lunedì 30 novembre 2009

DIVIETO D'ACCESSO


Era da tanto che volevo scrivere questo post. Ma non mi è arrivata l'ispirazione giusta per farlo rendere al massimo, cioè per cercare di portare sul blog quello che davvero penso, che sento. Credo di non esserci riuscito nemmeno ora che sto scrivendo. Comunque l'importante sarà comprendere il senso delle mie parole. Beh ... la mia vita è stata ricca di "divieti d'accesso". Il titolo non è casuale visto che voglio proprio indicare una situazione imposta da altri in cui sono stato quasi sempre estraneo ma che ne ho subito le conseguenze (più o meno dolorose). Potrei partire da casa di mia nonna da cui ero costretto (insieme a mia madre e ai miai fratelli) ad andar via per non incontrare una delle persone che ha rovinato la mia vita, l'amante di mio padre (che poi era la sorella di mia madre!!). Siamo sempre andati via noi, come se avessimo qualche colpa mentre era lei che non avrebbe dovuto avere la faccia di rientrare, sapendo della nostra presenza. Comunque, per farla breve, quante volte sono andato via, alle feste in generale, ai compeanni dei cugini in particolare, prima che si rompesse la torta. Una sorta di "coito interrotto" che mi faceva gustare le feste per un certo periodo di tempo per poi essere costretto ad andar via proprio nel momento clou della giornata. E questo mi ha segnato. Tutti gli episodi a cui, da piccoli, non riusciamo a dare una spiegazione, ci segnano. A volte in modo indelebile e diventano parte integrante della nostra personalità. Il mio sentirmi inopportuno in molte situazioni (ancora oggi) lo devo proprio a quel dover "lasciare e non partecipare" di quei tempi, come se fossi il il responsabile, come se non fossi all'altezza di potermi "misurare" in alcuni contesti che, da piccolo, consideravo fondamentali. Tanto per tornare all'attualità. Come saprete, miei fedeli lettori, ci sono state due persone, due ex amici, da cui mi son dovuto allontanare senza aver fatto nulla. Il primo, Cain, aveva un negozio di antiquariato ed io l'andavo a trovare spesso. Con lui ci uscivo quasi tutti i giorni. Era un rapporto saldo e piacevole che ha segnato positivamente (al principio) la mia adolescenza. Senza averlo offeso in alcun modo (anzi, semmai è stato il contrario), mi son trovato a non poter più frequentarlo (e con lui i luoghi soliti). Non ha accettato Vittorio nella sua totalità e l'ha gettato via come fosse uno straccio che non serve più. Lui si sarebbe meritato una frassata di quelle epocali, ma ho una mia dignità e non mi abbasso a certe situazioni che non rientrano nei miei canoni di comportamento. Io adopero l'ironia e il sarcasmo, elementi a lui sconosciuti. Per farla breve anche in questo caso ... divieto d'ingresso anche nei suoi spazi. Il terzo caso trattato, che ha ancora uno strascico nel presente, è rappresentato dall'amico che ha caratterizzato gli anni che sono andati dalla quinta liceo fino a sei anni fa (un bel periodo di tempo, direi), di cui ho parlato in altri post. Ebbene con lui ho condiviso tantissimo, in certi casi tutto. Ho seguito la sua evoluzione di uomo, lavorativa e sentimentale. Mi sono fatto in quattro per aiutarlo fino a che ho potuto. Ho visto crescere il suo matrimonio, nascere e crescere la sua atività lavorativa. In certe situazioni sono stato importante (e molto) per lui che mi considerava un pilastro della sua esistenza, esattamente come io lo consideravo della mia. Poi ... per terze persone (la moglie) si è allontanato. Non mi è stato possibile più accedere a quel negozio che avevo visto nascere e in cui ci avevo passato ore e ore delle mie giornate (ovviamente è un'immagine simbolica ma veritiera). Sono stato escluso dalla sua vita, dalle sue abitudini, dai suoi spazi (non dai pensieri, visto che, in seguito mi ha confessato che almeno, non mi ha dimenticato anche se...non può frequentarmi...). Altro divieto d'accesso senza aver compiuto alcun delitto, senza aver fatto chissà cosa per meritarmelo. E' difficile ancora oggi passare giornalmente davanti alla sua attività e non potermi avicinare (potrei anche farlo ma ho il mio orgoglio). Quarto elemento di questo racconto. La casa. Anche in questo caso siamo stati costretti ad abbandonarla. Non è stata assolutamente una scelta. Non è affatto facile vederla in mano a gentaglia priva di gusto (tra l'altro) che l'ha distrutta e riedificata secondo l'immagine cafona che loro avevano in mente. Abitarci sopra, diciamolo, non ha facilitato la "digestione" di questo ennesimo distacco non voluto. In quella casa ci ho passato alcuni momenti importanti, è stata per quasi 30 anni il prolungamento di quella in cui viviamo e, pensate, ogni giorno ci passo davanti, sapendo di non poter più varcare quella soglia. A tutto ci si fa l'abitudine ma non vi nascondo che negli ultimi mesi, ho rosicato come non mai per questa situazione. Quando si sentivano (ora un pò meno) i rumori della demolizione, erano coltellate continue al cuore. Sarebbe stato meglio trasferirci e andare da un'altra parte, almeno io (e i miei) non avremmo dovuto subire quest'altra tortura, dopo tutti i guai che ci sono capitati. Certo, l'importante è star bene (più o meno) , l'importante è che ci sia la salute delle persone care perchè poi si supera tutto. Però non si può far finta che questi episodi non siano accaduti e certi "divieti" mai esistiti. Probabilmente non ho reso esattamente quello che avrei voluto trasmettere attraverso le pagine di questo blog. Però mi basta che sia passato il concetto di base.

mercoledì 11 novembre 2009

PENSARE IN UN ALTRO MODO


Vi sarete di certo resi conto che in molti miei scritti si evidenzia la necessità di rivelare me stesso alle persone che reputo "valide" e potenzialmente depositarie della mia fiducia. Ecco. Non è un modo per fare un outing continuo e indiscriminato, un modo per parlare di "cose private" che andrebbero discusse con pochissimi. E' un vero e proprio linguaggio. Pochi anni fa, con un lungo e doloroso lavoro alle spalle, ho deciso di intraprendere questa strada di chiarezza nei confronti delle persone di cui amo circondarmi. Anche di quelle che ho conosciuto da poco (magari nei forum) ma con cui spero di intrattenere a lungo un'amicizia. Per anni e anni, da quando mi sono reso conto di essere gay, ho dovuto usare un linguaggio che non era il mio. E' stato complicato. Dapprima mi riusciva abbastanza facile continuare ad usare articoli al femminile e parlare di ipotetiche donne che potevano destare la mia attenzione. Per strada poi ... non era complicato guardarle e fare apprezzamenti, magari quando mi trovavo con chi li faceva. A volte ero proprio il primo che parlava. Poi c'è stata una naturale trasformazione, più che altro direi un "venire fuori" della mia parte che tentavo di nascondere agli altri (perchè a me stesso era ben chiara). Ho iniziato anche nel linguaggio a starci "stretto", a rifiutarmi di modificare le finali, a guardare per strada chi volevo guardare e non chi mi veniva imposto dal "mondo circostante". Devo dire che tutto è stato facilitato dall'averne discusso con mia madre e, per anni, con il mio analista (un'ottima palestra). Ho iniziato a pensare solo ed esclusivamente al "maschile" (sembrerà assurdo a chi non ha provato un'esperienza simile), togliendo quegli obsoleti (per me) pronomi mascherati, cardini di un linguaggio che non ho voluto più adoperare per il semplice fatto che non mi appartenavano. Ho inziato (per strada) ad evitare di soffermarmi su alcune passanti che NON destavano la mia attenzione, ho inziato a guardare sottocchio "i" passanti che, invece, per me, la meritavano. Tutto assolutamente normale, direte voi. Invece no. Per quanto riguarda il linguaggio parlato, credo si comprenda bene la variante che è subentrata. Un vero e proprio "cambio" lessicale che mi aiuta a sentirmi finalmente più "libero", soprattutto mi evita "scomode traduzioni" dall'omo all'etero, che mi avevano stancato. Con quelli che non sanno...mi riferisco (parlando magari di "affetti e simili") a "persone" e non a generi, l'unica eccezione che mi sento costretto ancora ad usare. Per quanto riguarda la strada ... beh .... non vorrei che pensaste ad un Vittorio che guarda a destra e a manca, facendo apprezzamenti ad minchiam. E' tutto assolutamente uguale a quello che fate voi. In una coppia che passa ... la mia attenzione (se è il caso) verrà catturata esclusivamente dall'uomo (quasi come se l'immagine fosse a fuoco naturalmente solo su di lui, mentre prima accadeva forzatamente il contrario) e se dovesse passare qualche bel tipo, sottocchio lo noto senza farmi notare, evitando di sprecare il mio tempo (e la mia vista) per soggetti al femminile che proprio non m'interessano. La bellezza oggettiva è un'altra cosa. E' chiaro che un'apprezzamento riesco a farlo anch'io (volentieri) in quel caso. Non so se ho reso l'idea di tutto il mio discorso. Ovviamente mi sento molto più libero di esprimermi anche "vocalmente", semplicemente apprezzando qualche passante con chi mi conosce bene. Anzi, in questo modo diventa tutto molto divertente. Quello che ho scritto sembrerà ovvio agli occhi di persone a digiuno di certi argomenti e cambiamenti radicali nei modi di pensare. Invece il tutto è frutto di un duro lavoro. Prima pensavo nella modalità "gay" ma ero costretto nella maggioranza dei casi a tradurre in "etero" i miei pensieri (una faticaccia). Ora non sono più costretto a tradurre (tranne in pochissimi casi, anche se in quel caso ora si parla di ... omissioni). Una grande differenza. In questo modo, mi auguro, avrete compreso il perchè del mio voler "rivelarmi" alle persone che reputo degne di potermi stare accanto in "toto". Ho voluto scrivere questo articolo proprio per spiegare la grossa differenza che passa dal farlo al non farlo. Non è un voler "raccontare" particolari piccanti in salsa gaia, cosa che non faccio quasi quasi nemmeno con i miei amici intimi. Ma proprio un'esigenza di LINGUAGGIO.

lunedì 27 luglio 2009

IN MEMORIA DI MASON (1992-2008)


E' passato un anno da quando Mason non c'è più. Mi manca molto, come manca tanto a tutti i membri della mia famiglia, della sua famiglia. Ho preferito non inserire una sua foto di proposito, utilizzando un disegno molto simpatico, che poi ritrae un "gattone" per certi versi simile a Mason che ha appena preso possesso un un gomitolo di lana, esattamente come faceva lui con tutto ciò che gli capitava sotto mano. Era tutto SUO, tutto doveva passare dalla sua scupolosa "dogana" e dopo, solo dopo, concedeva agli altri l'oggetto da lui "autenticato" con un morsetto o "firmato" con le sue unghiette.
Ho deciso di ricordarlo con due bellissime poesie di Pablo Neruda che leggerete di seguito.



Ode al gatto

Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. Piano piano
si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono néi, grazia, volo.
Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.


L'uomo vuol essere pesce e uccello, il serpente vorrebbe avere le ali, ilcane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta, la mosca studia per rondine, il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto vuole solo esser gatto ed ogni gatto è gatto dai baffi alla coda, dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.


Non c'è unità come la sua, non hanno la luna o il fiore una tale coesione: è una sola cosa,
come il sole o il topazio, e l'elastica linea del suo corpo, salda e sottile,
è come la linea della pruna di una nave.
I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte.


Oh piccolo imperatore senz'orbe, conquistatore senza patria, minima tigre da salotto,
nuziale sultano del cielo delle tegole erotiche, il vento dell'amore all'aria aperta reclami quando passi e posi quattro piedi delicati sul suolo, fiutando, diffidando di ogni cosa terrestre,
perchè tutto è immondo per l'immacolato piede del gatto.


Oh fiera indipendente della casa, arrogante vestigio della notte,neghittoso, ginnastico ed estraneo, profondissimo gatto, poliziotto segreto delle stanze, insegna di un irreperibile velluto,
probabilmente non c'è enigma nel tuo contegno, forse non sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni all'abitante meno misterioso, forse tutti si credono padroni, proprietari,
parenti di gatti, compagni, colleghi, discepoli o amici del proprio gatto.


Io no. Io non sono d'accordo. Io non conosco il gatto. So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile, la botanica, il gineceo coi suoi peccati, il per e il meno della matematica, gl'imbuti vulcanici del mondo, il guscio irreale del coccodrillo, la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote, ma non riesco a decifrare un gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta, numeri d'oro stanno nei suoi occhi.


[...]
L'uomo vorrebbe essere pesce e uccello,
Il serpente vorrebbe avere le ali,
Il cane è un leone disorientato,
L'ingegnere vorrebbe esser poeta,
La mosca studia per farsi rondine,
Il poeta cerca d'imitar la mosca,
E invece il gatto
Vuol essere soltanto gatto
E ogni gatto è gatto
Dai baffi alla coda,
Dal presentimento al topo vivo…
I suoi occhi gialli
Hanno lasciato una scanalatura
Per gettarvi le monete della notte.



Come dorme un gatto

Come dorme bene un gatto
Dorme con zampe e di peso,
Dorme con unghie crudeli,
Dorme con sangue sanguinario,
Dorme con tutti gli anelli
Che come circoli incendiati
Costruirono la geologia
D'una coda color di sabbia.
Vorrei dormire come un gatto
Con tutti i peli del tempo,
Con la lingua di pietra focaia,
Con il sesso secco del fuoco
E, non parlando con nessuno,
Stendermi sopra tutto il mondo,
Sopra le tegole e la terra,
Intensamente consacrato
A cacciare i topi in sogno.
Ho veduto come vibrava
Il gatto nel sonno: correva
La notte in lui come acqua oscura,
E a volte pareva cadere
O magari precipitare
Nei desolati ghiacciai,
Forse crebbe tanto nel sonno
Come un antenato di tigre
E avrebbe saltato nel buio
Tetti, nuvole e vulcani.
Dormi, dormi, gatto notturno
Con i tuoi riti di vescovo,
E i tuoi baffi di pietra:
Ordina tutti i nostri sogni,
Guida le tenebre nostre
Addormentate prodezze
Con il tuo cuore sanguinario
E il lungo collo della tua coda.

lunedì 6 luglio 2009

E' PASSATO UN ANNO.


E' passato esattamente un anno da quando ho aperto questo Blog. Sinceramente credevo che l'avrei chiuso o abbandonato nel giro di poche settimane, come accadde in passato (2006) , nella mia precedente esperienza da blogger. All'epoca il tutto durò solo 5 mesi scarsi. Devo anche dire che la partenza, almeno l'idea che mi ha spinto a far nascere il visblog, era diversa. Credevo di riuscire a scrivere molto di più, ad usarlo come un vero e proprio diario elettronico. Poi ... eventi negativi mi hanno portato a parlare più che altro di disgrazie, frustazioni, ecc. negando all'"io" profondo di venir fuori in tutto il suo ... splendore. Diciamo che non ho fatto in tempo a riprendermi da una botta che subito nè è capitata un'altra, facendomi perdere tutta la mia forza espressiva e descrittiva, facendomi pensare anche di lasciar perdere e concludere l'esperienza.
INVECE NO! Il Blog contituerà a esserci, continuerà a narrare parti del mio vivere quotidiano, sperando di poter iniziare a descrivere anche situazioni positive (beh...ci vorrebbero, ne ho proprio bisogno!).
Uno scopo è stato comunque raggiunto. Le persone che mi conoscono (mi riferisco principalmente a chi non mi ha mai incontrato "live") attraverso i forum, ovviamente quelle più vicine a me ( che conosco solo attrraverso il telefono) a cui ho dato questo indirizzo, hanno imparato a conoscere diversi lati del mio carattere, a capire chi sono veramente e, di conseguenza, a comprendere certi miei atteggiamenti di fronte a certe tematiche. Con loro mi sento me stesso, esattamente come mi sento a mio agio con le amiche e gli amici che mi conoscono a fondo, da anni, , con cui posso, magari, permettermi di fare una battuta (anche spinta) o di prendermi un pò in giro (come faccio spesso).
Solo per questo il Blog è stato utile alla causa. Certo, negli ultimi mesi il mio ritmo di scrittura si è molto ridotto a causa dei vari forum, di facebook e di altri siti che "son costretto" a visitare, perchè altrimenti avrei zero possibilità di conoscere quel poveretto che dovrà avere la pazienza di sopportarmi per un tratto della sua esistenza (visto che...non invecchierò) e che, al momento, non c'è. Ecco, credo che quando troverò una parvenza di uomo capace di starmi dietro, la mia creatività narrativa subirà indiscutibilmente un picco.
Ma non sarebbe il solo "racconto positivo" che vorrei scrivere. Speriamo bene...
Nel prossimo articolo farò un vero e proprio bilencio degli ultimi 12 mesi.

P.S. 52 articoli in 52 settimane..non son pochi. La media è di uno ogni 7 giorni!

domenica 28 giugno 2009

MOMENTI FUGACI...DI MEMORIE


Capita ogni tanto di vivere dei periodi in cui vengono alla mente tanti ricordi, uno di seguito all'altro, senza motivo apparente. Attraverso i sogni oppure tramite immagini, luoghi, odori, sapori.
Ultimamamente stanno tornando tanti pensieri, tanti ricordi, più o meno lontani nel tempo. Perlopiù legati al periodo estivo. Questo Giugno piovoso evidentemente ha stimolato le parti più recondite della mia memoria. Come sempre, il solito velo di tristezza, permea ogni reminiscenza. L'ho scritto più volte in questo blog (che tra qualche giorno compirà un anno!). Ho la chiara percezione che gran parte della mia vita sia andata, che il mio orizzonte si sia irrimediabilmente ridotto, nonostante i miei 38 anni. Per cui la nostalgia ha il sopravvento. Parlo quasi da pensionato... Ho notato che tendo a vivere nel passato anche perchè mi riesce difficile ricreare rapporti nuovi e solidi nel presente. Non che non ne abbia l'occasione. Però mi rendo conto che non riesco più a gestire le amicizie, quindi i rapporti sociali. Tutto questo ha una radice che va riscontrata nell'estate di due anni fa, quando c'è stato uno scatto in negativo e tutto ha assunto delle connotazioni particolari. E' come se avessi perso la spinta verso gli altri che faticosamente avevo conquistato (essendo tendenzialmente un intorverso). Troppe delusioni forse. E la convinzione di avvicinarmi sempre di più al capolinea. Sembrerà assurdo detto da una persona della mia età però è quello che sento e mentirei a me stesso per primo se scrivessi un'inesattezza anche in questo blog che è il contenitore dei miei pensieri. Voi pensate di me quello che volete. Non è questo il punto, comunque. Sto cercando di concentrarmi sul presente, solo sul presente. A volte ci riesco, a volte no.
Vabbè...il discorso è molto complicato e meriterebbe uno spazio più ampio. Se l'estate dovesse essere piovosa, potrei tornare a toccare questo tema tra un pò, altrimenti dovrò aspettare le fresche serate d'autunno, da sempre foriere delle mie ispirazioni.
In questi giorni stiamo girando un pò i negozi per acquistare tavolo e sedie di legno per il balcone (terrazzo). Ciò mi ha fatto tornare indietro di una trentina d'anni, quando si vivena ( e vivevo) in maniera assolutamente più "attiva" l'estate che aveva un sapore molto particolare e che non era la stagione che ora detesto. Si pranzava fori, si cenava fuori, Passavo tutta la giornata praticamente tra mare è terrazza entrando quasi in simbiosi con la natura. Ricordo che se fosse stato per me, avrei dormito anche fuori, tra le piante, i fiori che mi ero divertito ad innaffiare nel pomeriggio. Ricordi di un bambino che, forse, è ancora dentro di me, in netto contrasto con quello che sono diventato (l'esatto opposto). Allora ecco che i ricordi insistenti, come l'odore del pomodoro passato (che adesso è diverso) condito con il basilico, forse voglio farmi tirare fuori quella parte di me che non trovo più o che non riesco più a vivere, anche se completamente positiva. Bah...

domenica 7 giugno 2009

BUON COMPLEANNO...


...all'autore di questo blog! Quello che cerca di scrivere e descrivere se stesso con il massimo della sincerità. Anche, magari, entrando in stanze che dovrebbero rimanere "celate" per chi non crede alla verità. Il 7 Giugno del 1971 nacque un tipetto sorridente e socievole (all'epoca). Aperto alla vita in tutti i suoi lati più o meno piacevoli. Il tempo mi ha molto cambiato, certo, però, di fondo, il Vittorio di sempre esiste ancora un pò. Son rimasto il "tipino" che vuole bene a chi gli sta intorno e che, spesso (quasi sempre), non riesce a dimostrarlo a causa dell'aspetto e degli atteggiamenti un pò da burbero che sono solo di facciata.

Colgo l'occasione per dire alle persone care che voglio a tutti un gran bene. Approfitto di questo scritto per dire ancora una volta a mia madre che è la persona più importante della mia vita e che sono profondamento orgoglioso di essere suo figlio.

mercoledì 29 aprile 2009

LA FOTOGRAFIA...


Questo articolo avrei voluto scriverlo più o meno un mese fa, dopo aver parlato con un mio amico. Poi sono accaduti piccoli contrattempi positivi e negativi...che mi hanno fatto distrarre, inducendomi a trascurare questo spazio virtuale al quale sono affezionato. Credo che non ci sia niente di meglio che spiegare certe dinamiche attraverso uno scritto, un fluido di parole che viene fuori senza starci a pensare troppo, come una seduta dallo psicanalista. Il titolo di questo scritto è preciso e vuole rappresentare l'immagine che di noi si fanno gli altri che, purtroppo, tende a non cambiare con gli anni. Una sorta di etichetta che non ti lascia più nonostante qualche modifica apportata, con la crescita continua, al proprio modo di comportarsi con gli altri e con se stessi. Devo fare una breve premessa. Dagli inizi degli anni novanta ho cominciato un lungo percorso, tortuoso ma sempre continuo che si è interrotto nell'estate del 2007. Ho dovuto affrontare me stesso, mettermi alla prova, capire chi e cosa stavo cercando, cosa volevo fare della mia vita, ecc. L'inizio è stato lento ma poi negli ultimi anni c'è stata una sostanziale impennata che mi ha fatto giungere ad un livello che, guardandomi indietro, difficilmente riuscivo a riconoscere (in positivo). Tantissimi sono stati i cambiamenti (soprattutto interiori), le prese di coscienza, il modo di rapportarmi agli altri, i miei vizi, le mie abitudini. Ovviamente non si può cambiare integralmente ... però di certo si possono smussare tanti angoli fastidiosi. Esattamente quello che è accaduto in me, parallelamente al percorso interiore. Ho imparato a fare un costante confronto con il "me passato". Beh ... fino al punto in cui mi sono fermato, ogni volta che leggevo un mio scritto precedente, non potevo che sentirmi orgoglioso per l'evoluzione personale raggiunta. Poi è successo qualcosa che mi ha fatto di colpo fermare e tornare indietro. In pratica ... in una scala da 1 a 100 ero riuscito a raggiungere il 90° gradino con tantissima fatica e dopo tanti anni di duro lavoro interiore. Sono riuscito ad affrontare situazioni difficili, senza perdermi mai d'animo, anzi, superando l'idea che avevo di me stesso. Poi nel 2007 qualcosa si è rotto e sono sceso di nuovo a metà del percorso, fermandomi. Situazione in cui sono ancora adesso. Ma questo non è il succo del discorso che vorrei fare. Raccontare questa situazione mi è servito solo per dare una spiegazione al titolo di questo scritto. Di me in molti hanno un'idea errata, comunque non aggiornata. Me ne accorgo parlando con parenti e amici di vecchia data. Io non so più il Vittorio di alcuni anni fa, non sono nemmeno quello che ha terminato il suo percorso nel 2007. Tutti siamo in evoluzione. Positiva o negativa che sia. Faccio qualche esempio. Per alcuni anni sono stato "quello fissato per il calcio". Vero. C'è stato un periodo in cui, la domenica, tra giornali e trasmissioni sportive, passavo la giornata a leggere, sentire e risentire sempre le stesse cose, da quando mi alzavo fino al momento di andare a dormire. Però non è più così, specialmente dopo tutto quello che è accaduto con farsopoli nel 2006. Ora dedico a questo sport un paio di ore al massimo, giusto il tempo di seguire la partita della mia squadra del cuore. Punto. Ma per chi mi conosce (o crede di conoscermi) sono sempre quello che sta dalla mattina alla sera di testa nel pallone. Non che mi dispiaccia perchè il calcio è uno sport che amo, però la mia immagine, la mia fotografia che c'è in giro è sbagliata, non è aggiornata ai tempi attuali. Un altro luogo comune che mi accompagna è il mio "non voler passeggiare" a piedi. Niente di più sbagliato. Nelle condizioni ideali (cioè senza attraversare strade eccessivamente affollate) io cammino. Eccome se cammino. E' chiaro, parlo di passeggiata piacevole e non finalizzata a fare una commissione. Mi si dice: "tu vai solo in macchina". Niente di più sbagliato. Certo, prediligo la comodità delle quattro ruote, sarei falso se lo negassi, però mi fa piacere anche fare quattro ... passi a piedi di tanto in tanto. A volte sono esagerato , nel senso che prendo l'auto anche per brevi tragitti che potrei fare a piedi. Ciò non toglie che abbia piacere a camminare ... pedem ante pedes ... Di situazioni se ne potrebbero raccontare altre, più o meno intime ma credo che il discorso sia chiaro. Non nascondo che anch'io costruisco delle immagini delle persone che mi circondano. Però sono pronto a modificarle dopo aver constatato il cambiamento. Tutti scattiamo delle "foto", tutti insieriamo le persone che ci circondano in un album con tanto di didascalie e caratteristiche caratteriali e comportamentali. Solo che a volte ci dimentichiamo di aggiornare la "scheda" di chi ci sta a fianco.

sabato 14 marzo 2009

RITROVARSI.....


Questa volta voglio parlare di un argomento, in prospettiva, positivo. Varie volte nelle ultime settimane mi è venuto in mente di scrivere qualcosa su una persona che ho ritrovato dopo tanti anni. Ma non ho mai colto il momento giusto per farlo. Ci provo adesso. Ovviamente mi riferisco a quella che semplificando per comodità chiamerò "cugina" anche se la parentela è un pochino più complicata. Lei è anagraficamente poco più grande di me. Con lei mi sono sempre trovato bene nei pochi periodi in cui, in passato, ci siamo frequentati. Mi è sempre stata simpatica per il modo di fare, per la capacità di divertire e divertirsi anche semplicemente raccontando un avvenimento. Per anni e anni ho cercato di stabilire un contatto che evidente per ragioni che all'apparenza sfuggivano al mio controllo, non ci permettevano frequentazioni continuate. Diciamo che abbiamo condiviso del tempo a sprazzi. Periodi fittissimi in cui ci si vedeva spesso e lunghe pause (anche di anni) in cui non si sapeva praticamente nulla gli uni degli altri. Devo dire che inizialmente ci ho un pò sofferto perchè davvero non riuscivo a comprendere il perchè di queste sparizioni. Probabilmente uno degli ostacoli è stato il problema di ordine "familiare" che è "terminato" con la scomparsa di mio padre. Gira e volta si andava spesso a sbattere contro quel muro. A molti non fa piacere ascoltare spesso gli stessi argomenti, anche se questi ti condizionano la vita e il parlarne serve, talvolta, come sfogo per chi è costretto a subire certe situazioni. Mah ... Per il resto non saprei darmi spiegazioni visto che lei ha sempre mantenuto costante il rapporto con gli altri membri della parentela. Questo, lo ammetto, ha condizionato un pochino il nuovo approccio che ho avuto con lei grazie a Facebook. Mi sono chiesto il perchè di tanta disponibilità e fino a quando la stessa sarebbe rimasta tale. Quando si rimane scottati (non parlo solo di lei) da certe situazioni, non si può fare a meno di chiedersi sempre il "come" e il "perchè" di atteggiamenti anche positivi che arrivano da persone che, per certi versi, hanno voluto vivere un rapporto criptico e distaccato a 360 gradi. Poi io sono un diffidente di natura. Mentre sembro apertissimo nell'approccio con le persone che mi si avvicinano (perchè di rado mi "impongo" agli altri), ci vuole molto tempo e diverse prove per conquistare la mia fiducia, facendomi abbassare la guardia e rendendomi finalmente "me stesso", senza che mi guardi troppo intorno con fare sospettoso. Tutto questo per dire che questo scritto avrebbe contenuto più domande e meno risposte se l'avessi pubblicato a Novembre. Adesso credo di aver compreso la situazione e di essermi adeguato con poche difficoltà. Ho compreso quello che lei cerca dal nostro "nuovo" rapporto, quello che può dare e quello che vuole ricevere. Almeno credo.
E ora scatta il paradosso. Dico che è come se fosse nato un rapporto nuovo, proprio perchè, di fatto, nuovo lo è in molti sensi. Siamo ripartiti da zero. Quando ci incontriamo non c'è alcun riferimento al passato, a fatti o persone, tranne qualche situazione che, ricordata, fa scattare sempre e comunque una sana risata. Lei continua a piacermi. E' simpatica, dinamica. Una che si fa pochi problemi e che è sempre pronta a cogliere e a ritagliare i periodi, brevi o lunghi che siano, all'interno di una giornata, che possono far sorridere o, comunque, provocare rilassatezza e divertimento. Bene. Ho notato che la sto trattando esattamente come se l'avessi conosciuta da poco in chat o nel forum. Una bella scoperta. Con lei parlo proprio come se il passato familiare, un pò scomodo e pesante, non esistesse (forse è stata la condizione necessaria per far rinascere il rapporto). Tutto bene quindi. Ma c'è un "però" che non mi fa essere me stesso al 100% come vorrei. Voi lettori del blog sapete bene a cosa mi riferisco. Un rapporto, per me, per crescere sano e forte, sincero e leale, ha bisogno di solide basi e che ci si comporti sempre e comunque come si è, senza essere costretti a fingere o recitare delle parti. Beh ... se lei non fosse stata lei ... avrei di certo fatto capire quel qualcosa di me che alcuni ancora non sanno. Voi potreste dirmi: "ma che necessità hai di affrontare certi argomenti quando non se ne trova il bisogno?". La risposta per me è semplicissima. Quando incontro una persona nuova (paradossalmente lei adesso lo è) con cui mi trovo bene e sto costruendo un rapporto di stima e fiducia .... mi pare obbligato "quel passo". Anche perchè, in fondo, mi son stancato di mettere la maschera e modificare i pronomi personali o essere vago. In pratica ... se dovessi fare una battuta mi sentirei falso nel farla con la maschera sul viso. Sembra una sciocchezza ma non lo è. Teoricamente non avrei problemi a farle capire qualcosa (che poi non preluderebbe a chissà quali discorsi sul tema ma solo ad eventuali "battute" in libertà). Solo che ... lei è troppo legata al resto della parentela a cui non m'interessa rivelarmi. Inizio a considerarla un'amica con cui però non posso comportarmi liberamente. Il pensiero che poi la mia confidenza diventi la conferma di quanto possono sospettare altre persone a cui, ripeto, non voglio rivelarmi, mi frena un pò ... anche perchè, forse, dopo tante delusioni, deve ancora conquistare in pieno la mia fiducia su certe cose. E' come se ci stessimo studiando, proprio come si fa con le persone nuove. Vi rimando al post "PENSARE IN UN ALTRO MODO" per comprendere la mia necessità di "rivelare".

lunedì 23 febbraio 2009

CIAO, CRUZ.


E dire che nei giorni scorsi mi domandavo quale articolo scrivere prima. Di certo non avrei voluto iniziare da questo.
Te ne sei andato anche tu. A soli sette mesi dal tuo fratellino Mason. Solo che, mentre dopo la sua dolorosa scomparsa ci sei stato tu a calamitare non solo l'amore che provavo per te ma anche parte dei sentimenti rimasti sospesi dalla grave perdita, adesso non ci sono altri "fratellini" che possono attutire il colpo.
Tu e Mason eravate due tipi completamente differenti. Lui molto più felino, indipendente. Tu molto meno gatto e assolutamente bisognoso del continuo affetto di tutti noi. Ci avete dato tanto, tanto amore come credo ne abbiate ricevuto altrettanto. Posso dire senza possibilità di smentita che avete vissuto una vita da "RE", siete stati sempre al centro delle nostre attenzioni, a volte, anche a discapito di parenti e amici. Vi abbiamo sempre messo davanti a tutto perchè eravate le nostre due perle. Di Mason ho parlato al momento della sua scomparsa per cui mi concentrerò su di te, piccolo Cruz.
Ricordo il lontano 15 dicembre del 1992, giorno in cui sei entrato per la prima volta in casa nostra. Il giorno prima era scomparso Fonzie prematuramente e, vista la nostra disperazione acuta, il veterinario ci consigliò di prendere subito un nuovo batuffolino a cui donare il nostro amore. Ricordo esattamente il momento in cui il dottore ti posò sulle mie gambe e tu cercasti subito rifugio, protezione. Mi facesti da subito tanta tenerezza. Un batuffolino bianco pelississimo. Entravi nel palmo di una mano. Riuscisti con la tua sola presenza a farci superare prima il lutto che ci aveva colpito. Ricordo la tua prima cena a casa nostra (mangiasti riso e piselli!!!), quando non volevi staccarti da me perchè impaurito, com'era normale che fosse, dal nuovo ambiente in cui ti trovavi e da chissà quali peripezie avevi passato per arrivare fino a Bari (visto che provenivi dall'oriente).
Entrasti subito nei nostri cuori.
Gli episodi che si potrebbero raccontare sono tantissimi, visto che hai vissuto con noi la bellezza di sedici anni e mezzo. Mi limiterò a scrivere che eri un gatto molto socievole. Gracilino di costituzione. Assolutamente bisognoso di continue attestazioni di affetto. Ne hai passate tante , specialmente nei primi anni della tua vita, per un problema cronico alle gengive. Quanto hai sofferto, piccolino. I medici non riuscivano a trovare proprio una soluzione al tuo problema. Poi un veterinario pescato quasi per caso, propose la soluzione giusta e tu guaristi, finalmente.
Ripeto, di episodi in quasi diciassette anni ce ne sarebbero tanti, per cui mi limiterò a narrare alcune tue piccole abitudini che avevi preso negli ultimi tempi. Come, ad esempio, il pranzare e cenare con noi. Non solo ai nostri orari ma anche e soprattutto con le nostre pietanze. Ti piaceva di tutto, ma proprio tutto. Eri un'ottima forchetta. All'ora di pranzo ti piazzavi lì, sul tavolo, prima che si apparecchiasse e quando si arrivava con tovaglia e piatti, tu ti trasferivi sul "seggiolone" (un portavivande diventato.....la piattaforma "mobile" tua e di tuo fratello Mason). Dopo aver gustato il pranzo (c'era sempre una fettina di carne fatta per voi o, negli ultimi mesi, per te) andavi nel tuo cestino per schiacciare un pisolino, giusto il tempo di aspettare il "caffè". Quando arrivava in tavola la caffettiera, ti risvegliavi per il profumo (che ti piaceva tanto). Ovviamente tu non bevevi proprio il caffè...ma ci facevi compagnia divorando un bel piatto di latte...lì....con noi. Per poi ritornare a dormicchiare come l'ora imponeva.
Anche per la cena eri rigoroso. Il tuo prosciutto (o il formaggio) andava servito non oltre le 19.30. Se era il caso, non disdegnavi nemmeno un piattino di gelato, possibilmente al cioccolato.
Per non parlare della tua abidutine di bere dal rubinetto...comune anche al tuo fratellone.
E il tuo voler continuamente andar sul balcone, per affacciarti (in braccio a noi) e vedere la auto, le moto o i passanti, ascoltando i vari rumori che venivano dalla strada con fare soddisfatto.
I riti mattutini con nostra madre. Il tuo andare in bagno con lei per farti lavare gli occhietti e il faccino. Il tuo fare colazione con il solito latte, burro e marmellata (di cui eri ghiotto).
Cruz, non basterebbero cento pagine di questo blog per raccontare quello che tu e Mason avete "combinato", non ne basterebbero mille per descrivere l'amore immenso che ci avete donato.
Il giorno che sei andato via, ti son stato vicino quasi per tutta la notte. Non sei morto da solo ma con nostro fratello che ti teneva la manozza diventata magrissima.
Le persone che non amano gli animali, non possono comprendere come un gattino (o un cane) diventi una parte così importante di una famiglia.
Hai lasciato un vuoto enorme, una voragine. In sette mesi siete andati via, come se vi foste dati un appuntamento.

Cruz, piccolo amore mio, non riesco a chiudere questo articolo perchè sò che mettendo il punto, dovrò dirti addio. E, tu lo sai, ho un pessimo rapporto con la morte e con il decorso "naturale" della vita che non accetto e non accetterò mai. Probabilmente son troppo poco maturo in questo. Non mi addentro in altri discorsi che devierebbero il senso di questo post.

Picolo Cruz, tu riposerai accanto a noi, sul balcone di casa nostra. Il balcone che adoravi e che cercavi di raggiungere anche d'inverno e con la neve. Avrai una degna sepoltura.

Piccolo mio, sarà più triste la vita senza di te. Ti amo.

P.S. Anche nel tuo caso non riesco proprio a pubblicare adesso una foto, come accaduto con Mason. Mi riservo di farlo quanto prima, quando mi verrà più facile. Anche per far vedere agli amici che leggono questo blog e che non hanno avuto la fortuna di "accarezzarvi" ... quanto eravate belli e dolci. Meravigliosi.

lunedì 16 febbraio 2009

QUALE CAPITOLO APRIRE?


In questo momento sono un pò confuso. Ci sono diversi argomenti che vorrei trattare ma non riesco a focalizzarne nemmeno uno. Potrebbe quasi sembrare che abbia abbandonato questo blog ma in realtà non è proprio così. Quando l'ho aperto c'erano diversi temi che , come dei libri aperti ordinatamente, mi si palesavano dinnanzi, pronti ad essere sviscerati, analizzati e portati nel blog, seguendo il miglior modo possibile, di sostanza e di forma. Ora ho in mente diverse cosette di cui vorrei parlare. Nessuna però emerge in modo prepotente o si distingue tra le altre, permettendomi una scelta chiara sul pezzo da scrivere in qusto piccolo luogo virtuale a cui sono, oramai, affezionato. Devo dire che mi sto rendendo conto di essere entrato in un periodo in cui penso poco (nel senso che mi lascio andare con minor frequenza ai miei complessi ragionamenti complicati e, a volte , dolorosi). Forse ci sono piccole cose che stanno distraendo la mia attenzione (e non è un male). La riscoperta di una persona ricercata per anni e trovata adesso grazie a FaceBook. Una persona che ho sempre voluto trattare ma che per diverse circostanze, è stata sempre lontana da me anche se parente (potrebbe essere un argomento di discussione, visto che vorrei scriverle addirittura una lettera per farle sapere cosa penso di lei e di quello che poteva essere in passato il nostro rapporto e non è stato). Oppure potrei parlare della soddisfazione che sto provando nell'introdurre mia madre nel mondo di internet e dei suoi derivati. Oppure di come certi rapporti interpersonali siano entrati in stand by senza quasi che me ne rendessi conto; rapporti che, all'apparenza mi sembrano distanti ma forse non c'è stato alcun movimento che li ha spinti più o meno lontano da me. Oppure di come si sono trasfornati certi miei sogni con il mutare del mio modo di pormi nei confronti della vita futura (in questo caso entrerei pienamente nel campo psicanalitico di cui, modestamente, credo di essere diventato un piccolo specialista).

Gli argomenti ci sono. Mi manca solo lo spunto per iniziare ad analizzarne uno in particolare.

Invito chi legge abitualmente questo blog... a non abbandonarlo... perchè da un giorno all'altro... ci sarà sicuramente una ripresa nella pubblicazione di articoli...."a pioggia" (come diceva la grandissima Carmela Vincenti). La quiete prima della tempesta....

sabato 31 gennaio 2009

IL GUSTO DI REGALARE QUALCOSA


Faccio questa riflessione post natalizia con un mesetto di ritardo, visto che ho voluto dar spazio ad altri argomenti (un misero post...vabbè la mia vena creativa si è un pò appannata....vedrò di far qualcosa!!).

Dicevo che negli ultimi tempi ho scoperto la gioia, il piacere e la soddisfazione di fare un regalo. Per me è molto più appagante che riceverne. Anzi quando devo aprire qualche pacchetto, sono sempre imbarazzato perchè ora comprendo sul serio l'aspettativa che c'è dall'altra parte, molto simile alla mia a parti invertite.

Invecchiando si comprendono tante situazioni, tanti particolari, tante emozioni che, con un briciolo di superficialità, non si riuscivano a "gustare" prima.

Devo anche dire che non sono mai stato "attaccato" all'oggetto. Per me è sempre stato importante il gesto più che il valore monetario di un dono. Anche un foglio di carta bianco, donato da una particolare persona in un determinato momento, per me vale molto di più di qualsiasi oggetto costoso. Certo...inutile negare che un regalo "caro" comunque fa effetto ma in una maniera totalmente differente. Tra i due generi...preferisco di sicuro il dono fatto con il cuore che quello del freddo portafoglio.

Lo scorso Natale mi sono attivato, con l'aiuto di mio fratello, per acquistare degli oggetti di cui mia madre aveva il desiderio da tempo e che, prima per un certo modo di gestire i soldi da parte di mio padre, poi per la crisi che abbiamo attraversato, non era stato di certo possibile comprare. Invece qualcosa è cambiato e, dopo aver venduto casa ed aver sofferto per questo distacco assolutamente non voluto (senza contare tutte le preoccupazioni che ciò ha causato), ho pensato di "coccolare" un pò la persona che ci ha sofferto si più, esaudendo "ogni suo desiderio" (nei limiti del possibile). Per me invece non ho comprato nulla.

Beh ... devo dire che la gioia di guardare il viso di mia madre che, di certo, non si aspettava doni così "desiderati" è stata impagabile. Lei in tutti questi anni si è sacrificata per noi, mettendo sempre se stessa in secondo piano. A Natale riceveva qualche dono scontato da parte delle sorelle e qualche fredda banconota (che poi spendeva per noi figli) in una fredda busta bianca, da parte di mio padre. La musica è cambiata e si è passati agli oggetti realmente anelati. Non più labili promesse per doni post natalizi tanto per far rosicare le sorelle, ma oggetti utili, concreti e tangibili. Bello. Bellissimo. Sono stato fortemente appagato come se avessi ricevuto il regalo più grande al mondo.

Lo stesso ragionamento e sensazioni simili le provo ogni volta che dono qualcosa a qualcuno. E' chiaro che più la persona è vicina sentimentalmente, più forte risulta il tutto, sia che il regalo piaccia sia che invece non sia gradito.

sabato 10 gennaio 2009

LA CASA


In questi giorni è avvenuto quello che da più di un anno era nell'aria. La casa del piano di sotto, quella che è stata costruita metro per metro, centimetro per centimetro in base alle nostre esigenze funzionali ed estetiche(più quelle di mio fratello in verità che essendo dotato di un ottimo senso del gusto...andava bene per tutti)...per andarci a vivere noi, quella che era già adesso considerata come "un insieme" con quella dove abitiamo a tutti gli effetti, essendo diventata come una parte integrante dell'appartamento stesso ... è andata nelle mani di altra gente (tra l'altro cafona). Non è più nostra. La sensazione è strana e paradossale. Già è molto, molto difficile separarsene. In più sarò costretto a incontrare giorno dopo giorno quelli che ne hanno preso possesso, a sentire i rumori della demolizione e della ristrutturazione (loro). Il fatto che sia situata proprio al piano di sotto si sta rivelando un boomerang dagli effetti micidiali. Ho omesso (ma si era capito) che non ci siamo voluti privare dell'appartamento volontariamente. In quel caso, essendo una libera e consapevole scelta, non ci sarebbero stati questi effetti collaterali. La casa è "andata via" per tappare i buchi (le chiamerei voragini) dei debiti lasciatici in "eredità" da nostro padre... E' andata via a prezzi di saldo... Insomma una somma di motivazioni assolutamente non piacevoli che hanno cambiato e cambieranno il mio umore nei prossimi tempi (finchè non me ne farò una ragione). Sarebbe stato più facile iniziare a cercare da subito una casa dove trasferirci già da adesso per voltare pagina. Come si suol dire...lontano dagli occhi...lontano dal cuore. Sarebbe stato molto più semplice affrontare il tutto con un nuovo progetto "in fieri", magari con un'altra casa ben lontana , un luogo totalmente nuovo, dove ricominciare. Invece ... mi aspetta (aspetta quasi tutti i membri della mia famiglia) un periodo doloroso. Magari non ne parleremo... ma son sicuro che tutti proveremo le stesse sensazioni; poi a seconda di come ognuno di noi ha "vissuto" quell'appartamento, è chiaro che verranno prepotentemente a galla i ricordi.
Pur non avendoci mai "dormito", ho passato momenti indimenticabili tra quella mura. Si parte dai ricordi di quando si era bambini, quando l'immenso salone sembrava "illimitato", al primo lavoro con tanto di studio situato nella stessa stanza. Per passare agli "incontri clandestini" vissuti tantissime volte... e ai primi tempi in cui ho avuto il pc, ai miei primi approcci telefonici con il mondo gaio, alle chattate con i vari contatti, prima con il timore di fare qualcosa di sbagliato (e nascondendomi) e poi...via via sempre più consapevole e convinto. L'andare avanti e dietro nella stanza che sarebbe dovuta diventare mia (anzi lo era di fatto) con il telefono all'orecchio. Avevo un modo particolare di fare quel percorso, calpestando il pavimento senza mai toccare i bordi dei "mattoni scuri". Ho iniziato a prendere contatto con me stesso proprio in quella casa, seguendo un percorso abbastanza lento ma costante.
Negli ultimidue anni, in previsione di un trasferimento "totale" al piano di sotto, avevo "arredato" nei minimi dettagli ogni angolo di quella stessa camera che sentivo effettivamente mia. Sapevo dove piazzare letto, mobili, quadri, angoli luce, tappeti (rigorosamente simil persiani) che avrebbero dovuto ricoprire la quasi totalità dello spazio calpestabile con gli estremi adagiati l'uno sull'altro. La parete color giallo regale, l'infisso in legno, la tenda color panna. Puff...tutto svanito. Ho dovuto mentalmente riavvolgere quei tappeti, togliere gli abat-jour dislocati in quattro punti diversi. Togliere i quadri raffiguranti paesaggi tempestosi a me così cari. Via. Fuori. E' ora di chiudere quella porta. Che tristezza e che dolore.