
Questa volta voglio parlare di un argomento, in prospettiva, positivo. Varie volte nelle ultime settimane mi è venuto in mente di scrivere qualcosa su una persona che ho ritrovato dopo tanti anni. Ma non ho mai colto il momento giusto per farlo. Ci provo adesso. Ovviamente mi riferisco a quella che semplificando per comodità chiamerò "cugina" anche se la parentela è un pochino più complicata. Lei è anagraficamente poco più grande di me. Con lei mi sono sempre trovato bene nei pochi periodi in cui, in passato, ci siamo frequentati. Mi è sempre stata simpatica per il modo di fare, per la capacità di divertire e divertirsi anche semplicemente raccontando un avvenimento. Per anni e anni ho cercato di stabilire un contatto che evidente per ragioni che all'apparenza sfuggivano al mio controllo, non ci permettevano frequentazioni continuate. Diciamo che abbiamo condiviso del tempo a sprazzi. Periodi fittissimi in cui ci si vedeva spesso e lunghe pause (anche di anni) in cui non si sapeva praticamente nulla gli uni degli altri. Devo dire che inizialmente ci ho un pò sofferto perchè davvero non riuscivo a comprendere il perchè di queste sparizioni. Probabilmente uno degli ostacoli è stato il problema di ordine "familiare" che è "terminato" con la scomparsa di mio padre. Gira e volta si andava spesso a sbattere contro quel muro. A molti non fa piacere ascoltare spesso gli stessi argomenti, anche se questi ti condizionano la vita e il parlarne serve, talvolta, come sfogo per chi è costretto a subire certe situazioni. Mah ... Per il resto non saprei darmi spiegazioni visto che lei ha sempre mantenuto costante il rapporto con gli altri membri della parentela. Questo, lo ammetto, ha condizionato un pochino il nuovo approccio che ho avuto con lei grazie a Facebook. Mi sono chiesto il perchè di tanta disponibilità e fino a quando la stessa sarebbe rimasta tale. Quando si rimane scottati (non parlo solo di lei) da certe situazioni, non si può fare a meno di chiedersi sempre il "come" e il "perchè" di atteggiamenti anche positivi che arrivano da persone che, per certi versi, hanno voluto vivere un rapporto criptico e distaccato a 360 gradi. Poi io sono un diffidente di natura. Mentre sembro apertissimo nell'approccio con le persone che mi si avvicinano (perchè di rado mi "impongo" agli altri), ci vuole molto tempo e diverse prove per conquistare la mia fiducia, facendomi abbassare la guardia e rendendomi finalmente "me stesso", senza che mi guardi troppo intorno con fare sospettoso. Tutto questo per dire che questo scritto avrebbe contenuto più domande e meno risposte se l'avessi pubblicato a Novembre. Adesso credo di aver compreso la situazione e di essermi adeguato con poche difficoltà. Ho compreso quello che lei cerca dal nostro "nuovo" rapporto, quello che può dare e quello che vuole ricevere. Almeno credo.
E ora scatta il paradosso. Dico che è come se fosse nato un rapporto nuovo, proprio perchè, di fatto, nuovo lo è in molti sensi. Siamo ripartiti da zero. Quando ci incontriamo non c'è alcun riferimento al passato, a fatti o persone, tranne qualche situazione che, ricordata, fa scattare sempre e comunque una sana risata. Lei continua a piacermi. E' simpatica, dinamica. Una che si fa pochi problemi e che è sempre pronta a cogliere e a ritagliare i periodi, brevi o lunghi che siano, all'interno di una giornata, che possono far sorridere o, comunque, provocare rilassatezza e divertimento. Bene. Ho notato che la sto trattando esattamente come se l'avessi conosciuta da poco in chat o nel forum. Una bella scoperta. Con lei parlo proprio come se il passato familiare, un pò scomodo e pesante, non esistesse (forse è stata la condizione necessaria per far rinascere il rapporto). Tutto bene quindi. Ma c'è un "però" che non mi fa essere me stesso al 100% come vorrei. Voi lettori del blog sapete bene a cosa mi riferisco. Un rapporto, per me, per crescere sano e forte, sincero e leale, ha bisogno di solide basi e che ci si comporti sempre e comunque come si è, senza essere costretti a fingere o recitare delle parti. Beh ... se lei non fosse stata lei ... avrei di certo fatto capire quel qualcosa di me che alcuni ancora non sanno. Voi potreste dirmi: "ma che necessità hai di affrontare certi argomenti quando non se ne trova il bisogno?". La risposta per me è semplicissima. Quando incontro una persona nuova (paradossalmente lei adesso lo è) con cui mi trovo bene e sto costruendo un rapporto di stima e fiducia .... mi pare obbligato "quel passo". Anche perchè, in fondo, mi son stancato di mettere la maschera e modificare i pronomi personali o essere vago. In pratica ... se dovessi fare una battuta mi sentirei falso nel farla con la maschera sul viso. Sembra una sciocchezza ma non lo è. Teoricamente non avrei problemi a farle capire qualcosa (che poi non preluderebbe a chissà quali discorsi sul tema ma solo ad eventuali "battute" in libertà). Solo che ... lei è troppo legata al resto della parentela a cui non m'interessa rivelarmi. Inizio a considerarla un'amica con cui però non posso comportarmi liberamente. Il pensiero che poi la mia confidenza diventi la conferma di quanto possono sospettare altre persone a cui, ripeto, non voglio rivelarmi, mi frena un pò ... anche perchè, forse, dopo tante delusioni, deve ancora conquistare in pieno la mia fiducia su certe cose. E' come se ci stessimo studiando, proprio come si fa con le persone nuove. Vi rimando al post "PENSARE IN UN ALTRO MODO" per comprendere la mia necessità di "rivelare".
