Oggi mi è venuto in mente un episodio della mia ultima relazione, risalente, oramai, a 6 anni fa. Molto bello, molto significativo, estremamente simbolico. Per la narrazione dovrò anche parlare di un particolare non proprio elegante ma che servirà a comprendere lo stato d'animo del momento.
Era la fine di maggio del 2007. Marco era il mio compagno già da 8 mesi molto intensi. Doveva partire per un lavoro in Romagna e sarebbe dovuto star via per un mesetto. Così decidemmo di passare un pomeriggio/serata particolare, proprio perchè non ci saremmo visti per un po' di tempo.
Credo di aver già scritto in passato che il mio luogo "magico" per eccellenza è Castel del Monte, a poco più di 20 chilometri da casa mia. Negli ultimi quindici anni, ho scoperto di avere un rapporto molto speciale con quel posto, visitato più volte con la mia amica del cuore, anche lei molto attratta dal mistero che emana. Una sorta di attrazione e inquietudine. Un mix micidiale che provoca in me intense emozioni. Per questo reputo quel posto il punto d'arrivo di qualcosa, una sorta di ufficializzazione di un rapporto. Non so spiegarlo in altre parole. Ci ho passato alcuni "crepuscoli" con la mia amica (che sente le mie stesse emozioni), abbiamo passeggiato intorno al castello, mano nella mano, in silenzio. Abbiamo ascoltato la nostra musica ai piedi dello stesso. Insomma...si sarà compreso che è il "mio luogo".
Ecco perchè decisi di andarci con Marco, ovviamente facendo in modo che ci trovassimo lì, al tramonto, nel momento più bello della giornata. Imboccai la solita strada (ce ne sono almeno due per arrivarci), quella che permette di vederlo "avvicinare" pian pianino, rendendo l'attesa dell'arrivo ancora più emozionante. Come detto, il Castello provoca in me una forte attrazione, direttamente proporzionale all'inquietudine che lo stesso trasmette. E arrivarci piano piano, con la mano dell'uomo che amavo nella mia, come si suol dire....non ha prezzo. Man mano che il castello si avvicinava, spuntando sempre più imponente sulle distese campagne della zona, il cuore batteva più forte e la mano si stringeva sempre più al mio Marco. Arrivammo ai piedi del monte e, stranamente, non c'era anima viva. Nemmeno un cane. Con grande soddisfazione scendemmo dall'auto e ci avvicinammo alla strada pedonale che gli gira intorno dal basso fino ad arrivare davanti alla porta, a livello del castello (è su una collinetta, appunto). Mano nella mano come non avevamo mai fatto, con il mio cuore che batteva insieme al suo (me ne accorgevo dal leggero pulsare della sua mano). Facemmo qualche metro e ci abbracciammo, visto che, non c'era proprio nessuno (il castello è circondato da qualche centinaio di metri di campagna senza costruzioni). Che bella sensazione di libertà. Potevamo farlo alla luce del sole (al tramonto) senza pensare alle occhiate della gente ignorante che, in casi come questo, rovina l'atmosfera. Un odore di terra nell'aria, un silenzio quasi irreale. Io, lui, i nostri respiri e i passi lenti...
Il nostro rapporto è stato molto equilibrato. Nessuno dei due ha mai prevaricato. Provavo un senso di protezione nei suoi confronti e mi sentivo protetto nello stesso tempo.
Ad un certo punto (ecco l'episodio un po' intimo ma assolutamente funzionale al racconto) gli dissi che...avevo bisogno di far pipì. I bagni erano chiusi. Lui mi disse di appartarmi tranquillamente, poco giù alla stradina, visto che nessuno mi avrebbe visto. A questo punto venne fuori la mia paura per i rettili (essendo in piena campagna, non era strano che lucertolone attraversassero il viottolo). Gli dissi che avrei potuto resistere fino a quando non fossimo arrivati in un luogo ove ci fosse un bagno aperto (era prevista una cenetta). Al che...mi disse "Non fare lo scemo, scendi qualche gradino e non aver paura. Quanto ci devi mettere? Trenta secondi? Quanti serpenti avranno il tempo di avvinghiarsi alle tue gambe?", con fare quasi paterno e protettivo. Al mio insistere mi disse che anche lui aveva bisogno e che saremmo scesi in campagna entrambi, così il problema si sarebbe risolto. Così facemmo. Lui da una parte, io dall'altra. Risalendo...mi disse che la sua era stata una finta e che l'aveva fatto per starmi vicino e farmi sentire protetto. Ci abbracciammo. Tra le sue braccia mi sentivo a casa. E in quel particolare frangente mi fece enormemente piacere il suo gesto amorevole. Mi sentì protetto. Dopo l'emergenza idrica, continuammo la scalata, mano nella mano. Ogni tanto ci si fermava per abbracciarci in silenzio...Giungemmo finalmente al culmine, davanti al portone (chiuso). Luogo altamente simbolico. Facemmo qualche passo con le braccia dell'uno attorno alla vita dell'altro...poi del tutto naturalmente le nostre teste si avvicinarono, e un bacio sulla guancia partì senza che me ne accorsi. Poi quasi come fosse una sceneggiatura dei migliori film d'amore con momento clou...ci riabbracciammo e ci baciammo dolcemente e appassionatamente, forse come mai avevamo fatto. Fu, per me, la consacrazione del rapporto. Non so spiegare il perchè. Fu la realizzazione di un sogno, condividere quel luogo con l'uomo che amavo, condividere l'intimità di un meraviglioso e dolcissimo bacio, proprio davanti a quel portone, l'ingresso del Castello, per me così altamente simbolico. Ricordo ancora perfettamente la sensazione e ne sento un po' di nostalgia. Avrei voluto rimanere con lui lì, in quel punto, con quegli odori, con quei sapori, con quel calore, con quella commozione, con quel tremore, con quella sensazione di libertà, di consacrazione...per tutta la notte. Quando il crepuscolo lasciò il passo alla notte, decidemmo di fare il percorso inverso a andar via. Piano piano, con una leggerezza meravigliosa, ripercorremmo la stessa stradina di cemento e ciotoli...fino a giungere all'auto. Il punto di vista era eccezionale: il Castello s'intravvedeva imponente tra i rami dei tanti alberi che erano al termine del viottolo, dove avevo parcheggiato l'auto. Massive Attack a manetta....ancora mano nella mano....con qualche soave bacio sulle labbra che appena ci sfioravamo. Dovemmo, purtroppo, andar via. Tornammo in città. Andammo a mangiare una pizza ma il cuore rimase lì, davanti al portone del mio Castello, dove avevo portato il mio fidanzato, come a sancire una sorta di matrimonio tra due anime che si volevano un mondo di bene.
giovedì 5 settembre 2013
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