Riconosco di aver fatto un grande lavoro. Non tutti ci riescono. Non tutti
hanno il coraggio di percorrere la strada da me esplorata. Ovviamente quando sono arrivato al traguardo ... ho provato una gran forza, avrei spaccato il mondo. Mi sentivo un gigante, camminavo col petto in fuori anche se molti non ne capivano la ragione. Insomma ... una grande soddisfazione. Immensa. Il culmine del mio percorso è stato novembre 2004, quattro anni fa.

Dalle "motivazioni" personali tolgo sempre il lavoro perchè, per mia fortuna, ho sempre avuto una relativa sicurezza economica. Sapevo che una volta andato in pensione mio padre, avrei continuato a vivere serenamente, dando una mano a mio fratello. Insomma...non è mai stato una priorità. Ho provato a rendermi "indipendente" con l'apertura di un negozio anni fa. Beh...TUTTO andò male, lo presi come un segno e ritornai nei ranghi. Anche perchè forse non ero proprio convinto di quello che volevo fare. Comunque ci provai.

Uno dei miei obiettivi costanti è stato quello di trovare una stabilità affettiva. Trovare l'uomo giusto per me, capace di stimolarmi e darmi nello stesso tempo tanta serenità. Ebbene ... in seguito sempre al percorso di maturazione che ha avuto uno dei culmini nel 2004 ... credevo di averlo trovato ... nel 2006. Ho avvertito sensazioni a livello cerebrale che mai avevo pensato di poter ... provare. Credevo davvero di aver trovato la classica metà che mi mancava. La persona che quando assistevo ad un temporale mi faceva provare una sensazione di "completamento" mai provata fino a quel momento. Per chi mi conosce o ha letto qualcosa su questo blog, sa che certe atmosfere e certe circostanze per me son basilari come "prova del nove" per un rapporto di qualsiasi tipo. Poi ... nell'ultimo anno e mezzo me ne son successe di tutti i colori, con l'effetto sgradevole di essere diventato una persona diversa da quello che ero solo sue anni fa. Sono molto più freddo (all'apparenza), fragile, duro, spento per certi versi. Un mix micidiale che ha fatto cambiare tutto. Io stesso da poco mi son reso conto di essere molto cambiato (in peggio), sono cambiati i miei approcci con tutte le persone che mi circondano. Morale della favola ... mi son ritrovato con un amico in più e senza la persona con cui provare a costruire col tempo, qualcosa di più importante. E questo solo per colpa mia. Per un mio involontario "cambiamento" che ha condizionato tutto. Beh ... ora sto cercando di raccogliere i cocci dello tzunami che mi ha investito. Ce la sto mettendo tutta soprattutto per le persone che mi circondano (come sempre ... non penso a me stesso). Abbozzando un sorriso o facendomi vedere risoluto e tosto in certi atteggiamenti, quando in realtà sono molto debole e desideroso solo, a volte, di un caldo abbraccio per non piangere. Vabbè ... perchè ho raccontato tutto questo? Semplicemente perchè mi sento svuotato. Come se, andando in auto di notte, il fascio di luce dei fari si fosse ridotto a farmi vedere solo pochi metri di strada, invece che diverse centinaia. E non avendo neppure una meta stabilita...è dura.

Non so se ho reso quello che volevo far passare a voi lettori con questo mio articolo. A volte penso una cosa e ne viene fuori un'altra. Magari tornerò nuovamente sull'argomento.
Che fare? Non so.

martedì 4 novembre 2008

FIRMATE QUESTO POST


Questo post è singolare, in quanto lo vedrete avanzare nel tempo, tanto per far sì che rimanga sempre ben visibile a chi visita il blog. Ebbene mi è venuta la curiosità di sapere .... appunto chi legge questo blog.
Ho dunque una richiesta da fare a voi lettori. Desidererei conoscere il nome di chi entra almeno una volta alla settimana in questo mio angolo virtuale. Per cui vi chiedo di lasciare un segno, una firma, una traccia. Voglio avere un'idea di chi si sofferma a leggermi. Ricordo a chi ho dato questo indirizzo ma non so chi realmente mi "segue". E' una curiosità che vorrei soddisfare. Niente di più. Usate pure questo post per lasciare le vostre firme. Grazie.

Come ho detto da principio, lo scopo di questo diario personale non è quello di avere un numero più o meno grande di lettori. Nato come "gioco" è diventato un confidente a cui lasciare pensieri e ricordi che riguardano principalmente la mia persona. Scene realmente vissute che mi piace scrivere su carta (elettronica) come se fosse un ... memoriale.
Diverso tempo fa avevo pensato, su suggerimento di un'amica (Concetta), di scrivere il mio "trascorso" in terza persona, di raccontarmi con gli occhi di un "terzo", di un ipotetico "vicino di casa". Il progetto naufragò quasi subito dopo un inghippo avuto con il pc (allora ero ancora abbastanza inesperto). Ricordo che (parlo del 2001) passai praticamente un pomeriggio intero a descrivere immagini, a riassaporare profumi della mia infanzia/adolescenza. Scrissi pagine e pagine di word...senza avere l'accortezza di salvarle di tanto in tanto. Per farla breve ... andò via la corrente elettrica per qualche minuto e tutto il mio lavoro andò letteralmente in fumo. Avrei potuto rifarlo... ma non ci riuscì più. Alcuni giorni dopo mi rimisi davanti al monitor cercando di ricreare l'atmosfera, di immergermi con la medesima intensità in quei ricordi. Ma i colori erano nettamente diversi, la resa non era più come quella che avevo in mente e lasciai perdere. Alcuni momenti vanno fermati in un determinato lasso di tempo. Io ci riuscì ma tutto andò perduto.
Ora sto tentando di ripetere l'esperimento anche se in modo un pò diverso. Per il momento procede tutto bene...

sabato 1 novembre 2008

LA COLVA


Un rito che si ripete ogni anno anche se le atmosfere di un tempo non ci sono più. Ovviamente mi soffermerò di più su quello che "era" visto che vale la pena descrivere la preparazione del classico dolce del 2 Novembre, che iniziava un mese prima. Era un momento di "aggregazione" in un certo qual modo. Tutti partecipavano almeno in parte. Parenti, amici e chi capitava in casa. Si partiva con la pulizia del grano, che veniva acquistato sempre in quantità "abbondante" e grezzo direttamente dal contadino di turno. Ricordo che il più assiduo e paziente "mondatore" era mio nonno. Ogni sera, quando veniva a trovarci, lo si vedeva seduto al tavolo, messi gli occhiali, con una montagna di grano da una parte e una scodella dall'altra. Anche io, diverse volte, mi sedevo al suo fianco per aiutare. L'unica attività che ricordo, svolta con mio nonno... Lui era un "fuoriclasse" nel campo, noi gli andavamo dietro ma non riuscivamo a raggiungere i suoi livelli di "velocità". Con l'andare dei giorni e l'avvicinarsi della data fatidica, aumentava il numero delle persone riunite attorno a tavolo, intente in quella faticosa e meticolosa operazione. Si faceva quasi una gara a chi ne puliva una quantità maggiore. Arrivati al 31 ottobre, con il grano ben "depurato", si prendeva un pentolone (tipo caldaia), di quelli delle nonne e si metteva il grano a cuocere (ci volevano diverse ore). Nel frattempo iniziava la fase più frenetica della preparazione. In pratica...dovevano essere predisposti tutti gli altri ingredianti del dolce. Bisognava pulire le noci, i melograni, si dovevano "frammentare" le barre di cioccolata fondente, lasciando rigorosamente qualche pezzo "più grande" degli altri. Gli odori erano forti e piacevoli. Sapevano di autunno, (quello di una volta, quello vero). Fantastici. Il 2 si condiva il grano cotto il giorno prima, con tutti gli ingredienti. Prima si univano i melograni, poi le noci (e, a volte le mandorle), i pezzetti di cioccolato, alcuni chicchi d'uva (bianca e nera), la cannella in polvere e a pezzetti (o stecchette). Infine un paio di litri abbondanti di vincotto amalgamavano il tutto. Ricordo il piacevole gusto di assaggiare la colva appena preparata. Il lavoro di un mese intero, dava ancora più sapore a quella particolare squisitezza.
Oggi, come tutte le cose, quell'atmosfera non c'è più. La colva si prepara all'ultimo momento con ingredienti già "preparati". Ecco la mia solita chiusura che vuol mettere in evidenza i tempi che corrono, il passato che stride con un presente più freddo e privo di quelle sfumature inimitabili. Probabilmente i colori e gli odori sono così vivi in me ... proprio perchè son solo dei ricordi, quindi sono stati "ingigantiti" dal tempo crudele che passa inesorabile.