mercoledì 30 luglio 2008

UCCISO DUE VOLTE...


Premessa doverosa. Come si evince dagli ultimi post, l'autore di questo blog è un amante degli animali, che considera esattamente come "esseri umani". Per cui chi non ha mai avuto la fortuna di dare amore ad un esserino a quattro zampe o, peggio, chi non ha la sensibilità per comprendere comunque quello che scrivo (pur non avendo mai avuto a che fare con cani, gatti e simili), non si scandalizzi più di tanto, eviti solamente di ritornare a leggermi. Le persone che dicono "era solo un animale" NON possono essere lettori di questo piccolo spazio ritagliato nel web.
Detto questo, passo al tema del post.
Come oramai avrete compreso, uno dei miei due gatti, Mason, è stato ASSASSINATO da un medico incompetente. E' stato ucciso , l'hanno fatto consumare in pochissimi giorni a causa di una cura che NON doveva fare, che NON avrebbe potuto fare , vista la sua insufficienza renale accertata. Proprio lo scorso anno facemmo una serie di analisi approfondite (nel centro di cui fa parte l'assassino) che evidenziarono tale situazione clinica. Credo che le informazioni , insomma, la scheda "ospedaliera" dei piccoli ospiti di quel centro, fossero conservate nei database di quel mattatoio. Comunque lo pseudo veterinario avrebbe dovuto chiedere informazioni al medico che aveva curato, fino a quel momento, il mio gatto. Evidentemente il bastardo è stato più attratto dal denaro che dall'onestà verso la sua professione.
Posso scrivere quanto voglio ma tanto il piccolo Mason non tornerà mai più. Diciamo che il tutto è da prendere come sfogo, come profonda frustazione e tanta, tantissima rabbia. Mi sento in colpa perchè se l'avessi portato io, cioè se fossi entrato in quella fogna, mi sarei accorto che la sua dottoressa non lavorava più da quelle parti. Sono un acuto osservatore e certi particolari non mi sfuggono. Magari l'avremmo contattata prima e ora non starei scrivendo questo triste post, rivolgendo le mie attenzioni ad argomenti certamente più lieti.
La seconda volta in cui è stato UCCISO? Semplice, la mia mancata promessa di non ridurlo in un mucchio di cenere (sono assolutamente contrario alla cremazione per tutti). Visto che quando morì Fonzie, fummo presi totalmente alla sprovvista e, non sapendo dove poterlo sistemare, acconsentimmo a quell'azione ORRIBILE, davvero ORRIBILE per me, negli anni, ho sempre detto al mio Mason che lui e il suo fratellino Cruz, non avrebbero fatto MAI una fine "doppia" del genere. Avevo già progettato (da tempo) di seppellirlo sul balcone di casa nel modo migliore. Non abbiamo un giardino, però con un pò di buona volontà, si sarebbe potuto fare il tutto con raziocinio e rispetto.
Pensatela come volete, voi che leggete, ma il bruciacchiare un corpo , PER ME, è assolutamente un modo per NON rispettarlo dopo la morte.
Io non avrò mai figli e il mio "bambino" meritava di certo più rispetto. So di averlo deluso perchè non sono riuscito a mantenere la promessa fatta.
Poi in casa non son stato assolutamente compreso. Mi son trovato a vivere questo dolore DA SOLO, anche per non pesare più di tanto sugli altri.
Non è stato compreso il perchè ho cercato di battermi con tutto me stesso per far valere le mie opinioni. Ho litigato con mio fratello perchè, è evidente, abbiamo due modi opposti di vedere le cose. Ovvio che in questi casi poi tutto venga esasperato. Abbiamo sempre avuto punti di vista differenti. In tutto.
Ora, dopo aver temuto la telefonata che avrebbe annunciato la sua morte, ad ogni squilo del telefono, temo il momento in cui certificheranno la sua seconda UCCISIONE.
Inutile dire che mi sono legato al dito (come si suol dire) quello che è accaduto. Io non dimentico. MAI. E mai lo dimenticherò finchè avrò vita.
Mason, piccolo amore mio, mi spiace. Non ho potuto tener fede alla promessa fattati da così tanto tempo, perchè delle persone hanno deciso così.
Io non posso che piangerti disperatamente per la seconda volta.
PERDONAMI.

lunedì 28 luglio 2008

E' IL MOMENTO DELLA RABBIA...


Ho appena saputo che Mason è stato curato male da un medico (che non era il suo) che gli ha prescritto una terapia che lo ha stroncato definitivamente. La dottoressa che lo curava, ci ha detto che se ci fossimo rivolti a lei, il gatto avrebbe vissuto ancora un pò. Solo che noi non sapevamo che si era trasferita da un'altra parte e alla clinica in cui abbiamo sempre portato i nostri gatti , da 16 anni a questa parte, si son sempre dimostrati attenti.
Ora restano tente domande e una rabbia in corpo enorme. Rabbia, rabbia, rabbia. Una cosa è certa. Mason non c'è più, me l'hanno ucciso, proprio come nel '92 un altro medico indegno "assassinò" Fonzie.

domenica 27 luglio 2008

CIAO MASON...GRAZIE DI TUTTO L'AMORE CHE MI HAI DONATO.


E' accaduto quello che non volevo. Mi hai lasciato. Perdonami piccolo amore mio, ora non mi vengono le parole, avrei mille cose da scrivere ma non riesco a distinguere i tasti della tastiera, visto che le lacrime sgorgano dai miei occhi in maniera copiosa. Scusami anche per aver tolto per il momento la tua foto. E' straziante entrare nel blog e vederti con il faccione incuriosito dei tempi migliori. Ogni angolo della casa mi ricorda te. Anche la tastiera su cui scrivo, il monitor su cui vedo le immagini. Quante volte hai fatto una passeggiatina sui tasti, coprendomi completamente la visuale. Quante volte sei stato ai piedi della mia sedia, in attesa che mi alzassi. Quante volte , la sera, mi hai aspettato pazientemente fino al momento di spegnere il Pc (che riconoscevi dal suono), per poi prendere le tue dosi quotidiane di coccole "notturne".
Amore mio, non so se, come credo, ci sia un'altra dimensione, se ci rincontreremo da qualche parte. Sappi che mi hai riempito il cuore per 14 anni con amore allo stato puro. Senza chiedere nulla. Amore che ho ricambiato giorno per giorno. Quante volte mi sono fermato ad osservarti nei tuoi gesti di tutti i giorni. Quante volte mi sono incantato nel vederti semplicemente dormire. Quanta gioia sentirti far le fusa nel modo particolare come solo tu sapevi farle. Quante volte mi sono addormentato con il soave suono della tua "felicità" che rimbombava nelle mie orecchie. Era impossibile non amarti. Ti ho voluto fortemente in casa, quando sei stato trovato per strada, denutrito e con i segni di evidenti maltrattamenti. Siamo riusciti a farti vivere come un RE, non ti è mancato mai nulla in termini d'affetto e di tutto il resto.Mi sei stato vicino in tanti momenti brutti, con il tuo smisurato amore, con il tuo semplice chiedermi coccole, qualche biscottino e un pò di carne. Niente di più. Ci siamo sempre capiti con lo sguardo. Mi è sempre bastato farti l'occhiolino (a cui tu hai sempre risposto) per "parlarti" , per rassicurarti, per mostrarti tutto il mio amore.
Sei stato mio complice per più di un terzo della mia vita.
Ora non ci sei più. Non ci saranno più quegli sguardi d'intesa tra noi. Non sentirò più il suono della tua voce.
Piccolo amore mio, perdonami. Non riesco a scrivere più nulla.
GRAZIE DI TUTTO, GRAZIE DI ESSERE CAPITATO NELLA MIA VITA, GRAZIE PER AVERLA RALLEGRATA.
TUTTO L'AMORE CHE MI HAI DONATO E' ANCORA INTATTO NEL MIO CUORE E LO CONSERVERO' CON CURA FINCHE' AVRO' VITA.
CIAO AMORE MIO.

mercoledì 23 luglio 2008

IL GRANDE FRATELLO DEI PENSIERI...


Il Blog compie due settimane. Poco, pochissimo. Mi viene da fare subito un piccolo bilancio di questi 15 giorni passati ad aprire il mio cuore al pubblico, anche se chi legge i miei scritti è un "pubblico qualificato" in quanto si tratta... dei miei amici. Questo blog non è nato per essere diffuso in maniera capillare. Anche se in fondo alla pagine c'è un invito a votarlo (il tutto è nato solo ed eslusivamente per un gioco, senza alcuna finalità pecuniaria). A me piacciono le statistiche e mi diverte scalare le classifiche. Ma non è che speri una folla sconfinata di gente sconosciuta venga a leggermi. Il mio scopo non è questo. Piuttosto farmi conoscere in modo profondo e fare, nel contempo, una sorta di autoterapia psicanalitica.
Durante la mia esperienza di "analisi" (che consiglio sempre a tutti), più di una volta mi è venuto in mente di tradurre i pensieri in lettera, di "fermarli" su di un pezzo di carta (che novità!!). Qualche volta l'ho fatto, facendo poi leggere il tutto allo "scrivano" (modo colorito in cui chiamavo il terapista, vista la sua continua attitudine di scrivere tutto quello che dicevo...silenzi compresi). Per cui posso dire che è prassi consolidata. Però un conto è sapere che certe cose verranno commentate da una persona sola (peraltro da me pagata profumatamente e senza alcun tipo di legame affettivo), un altro è mettere a disposizione di un pubblico più vasto...tutto quello che mi passa per la mente, dai ricordi di quando ero bambino , alle sensazioni, agli odori che preferisco , alle abitudini, al palpitar del mio cuore per qualcuno, ecc.
In pratica (come dice il mitico Moggi) il mio non è esibizionismo bensì voglia di esprimere dei pensieri, i miei pensieri e farne venir fuori un confronto.
Frequento due forum a sfondo prevalentemente calcistico. Specialmente in quello bianconero (a proposito...FORZA JUVE) gli argomenti non sono più solo di ordine pallonaro. Ci si conosce da tempo per cui oramai si parla un pò di tutto. Ovvio che ci si senta comunque limitati.
Diciamo che è tutto diverso, visto che quando ho diffuso e invitato gli amici a venire a leggermi, è come se in realtà avessi offerto loro un caffè sul terrazzo di casa mia. Insomma chi viene a trovarmi sa che si parla di me, sa che potrà leggere di tutto, esperienze e pensieri leggeri, pesanti, a volte indigesti. Il forum, invece, è una piazza in cui si può essere ugualmente in confidenza ma rimane sempre...una piazza dove si incontrano gli amici. La differenza è sottile ma evidente.
La particolarità di questo "angolo di rete" che ho recintato (con alcune siepi di fresie, il mio fiore preferito) è anche un'altra. C'è un particolare incrocio di persone, che mi conoscono in ambiti diversi, che difficilmente si potrebbe ricreare in altre situazioni. Si passa da mio fratello che, credo, mi legga, alle mie amiche Concetta e Mara, dagli amici carissimi dei forum a cui non ho ancora avuto (purtroppo) il piacere di stringere la mano o andare a prendere un caffè piuttosto che mangiare una pizza (con la maggior parte mi sono però sentito diverse volte per telefono, che è già qualcosa, viste le distanze), all'amico d'infazia Ruggiero che, credo, tra un pò inizierà a frequentare questo posto, per terminare con il mio amico Marco, che ho avuto la fortuna di conoscere due anni fa e che nell'ultimo periodo ha avuto la "sfortuna" di doversi sorbire quasi ogni sera, le mie lagne per telefono.
Per tornare al titolo di questo scritto, fa impressione in un certo senso, sapere che quello che scrivo, espressione di un mio pensiero magari anche profondo, venga letto da altri seppur persone di fiducia. Vi assicuro che procura una strana sensazione. Ecco perchè mi è venuto in mente il Grande Fratello (mi riferisco al vero reality, quello dei primi anni, non alla pagliacciata di adesso), gente comune che decide di dare se stessi in "pasto" al mondo. Permettetemi la similitudine, da prendere nel senso buono del termine.
Proprio per questo si è portati naturalmente a scoprirsi al 90% perchè viene spontaneo (almeno per adesso per me è così) pensare a chi leggerà queste pagine. E' sempre una buonissima percentuale. Magari , con l'andar del tempo, inizierò a non pensare più che...."ci son le telecamere che mi osservano" (come dicevano i pionieri di quella trasmissione tv), colmando quel 10% di istintività che al momento manca.
E' comunque un'esperienza affascinante che mi auguro di portare più in avanti possibile nel tempo.

venerdì 18 luglio 2008

A TE



Ho deciso di decicare una canzone a qualcuno. Il brano è uno dei più belli che abbia sentito negli ultimi tempi, nonostante sia stato scritto e interpretato da Jovanotti che non riscuote certamente le mie simpatie (soprattutto perchè somiglia tantissimo ad una delle persone che mi ha fatto più male in passato). Non nascondo che non mi lascia indifferente o insensibile e, ogni volta che l'ascolto, mi si inumidiscono gli occhi, specialmente in alcuni passaggi. A TE è un testo scritto per un figlio. Per me è semplicemente una splendida dichiarazione d'AMORE, puro , sincero e disinteressato. Il testo si presta a molteplici interpretazioni (poi ognuno ci legge ciò che più sente). Per cui la si può "cantare" ad un figlio oppure ad un genitore o ad una persona cara. In questo caso la mia dedica è, per chi mi conosce bene, scontata: per mia madre, la persona per me più importante al mondo. So bene che è pochissimo in confronto a tutto quello che le vorrei dare e che merita, però è sempre qualcosa, un piccolo ma significativo gesto. Per cui...cara mamma...questa canzone è dedicata A TE!



A te che sei l’unica al mondo l’unica ragione
Per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro
Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato all’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro pronto a difendermi
Con gli occhi bassi stavo in fila con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto e mi hai portato con te
A te io canto una canzone perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo e la magia che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria come bollicine

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei

A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore
A te che io ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti stringendoti un po’
E poi ti ho visto con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita e trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni e l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio e anche nella paura
A te che sei la miglior cosa che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni e resti sempre la stessa

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei

A te che non ti piaci mai e sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica che io posso avere
L’unico amore che vorrei se io non ti avessi con me
A te che hai reso la mia vita bella da morire
Che riesci a render la fatica un immenso piacere
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Semplicemente sei
Compagna dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei

mercoledì 16 luglio 2008

IGNORANZA, STUPIDITA' O PREGIUDIZIO?


Ignoranza? pregiudizio? stupidità? Ci sono tanti modi per definire le persone che non riescono, per limiti culturali o mentali, a comprendere che due individui dello stesso sesso possano amarsi senza che l'uno o l'altro abbia un ruolo diverso da quello donatogli dalla natura. Con l'andare degli anni, devo dire, parte della gente ha iniziato a comprendere, resta però sempre una grande fetta della popolazione che è rimasta davvero indetro (parlo dell'Italia visto che altri paesi sono molto più evoluti e meno gretti di noi). E non sto parlando solo del pensionato del piccolo paese di montagna. Mi riferisco anche a giovani di una certa cultura, di un certo livello sociale, magari professionisti o semplice gente comune. Quando mi capita di ascoltare certe affermazioni (per strada o in tv), mi viene l'istinto di salire in cattedra e "mettermi a fare il professorino" dicendo loro una volta per tutte che sono limitati, limitatissimi e, a volte, una vergogna per il genere umano. Sono molti i modi in cui vengono definiti gli omosessuali. Eviterò di enunciare le accezioni al termine più volgari. Già la parola "gay" mi da fastidio perchè sembra quasi voler distinguere qualcosa che invece dovrebbe passare inosservato ai più, cioè la vita sentimental-sessuale di un individuo. Non parliamo poi del vocabolo "diverso" (diverso da chi? da cosa? da quale modello?). Lo ABORRO (come direbbe Mughini). Il termine tecnico posso anche accettarlo solo ed esclusivamente per evidenziare l'attitudine di ogni individuo (strettamente intima e da non sbandierare ai quattro venti), rispetto al sesso. Poi non ci dovrebbero essere altre distinzioni. Che però, purtroppo, esistono. Non sopporto i Gay Pride anche perchè la stampa e la tv evidenziano solo una parte della manifestazione (a cui non ho mai partecipato), quella del corteo carnevalesco, non parlando colpevolmente delle tante iniziative che si legano alla manifestazione che annualmente si tiene in giro per l'Italia. Ecco, quelle sfilate, per me, rovinano quanto di buono si riesce a fare con il passare del tempo, rendendo vano l'impatto di assoluta "normalità" che alcuni omosessuali più noti, riescono a portare davanti agli occhi della gente, mostrando che siamo tutti assolutamente uguali. Tutti quei "mascheroni" portano ad indentificare i gay con quelli che si vestono con i corpetti di pelle nera, le borchie o, peggio, si truccano e ballano come dei tarantolati. Ebbene i gay sono altro. Per me farebbe più scalpore una sfilata di uomini in giacca e cravatta e donne vestite elegantemente. Ciò creerebbe un grossissimo impatto in chi si rifiuta di "guardare" con spirito critico e con una certa apertura mentale a tutto il sistema. Una sfilata del genere destabilizzerebbe tutti, specialmente gli omofobi e quelli che, in generale, hanno paura di chi non è a propria immagine e somiglianza. Farebbe capire che la popolazione gay è diffusa molto più di quanto si possa immaginare, che gay potrebbe essere il fornaio, gay potrebbe essere il postino piuttosto che il macellaio, un impiegato della posta oppure un avvocato, un ingegnere, un meccanico o un qualsiasi professionista, un figlio, un padre, uno zio, un cugino, un amico ecc. Invece quei carrozzoni provocano l'effetto contrario del messaggio che dovrebbe essere diffuso. Io probabilmente sono stato fortunato, visto che le persone a cui ho voluto rivelare quella parte di me, si sono sempre comportate in modo esemplare (tranne un paio di casi e qualche parente un pò retrogrado). Magari persone che non avevano mai sentito parlare di questa realtà e che non avevano la minima idea che potesse essere più vicina a loro di quanto avrebbero potuto immaginare. E' bello sentirsi dire da un'amica "son contenta di averti conosciuto anche perchè mi hai insegnato molto, facendomi percepire una parte del mondo che mi era assolutamente oscura". Credo che, in linea di massima, si debba (come in tutte le cose) distinguere tra persone intelligenti e stupide, tra quelle che si fermano a riflettere e chi passa sopra a qualsiasi cosa con fare superbo e ignorante. Non credo ci voglia molto nel comprendere che tra due uomini scattino gli stessi meccanismi che intercorrono tra due persone di sesso diverso. Che ci siano le stesse identiche emozioni, le stesse attrazioni, le stesse modalità d'approccio. Che si provano gli stessi sentimenti, la stessa dolcezza, la medesima tenerezza. Difficile far comprendere che il cuore batte allo stesso modo. Difficile far capire che non ci sono un lui e una lei in una coppia di maschi (e che soprattutto sempre maschi rimangono in ogni caso). Quante volte (ero ancora in incognito....) ho sentito dire da alcuni parenti (spettegolando magari su una coppia gay conclamata) "mah..chissà chi farà l'uomo tra i due". Non è orgoglio maschile ma semplice constatazione dei fatti. La sessualità è molto, molto variegata. Anche tra gli omosessuali ci sono quelli (come dico io) a cui manca solo la gonna che non hanno nulla a che vedere con la maggioranza dei casi. Per non parlare poi della confusione che si fa tra gay,trans, travestiti. Mondi del tutto differenti che vengono spesso e colpevolmente associati. Vabbè...per il momento scendo dalla cattedra e svesto i panni del "professorino". Ci sarà sicuramente ancora occasione di parlare di questi argomenti, visto che, comunque, la mia vita è permeata da questa condizione. Ben inteso...se dovessi rinascere sceglierei ancora di essere gay...magari prendendo consapevalezza molto tempo prima e cercando di vivere il tutto da subito con maggiore leggerezza.

domenica 13 luglio 2008

A MIO PADRE


Ciao papà.Ti parlo ancora come se potessi sentirmi o leggermi. Francamente non so se e cosa ci sia dall'altra parte (ne parlerò in un altro post), a me piace pensare che tu possa leggermi o prendere direttamente dal cuore le parole che sto per regalarti.Il nostro rapporto si è trasformato negli anni, purtroppo in peggio.Durante il periodo dell'infanzia e poi quello dell'adolescenza, tu eri per me una figura molto forte, rassicurante, colui che tutto "aggiustava", quello a cui ci si doveva rivolgere per qualsiasi problema esterno alla casa, che risolvevi sempre nel modo migliore.Tra di noi non ci sono stati mai particolari gesti d'affetto. Non ricordo una carezza (meglio, solo una di cui parlerò alla fine di questo scritto) o un abbraccio. Però comunque eri presente. Non ci hai mai fatto mancare nulla dal punto di vista economico. Ci hai dato sempre di più di quel che si poteva. Anche in periodi di crisi tu cercavi sempre di accontentare le nostre esigenze. Quelli che sono mancati son stati i gesti d'affetto. Ognuno è come è. Magari più o meno riservato. Però non posso far a meno di sottolineare che quella è stata una grossa lacuna. Ricordo che quando ero piccolo, ogni sera, al tuo ritorno da lavoro, venivo incontro per darti un bacio sulla guancia. Era una bella abitudine che poi ovviamente si è persa nel tempo con il mio crescere. Come se dare un bacio ad un genitore fosse qualcosa di strano.
Come dimenticare l'unico viaggio che abbiamo fatto assieme. Ero molto piccolo e, sebbene soffrì molto di nostalgia per la casa che mi mancava, ho comunque dei piacevoli ricordi. Io, te e il tuo amico, a girare la Toscana (con base a Montecatini) nella 131 diesel color blu, con me in mezzo ai due sedili davanti (avevo solo 8 anni). Come dimenticare le nostre passeggiate domenicali, quasi un rito. E le nostre serate passate al bar, con i tuoi amici, che si concludevano con una bella sfida ai videogames a cui tu mi battevi sempre. Come dimenticare i riti della festa patronale, di cui ho fatto cenno nell'articolo precedente. E poi (ero piccolissimo, avevo 3-4 anni) quando mi portavi la domenica a pranzo fuori per poi ascoltare le partite alla radio (i ristoratori rimanevano sempre sbalorditi per i miei modi "da adulto" e mi chiamavano "piccolo lord", per il modo che avevo di comportarmi sempre con garbo a tavola, nonostante la tenera età). E le nostre lunghe passeggiate per Milano, quando fummo costretti ad andarci per far operare Angelo. Ricordo che mi sentivo protetto, sempre con il tuo braccio poggiato sulla spalla. Avrei affrontato chiunque perchè sapevo di avere te al mio fianco. Beh... sappi che tutte queste cose non le ho dimenticate, non potrei , non sarebbe possibile.Anche se, negli anni, abbiamo iniziato ad avere problemi, ho incominciato ad essere quello che più ti pungolava , per sottolineare il tuo errore di scegliere un'altra donna che non fosse mia madre. Meglio...di non scegliere da che parte stare, di tener aperte due strade incompatibili. Ero io che, quando presi la patente, mi appostavo soltanto per farmi vedere da te. Volevo che sapessi, che mi vedessi, che fossi infastidito, che ti vergognassi di quella tua vita "segreta" (che poi tutti conoscevano) che durava da tanti anni. Ricordo anche quando uscivamo io, te e lei...il sabato per far la spesa il sabato o la domenica per una passeggiata. Anche in quel caso ero piccolissimo e non mi rendevo conto che ero il vostro "alibi" per poter andare ovunque con il consenso di tutti. Mia madre era sempre impegnata con la casa e voi due portavate "il piccolo a fare una passeggiata". Comunque l'intento di questo scritto non è il rinfacciarti qualcosa di cui ti scrissi in una lettera (che leggesti) anni fa. Voglio solo ricordare le cose più belle di te. Perchè ce ne sono state. Ti sembrerà strano ma ora mi vengono alla mente solo le cose positive. La tua morte ha messo in secondo piano tutto il "marcio" che ha portato a far degenerare il nostro rapporto, fin quasi renderlo un "non rapporto" a forza di liti quotidiane più o meno accese. Rapporto che si è compromesso sempre per una tua NON scelta, per un tuo non decidere con chi stare, per il tuo far del male (psicologico) continuo a mia madre, che è la persona più importante della mia vita ( e tu lo sapevi benissimo). Non ti ho mai parlato di me, della mia identità sessuale, perchè hai sempre detto che un "figlio come me" non l'avresti mai accettato. Salvo poi rendermi conto, negli ultimi anni, che, comunque, mi avevi accettato lo stesso. Me ne accorgevo dai tuo toni molto pacati sull'argomento, quasi a volermi far capire che "sapevi" (perchè, tra parenti ,basta uno spiffero, un piccolissimo errore e, purtroppo, le voci circolano). Sono sicuro che con questo scritto non riuscirò a dirti tutto, sarebbe impossibile. Comunque sappi che ti ho pianto molto. Anche se al tuo funerale alcuni parenti dissero che ero "insensibile, freddo come un ghiacciolo". Ti piango ancora adesso anche perchè ho molti rimorsi. Come quando, lo scorso anno, non volli accompagnarti a casa in auto dall'ospedale (eravamo a far visita a mio fratello) per orgoglio. Visto che lei ti aveva accompagnato all'andata (tu non guidavi più da qualche mese), ti dissi che poteva venire a prenderti anche al ritorno e che non avevi bisogno di me. Ebbene tu, che già stavi male, eri appesantito e stanco, andasti via ugualmente e prendesti il bus per rincasare. Papà, non hai idea di quanto sia pentito di quel gesto che, per me, è diventato il paradigma di tutto quello che da adulto, nonostante tutto, avrei dovuto fare, di tutte quelle parole anche molto pesanti e cattive, ti rivolgevo durante le nostre litigate (ricevendone altrettante). Oppure proprio all'ultima festa patronale che hai vissuto con noi, visti i rapporti familiari completamente sfilacciati, rimanesti in casa a mangiare la focaccia, tutto solo, mentre io, mia madre e mio fratello seguivamo la tradizione di consumarla sul terrazzo, all'aria aperta. Non credere che non mi sia accorto della tua sofferenza. Lo hai voluto anche tu, perchè sarebbe bastato poco per venire incontro a noi, che, in fondo, non ti abbiamo mai messo alla porta. La nostra ultima litigata è stata davvero pesante. Venti giorni prima che tu lasciassi la nostra casa. Anche quando si pranzava, oramai, non ci si guardava più in faccia. Era una convivenza forzata che faceva male a tutti. Quel giorno volarono parole molto pesanti, io ti augurai tanta sofferenza. Lo so, son cose che si dicono nella foga del momento. Però adesso mi fa male averti detto ogni singola parola, perchè non lo pensavo sul serio. Pochi giorni dopo ci fu il tuo compleanno. Fui l'unico in casa a venirti a dare il bacio e a farti gli auguri. Non ne ricevesti altri e so che rimanesti male (fino a piangerne) per quelli non ricevuti da mio fratello, dal tuo figlio più grande e, forse, prediletto. In questi casi tutti i piccoli gesti vengono amplicifati e non ti rendesti conto che lui è così, non va molto d'accordo con le ricorrenze. Dimentica quasi quasi persino il suo. Però in quella particolare circostanza, ti fece tanto male. Di contro , per fortuna, posso ricordare che dopo quello scontro verbalmente così violento di cui ho parlato, ci fu una tregua VERA. Io ricominciai a guardarti negli occhi, ad ascoltare senza pregiudizi ogni tua singola sillaba. Il tuo discorso fatto per il "salvataggio" della situazione patrimoniale un pò compromessa, fu recepito al 100% e approvato. Ricordo che ritrovai (troppo tardi) il padre di tanti, troppi anni addietro. Da quel giorno in avanti i nostri rapporti cambiarono come per magia. Come se si fosse giunti ad un punto di non ritorno e tu avessi deciso di svoltare in extremis. Oppure semplicemente sentivi che ci stavi per lasciare e volevi farlo nel modo migliore. Da quel giorno ho ricominciato a parlare con te, a discutere di calcio e della fede calcistica che ci divideva. Ora che ci penso, tu, fiero nemico della Juventus, la mia squadra del cuore, dicevi che, in fondo in fondo, quando vinceva eri contento solo per me, perchè io ne ero assolutamente innamorato. E questo non l'hai detto negli ultimi giorni ma sempre. Come a volermi dire nel modo più contorto che mi volevi bene, che per me andavi contro il dogma calcistico in cui credevi fin da quando eri piccolo: la "fede granata" come la chiamavi tu. Poi la tua situazione fisica è peggiorata. Ho visto spegnerti giorno dopo giorno, diventare piccolo, piccolissimo e quasi indifeso. Anche se volevi far finta di avere ancora tanta energia.Ricordo la tua ultima sera a casa. Tu oramai deliravi per via del sangue che non affluiva più bene al cervello. Mi facevi tanta, tanta, tantissima tenerezza caro papà. Finalmente ti decidesti (se l'avessi fatto alcuni mesi prima...può darsi che ora saresti stato capace di leggere questa lettera ...qui..vicino a me) e ti ricoverasti. Domenica 26 Agosto ci chiamarono perchè tu avevi avuto una crisi e credevano che non avresti superato la notte. Io venni (c'era già mio fratello) all'ospedale. Eri in terapia intensiva. Quasi quasi non volevo entrare nella stanza e adesso ringrazio chi mi spinse a farlo. Ti vidi con tanti fili e cavetti che percorrevano il tuo esile corpo tremolante. Le macchine segnalavano ogni tuo segnale di vita. Ma eri ancora vigile e riuscivi , anche se a fatica, a riconoscerci e a parlare. Ricordo che la prima frase che mi venne in mente quando arrivai al tuo capezzale fu "E adesso? il prossimo derby non lo vedremo più insieme?". Pensa un pò. Finalmente la Juve era tornata in A, c'era la possibilità di vedere di nuovo una partita che mancava da alcuni anni e tu non l'avresti guardata con me (sei morto esattamente 10 giorni dopo il derby). Poi mi lasciarono solo con te e mi sentì fortemente in imbarazzo. Tu dipendevi assolutamente da me. Ricordo che ti dissi subito "Ti voglio bene, scusami se non sono venuto prima". E tu, a fatica rispondesti quasi sorridendo "non ti preoccupare, stai tranquillo, lo so che a te gli ospedali non piacciono". Poi ti chiesi come stavi e facesti spallucce, come a dirmi "non si vede?". Mi dicesti: "e mamma?" e poi "vi ho voluto sempre bene, a tutti voi". Mi chiedesti un pò d'acqua e per la prima volta...ti feci bere. Non sapevo come fare, ero consapevole che quella era l'ultima volta che ti avrei visto. Volevo andar via ma non riuscivo a staccarmi da te. Sapevi benissimo che mi stavi salutando. Dopo qualche altra parola scambiata, ti accorgesti del mio imbarazzo e mi dicesti "dai, su, vai da loro, non ti preoccupare, fai entrare Angelo (mio fratello)". Mi desti l'autorizzazione a lasciarti. Io mi avvicinai come a volerti dare un bacio e ti dissi nuovamente "Ti voglio bene, te ne ho sempre voluto". Tu mi accarezzasti per la prima volta in vita mia il volto, rispondendo "anch'io" cercando di sorridere. Mi stavi proprio salutando. Dopo quelle parole , quasi spinto da te, mi girai e andai via. Ti dissi "ciao" e tu alzasti la mano per salutarmi. Dopo un mese e mezzo di coma in rianimazione, in cui non sono riuscito a venirti a trovare per mancanza di coraggio, ci hai lasciato. Hai lasciato in sospeso il discorso di riconciliazione aperto quel giorno di agosto. La gente crede che non ti abbia pianto. Invece forse sono quello che l'ha fatto di più. Anche adesso che ti ho scritto questa lettera, mi son dovuto fermare varie volte per asciugarmi il viso. CIAO PAPA'. Mi auguro di rincontrarti da qualche altra parte (anche se non ci credo più tanto). Sei stato importante per me e avrei voluto viverti in maniera diversa. Le circostanze non ce l'hanno permesso. Sappi che ti voglio bene, te ne ho sempre voluto anche quando si litigava di brutto. CIAO PAPA'.

giovedì 10 luglio 2008

QUANTO COSTA DIRE SEMPRE LA VERITA'?


E' giusto dire sempre la verità? E' giusto cercare di apparire in una condizione migliore rispetto a come ci si sente sul serio per non dare ulteriori preocupazioni a chi ci sta intorno? Beh...devo dire che io son stato quello che ha cercato di dire la verità sempre e comunque. Se delle volte sono stato costretto ad ometterla, l'ho fatto per delle ragioni contingenti che non era facile aggirare. Probabilmente però l'essere eccessivamente sinceri non paga, soprattutto con le persone che evidentemente non sono così vicine come vorrebbero farci credere. Nella mia vita ho dovuto affrontare una verità difficile da gestire. Qualcosa di strettamente personale che quando mi è piombata addosso, meglio, quando ne ho preso consapevolezza, mi ha fatto andare in tilt, tanto da dover cercare "rifugio" nell'analisi (che merita un capito a parte, visto poi come ne son rimasto affascinato).
Ho sempre avuto un rapporto splendido con mia madre. A lei ho sempre detto tutto quello che si poteva dire. Di conseguenza, quando mi son trovato di fronte ad un ostacolo che l'avrebbe fatta soffrire comunque, mi
son fatto mille scrupoli. Sapevo che le avrei fatto male, sapevo anche che non volevo tenerle nascosta una parte così importante di me, direi fondamentale. Ci ho messo ben 10 anni per sintetizzare il tutto, nel frattempo ho preso sempre più consapevolezza di me stesso, mi sono "intostato" come si potrebbe
dire volgarmente a proposito dell'argomento che avrei dovuto trattare. Ricordo che le ho scritto diverse lettere (che non ha mai letto). Ma non avevo mai la spinta necessaria per affondare il colpo e consegnarla, sperando in una sua reazione non molto negativa. Decidevo quindi di lasciar perdere e ricominciavo
a pensare sul come avrei potuto parlarle di me. Il mio analista mi ha sempre detto che si può dire tutto a tutti, bisogna solo trovare il momento giusto e le parole più opportune. Tutti sono più o meno capaci di sopportare dei colpi più o meno forti. E' sempre importante centrare l'attimo preciso, quello in
cui far meno danni. Passavano i mesi e andando a rileggere la lettera da me scritta, mi rendevo conto che doveva essere modificata perchè non rispecchiava più la percezione che avevo di me stesso, il modo che avevo in quel momento di parlare di quell'argomento. Non mi rendevo conto che in me qualcosa stava evolvendo e la consapevolezza, evidentemente, si rafforzava sempre di più, dandomi sempre più forza. Per farla breve, mi sono reso conto che era giunto il momento più opportuno quando, rileggendo lo scritto dopo mesi, non ho avuto bisogno di correggere neppure una singola virgola. Così presi il coraggio a due mani e...addirittura le parlai, senza l'aiuto della lettera (che volle leggere comunque dopo).
Beh...devo dire che son stato fortunato. Ho trovato una persona comprensibile e "umana", per cui è solo importante che un figlio sia felice, in qualunque modo voglia vivere la sua vita, con chiunque voglia dividerla. Non è passato molto tempo da quella confessione che, sul momento, mi ha liberato di non so quanti quintali che portavo sulle spalle. Più o meno 4 anni. Lei ha assorbito il colpo, mi auguro, nella maniera migliore. Sicuramente avrà barcollato, però non me l'ha dato a vedere. In questo è stata fantastica. Ultimamente le ho scritto un'altra lettera, di cui magari, parlerò più avanti se e quando ne avrò voglia o ne sentirò la necessità. Mi sono reso conto che davvero si può dire di tutto a tutti. Mi son reso conto che non si deve aver paura di rivelare certe verità. Il problema è che non tutti sono disposti ad accoglierle. E torno a parlare di quanto affermato all'inizio. Posso dire che la stessa cosa l'ho rivelata ad un amico (oramai ex), con cui praticamente son cresciuto, con cui sono andato a scuola, con cui ho studiato, con cui sono andato al mare insieme, con cui ho mangiato e dormito. Ebbene lui non ci ha pensato due volte a sbattermi la porta in faccia (scriverò un articolo anche sul tizio in questione, non scampa!). E dire che spesso si pensa che parlare con gli amici è più facile che farlo con un genitore o con un fratello. Per fortuna è stato l'unico caso di "fuga". Era evidentemente uno stronzo che ha avuto paura di confrontarsi. Probabilmente gli ho fatto vedere qualcosa di lui che "non voleva vedere" ma che ai miei occhi invece era chiarissimo. Non lo vedo da dieci anni, per cui non so (ma non credo) se ne abbia preso consapevolezza. Credo che abbia perso un'occasione importante per poter venir fuori senza tanti casini, potendosi confrontare con me. Per il resto, ogni volta che ho reso partecipe qualcuno (che per me significa farlo entrare nel giardino che ho citato in un altro post), ho sempre ricevuto risposte positive che mi hanno dato molto coraggio, facendomi capire che la scelta di aprirmi non è poi così sbagliata. Ora, almeno sotto quel punto di vista, sono abbastanza tranquillo. Non ho bisogno di inventarmi chissà cosa per paura che chissà quale voce possa arrivare a chissà quale orecchio (anche perchè conduco una vita tranquilla, tranquillissima.....anche troppo).
Lo stesso discorso lo si può affrontare per gli stati d'animo. E' giusto mascherare quando non si sta proprio bene per non far preoccupare chi ti sta al fianco e intorno? Oppure è più giusto non mettere alcuna maschera, col rischio di aggravare magari una situazione già abbastanza delicata, parlando nel tentativo di liberarsi almeno in parte?
A voi, lettori, l'ardua sentenza...

mercoledì 9 luglio 2008

VICTOR HOUSE


Credo che non ci siano dubbi sul senso di questo post. Ebbene sì. Dopo anni di ricerche più o meno inconsapevoli, ho trovato il personaggio che più mi somiglia caratterialmente, il Dottor House. Vabbè diciamo che il suo "modo di fare" fa parte di me, è una parte di me. Poi c'è il resto che è un pò meno burbero e "orso". Solo che preferisco sempre far emergere l'House che è in me, forse per mascherare le debolezze, la mia timidezza, la mia dolcezza. Forse ho paura di essere ferito dalla gente che non conosco o che inizio a conoscere, per cui mostro la parte che "sembra" più sprezzante. Solo che c'è chi si ferma alla corazza esterna e chi ha il coraggio di conoscermi nel più profondo.
Sarcastico, ironico, autoironico, sardonico, cinico (in alcune situazioni). House è tutto questo. Anche lui però nasconde una parte tenera che non fa vedere quasi a nessuno. Comunque pochi hanno il privilegio di entrare in quella zona del suo "giardino". Parlo di lui ma so bene che sto descrivendo me stesso. Ovviamente non è una regola fissa. Dipende dalle situazioni o dallo stato d'animo. C'è chi riesce a vedere una persona cordiale e sorridente da subito, chi, invece, deve sudare parecchio per giungere all'anima vera, passando nelle grinfie dell'orso scostante. A volte non si può mettere fuori sempre e solo il burbero e rompiballe, perchè si ha , magari, una sola occasione per far colpo su qualcuno. Ovvio che ci si giochino le carte più "scontate" e di più facile lettura, per non perdere la persona che si sta tentando di conoscere. Diciamo che sarebbe controproducente mettersi a fare i sarcastici con qualcuno che si avvicina a te per la prima volta, si rischierebbe solo un bel "vaffa..." Questo avviene prevalentemente quando si incontra qualcuno con cui si vorrebbe fare un certo tipo di discorso, insomma che lo si vorrebbe conoscere più approfonditamente. Purtroppo il "mio mondo" è molto basato sull'"usa e getta". Non c'è il tempo per una seconda possiblità. Il più delle volte si incontrano persone che non stanno tanto a chiedersi come potresti essere, andando più a fondo. E ti gettano con una facilità estrema. Direte voi: persone così...meglio perderle che trovarle. Certo, sono d'accordo. Però poi il comportamento iniziale finisce per diventare un biglietto da visita per tutti, anche per quelle persone che credi possano essere diverse. Ovvio anche che non ci si mette ad incontrare cani e porci (con tutti il rispetto per le due categorie di animali) però, ripeto, dopo tanti "sì, ci vediamo la prossima volta" (per poi sparire inevitabilmente nel buco nero della mediocrità), ci si mette l'armatura e si mostra il lato (che esiste) più leggero e spensierato. Dovrei dire che le persone più fortunate riescono a conoscere il Gregory (House) che è in me. Vuol dire che si è andati avanti nella conoscenza e si è avuta la possibilità di "vedermi" a 360'. Insomma...subire il sarcasmo di House diventa quasi un premio per i fortunati che riescono a vedere il "giardino segreto" che tengo sempre lontano dagli occhi indiscreti. E' d'obbligo fare una citazione. La mia amica Concetta. Lei ha dovuto subirsi per sette lunghi mesi l'House più sarcastico e pungente. No, non mi sto contraddicendo. La nostra amicizia nacque per caso, grazie ad una serie di coincidenze, grazie ad un concerto e ad una partita (e grazie ad un posto auto trovato subito). Insomma...in quel periodo di 9 anni fa, non ero proprio ben disposto a conoscere. Per cui risultai da principio con lei ma anche con sua sorella Carmen, davvero insopportabile. Mi divertivo a sfotterle e a metterle in difficoltà come il peggior House, sprezzante come non mai. Lei ebbe la costanza di starmi accanto, vide subito che dietro quella maschera c'era qualcosa di diverso e dopo 7 mesi di tribolazioni...scoccò la scintilla dell'amicizia che non si è mai più spenta. Pensate che in quel periodo, quando lei mi salutava abbracciandomi, io sardonicamente le battevo una mano sulla schiena dicendo "dica trentatrè" (ora starà sicuramente sorridendo nel leggere questo aneddoto), freddo come un ghiacciolo.
In conclusione dirò una frase scontata e abusata ma che per me ha un significato importante: Mai fidarsi delle apparenze!
P.S. In questo periodo ho una fastidiosa verruca sotto il piede sinistro, quando mi da più fastidio del solito, mi costringe a deambulare proprio come Lui. Mi manca solo il bastone :-) Sono quasi perfetto.
FIRMATO - GREGORY VICTOR HOUSE.

martedì 8 luglio 2008

FESTA PATRONALE? NO, GRAZIE!


Tra pochi giorni nella mia città ci sarà la festa patronale più importante, quella che coinvolge tutta la cittadinanza e non è espresione di un singolo quartiere. I sentimenti in me sono contrastanti perchè questa festa ha rappresentato molto nella stessa misura in cui adesso non rappresenta più nulla, anzi mi infastidisce non poco. Ricordo che da piccolo la festa era attesa in modo spasmodico. Rappresentava l'inizio vero dell'estate anche se si è sempre svolta ai primi di luglio. Ricordo che ogni giorno mi affacciavo al finestrone del nostro balcone interno per vedere a che punto erano con l'allestimento delle luci. Ricordo l'eccitazione di quando iniziavano a montare i pali. Poi, giorno dopo giorno, il tutto si completava per la mia somma gioia. I giorni di vigilia erano sempre i migliori, si vedevano le prime bancarelle (che adoravo), s'iniziava a diffondere nell'aria il profumo dello zucchero filato e dei dolci. Poi arrivava finalmente il sabato, il primo giorno. La mattina solitamente uscivo con mio fratello, mio cugino e un amico (Ruggiero, il mio vicino di casa) e si faceva un giro panoramico per il centro, iniziando a gustare tutte le prelibatezze che erano esposte sui vari banconi. Io iniziavo a pensare al regalo (o i regali) che il mio papà mi avrebbe comprato (era un'ottima tradizione), per cui prendevo nota di quell'automobilina o di quel robot individuato a quell'angolo o in quella strada. Il pranzo del sabato era vissuto con molta euforia perchè il pomeriggio era dedicato al Luna Park, un appuntamento a cui non si poteva assolutamente mancare. Con i miei fratelli, mio cugino e gli amici vicini di casa, ci recavamo nel luogo preposto, dove passavamo un paio di ore sulle varie auto a scontro, bruchi e ruote panoramiche. Immancabile il tiro a segno con la solita vagonata di wafer "vinti" e l'immancabile pesce rosso, a cui subito davamo un nome adeguato. Si tornava a casa, dove mia madre e quella dei vicini stavano preparando qualcosa per la sera (si mangiava tutti assieme sul terrazzo). Noi bambini/ragazzini eravamo eccitatissimi ancora per il pomeriggio passato. La serata terminava ad ora tarda (all'epoca andare a dormire alle 2 era un fatto epocale). La domenica mattina, di solito, era dedicata alla prima passeggiata con mio padre tra le bancarelle (ci avrei passato le ore), con prima stesura della lista dei regali "papabili" che avrei dovuto ricevere. Nel pomeriggio/serata ci si preparava ancora una volta per stare tutti assieme. Dopo aver visto passare la processione con i Santi patroni, io e mio padre andavamo in cerca di qualche focaccia e di qualcosa con cui farcirla. L'anguria non mancava mai. Io affrontavo la folla, con il braccio di mio padre appogiato su una spalla. Mi sentivo protetto, invulnerabile e anche se camminare a passo di lumaca, non era proprio il massimo, io sapevo che stavo con lui e che non poteva accadermi nulla. Ricordo le bancarelle dove abbondavano focacce e simili, dall'inconfondibile odore di olio fritto. Guardare tutta la gente che , come noi, si affrettava intorno a quei banchetti, mi metteva allegria, perchè ero consapevole che anche per me era pronta un'altra serata di festa. Tornavamo a casa e iniziavamo la serata in allegria, in attesa dei fuochi d'artificio (altro cult della festa) che si andavano ad osservare sul terrazzo condominiale, tutti insieme. Quello era il momento topico della festa in cui noi bambini ci divertivamo a dare un senso "alimentare" ai vari colori sparati nel cielo da bellissimi giochi pirotecnici. Dopo i fuochi la serata era praticamente termina o quasi anche se si rimaneva ancora almeno un'altra ora insieme prima di andare a dormire. Il lunedì era il giorno più malinconico, la fine della festa. Ricordo le passeggiate con mio padre in giro per le bancarelle per comprare qualche pensiero ai fratelli e a mia madre. Ovviamente non mancava il mio "giocattolo", che esibivo con orgoglio, con il petto gonfio e sempre con la mano di mio padre sulla spalla. A volte capitava che rimanevano in giro fino ad ora tarda, tra una capatina al bar (in cui c'erano gli immancabili amici di papà) e un altro giro tra le bancharelle che iniziavano a smantellare. Il ritorno a casa sanciva la fine della festa. Io rimanevo sveglio fino a quando non spegnevano le luci per la strada, quasi a voler salutare, dando appuntamento all'anno che sarebbe seguito. Dopo questa lunga descrizione, posso affermare adesso, a 37 anni, di DETESTARE questo tipo di feste e simili. I motivi possono essere tanti. Probabilmente il ricordo di un rito che, più o meno, è durato fino all'età adolescenziale, non esiste più. Il tempo è passato. Non ci sono più le persone, le sensazioni, le emozioni, le aspettative. Nulla. La festa è diventata via via un peso. Sono anni che non faccio una passeggiata tra le bancharelle. Solo il pensiero mi fa venire i brividi. Non fa più per me. E' cambiato tutto. Beh...è anche logico che, crescendo, certe situazioni evolvano. E' particolare in me il fatto che ci siano degli eccessi. Ora vedo la stessa festa come un inutile sfruscio di cafoni, di gentaglia che si "veste" solo per quei tre giorni, di troppi bambini che si "divertono" esattamente come facevo io. Ecco, credo che il problema sia proprio questo. La profonda malinconia per qualcosa che non c'è più, per delle emozioni che in me (seppur evolute) non esistono più e mai più potranno tornare. Tutto questo fa venir fuori il cinico che è in me e che mi fa "detestare" tutto ciò che non è più accessibile, anche quelle situazioni che ho amato molto. Il Dottor House che è in me, mi fa dire: CHE FESTA DEL CAVOLO, FATTA PER GENTE IDIOTA, PER CAFONI CHE VOGLIONO SOLO METTERSI IN MOSTRA. ANDREBBE ABOLITA!! Beh..diciamo che questo mio scritto si conclude in maniera opposta a come era iniziato. Beh...rispecchia un pò quello che sono io in questo momento.

lunedì 7 luglio 2008

MASON


Pericolo scampato.
Il mio gatto Mason (ne ho due) è appena stato dal veterinario. Lo scorso anno riscontrarono un ingrossamento di un nodulo (benigno) attaccato alla tiroide e un rene fuori uso dovuto all'alimentazione (è un buon gustaio e mangia come un porco). La dieta non l'ha fatta anche se è dimagrito lo stesso (ha quasi 16 anni).
Negli ultimi mesi....dopo essere diventato magrolino, abbiamo notato un rigonfiamento di un secondo nodulo accanto al primo. Già lo scorso anno ci sconsigliarono un intervento chirurgico a causa dell'età avanzata. Avrebbero dovuto asportargli la tiroide o parte di essa e lui avrebbe preso farmaci per tutti i giorni della sua vita.
Ebbene...per non farla tanto lunga, il medico, dopo averlo visitato, ha voluto rendersi conto di cosa era composto quel "bubbone" facendo una sorta di biopsia. C'era solo del pus che è stato aspirato. Non è nulla di nefasto come pensavo. Dovrà fare solo due iniezioni al giorno per 4 giorni e tutto dovrebbe tornare alla normalità. Per fortuna il rene che gli è rimasto è in condizioni ancora buone.
Il tema dei gatti sarà ricorrente nel racconto della mia vita, visto che loro ne fanno parte integrante. Li amo come fossero dei figli (visto che di figli non ne avrò). Loro vogliono soltanto amore in forma di coccole e ricambiano con tanto affetto e dolcezza. Il primo gatto della mia vita è stato Fonzie (si, proprio come il personaggio di Happy days). Quando entrò in casa nostra avevo solo 15 anni. Purtroppo morì dopo soli 6 anni per una diagnosi errata di un medico incompetente e bastardo (passatemi il termine). Alla scomparsa di Fonzie (che era nero con una stelletta bianca sotto il collo), il veterinario a cui ci rivolgemmo nel disperato tentativo di salvarlo (dottore che segue ancora oggi i nostri "felini") , ci consigliò di prenderne subito un altro, perchè il dolore era troppo forte. Così decidemmo di adottare un gatto bianco e dal pelo lungo (un persiano d'angora), Cruz. Dopo un anno e mezzo, incontrammo per strada...Mason. Proprio così. Lui è un trovatello all'epoca evidentemente maltrattato, che entrò nella nostra vita per caso. Sono passati 14 anni da quel 24 Marzo, giorno in cui un impaurito Mason, mise i suoi piccoli piedozzi (io li chiamo così) per la prima volta nella nostra dimora. In breve tempo ricambiò il nostro gesto d'amore riempiendo la casa con la gioia che solo gatti e cani possono regalare in modo assolutamente incondizionato.
Beh...mi sono dilungato un pò troppo. E' una mia caratteristica. Dal raccontare una bella notizia ho praticamente scritto in modo un pò confuso, la storia dei miei due piccoli amori pelosi.

IL CALDO...


Dire che detesto il caldo è un eufemismo. Purtroppo l'estate non è più la bella stagione ma il periodo dell'anno più duro per chi soffre le alte temperature. Niente più giornate miti, con temperature estive in cui si poteva star sul balcone di casa a godere dei benefici della stagione ma giornate torride, africane, rinchiusi da qualche parte con il condizionatore a palla senza poter mettere in naso fuori.
Da piccolo adoravo questa stagione anche perchè era il periodo in cui si lasciava andare, in cui tutto era permesso, non c'era la scuola, c'era il mare (che frequentavo assiduamente), gli odori tipicamente estivi come la salsa di pomodoro con il basilico oppure il riso all'insalata, il cui profumo penetrava in ogni poro, il dolce sapore dell'anguria che divoravo facendo delle "gallerie" nelle fette abbondanti. Tutti sapori e odori che non ci sono più o che risultano finti, non intensi, usuali.

Poi..il caldo asfissiante che cancella e distorce tutto. Complice anche il mare, con cui non ho più un felice rapporto e che mi piace solo ammirare d'inverno, per me questa stagione non ha più senso. L'unico lato positivo sono le giornate lunghe. Punto. Per il resto è una sofferenza.
Sono io che son tutto sbagliato oppure anche l'estate ha perso tutto il fascino, la bellezza, l'aspettativa che suscitava una volta?

COSA C'E' OLTRE LA CURVA?


Come potete vedere in fondo al blog, ho inserito una foto abbastanza originale, dalle atmosfere particolari. Non voglio aggiungere nulla perchè potrei confondervi le idee o, peggio, influenzarvi. Guardandola con attenzione... a cosa vi fa pensare? Che sensazione suscita in voi? Vi chiedo di COMMENTARLA.

ORA O MAI PIU'...

Salve a tutti.
Finalmente mi son deciso e ho creato il blog. L'ora è un pò particolare ma, visto che mi è venuta l'ispirazione, ho pensato di creare subito questo "diario personale"....altrimenti so bene che non l'avrei più fatto.
Non è la mia prima esperienza in questo campo. Due anni e mezzo fa ho aperto uno spazio su msn che ho curato per 6 mesi circa. Poi l'ho abbandonato (come tutte le cose mie...). Ecco...mi auguro che questo non faccia la stessa fine. L'impostazione grafica trae spunto da quello di un mio carissimo amico, Marco. L'idea della "pergamena" è geniale e fa venir voglia di leggere, non so il perchè. Certo, non c'erano poi tutte queste alternative. Non ho voluto farmi usare strutture molto moderne perchè non mi piacciono particolarmente. Meglio i colori caldi e la semplicità di questo sfondo.
Bene, il mio primo ringraziamento va proprio a Marco che mi ha spinto a riprovare questa strada già percorsa.
Mi auguro di non annoiare chi leggerà i miei spunti, i miei pensieri e tutto quello che passerà attraverso le dita e la tastiera a voi che leggerete.
Ho deciso di essere me stesso senza filtro o chissà cosa. Altrimenti non avrebbe senso e non sarebbe utile.
Ora vado a dormire , vista l'ora.