sabato 31 gennaio 2009

IL GUSTO DI REGALARE QUALCOSA


Faccio questa riflessione post natalizia con un mesetto di ritardo, visto che ho voluto dar spazio ad altri argomenti (un misero post...vabbè la mia vena creativa si è un pò appannata....vedrò di far qualcosa!!).

Dicevo che negli ultimi tempi ho scoperto la gioia, il piacere e la soddisfazione di fare un regalo. Per me è molto più appagante che riceverne. Anzi quando devo aprire qualche pacchetto, sono sempre imbarazzato perchè ora comprendo sul serio l'aspettativa che c'è dall'altra parte, molto simile alla mia a parti invertite.

Invecchiando si comprendono tante situazioni, tanti particolari, tante emozioni che, con un briciolo di superficialità, non si riuscivano a "gustare" prima.

Devo anche dire che non sono mai stato "attaccato" all'oggetto. Per me è sempre stato importante il gesto più che il valore monetario di un dono. Anche un foglio di carta bianco, donato da una particolare persona in un determinato momento, per me vale molto di più di qualsiasi oggetto costoso. Certo...inutile negare che un regalo "caro" comunque fa effetto ma in una maniera totalmente differente. Tra i due generi...preferisco di sicuro il dono fatto con il cuore che quello del freddo portafoglio.

Lo scorso Natale mi sono attivato, con l'aiuto di mio fratello, per acquistare degli oggetti di cui mia madre aveva il desiderio da tempo e che, prima per un certo modo di gestire i soldi da parte di mio padre, poi per la crisi che abbiamo attraversato, non era stato di certo possibile comprare. Invece qualcosa è cambiato e, dopo aver venduto casa ed aver sofferto per questo distacco assolutamente non voluto (senza contare tutte le preoccupazioni che ciò ha causato), ho pensato di "coccolare" un pò la persona che ci ha sofferto si più, esaudendo "ogni suo desiderio" (nei limiti del possibile). Per me invece non ho comprato nulla.

Beh ... devo dire che la gioia di guardare il viso di mia madre che, di certo, non si aspettava doni così "desiderati" è stata impagabile. Lei in tutti questi anni si è sacrificata per noi, mettendo sempre se stessa in secondo piano. A Natale riceveva qualche dono scontato da parte delle sorelle e qualche fredda banconota (che poi spendeva per noi figli) in una fredda busta bianca, da parte di mio padre. La musica è cambiata e si è passati agli oggetti realmente anelati. Non più labili promesse per doni post natalizi tanto per far rosicare le sorelle, ma oggetti utili, concreti e tangibili. Bello. Bellissimo. Sono stato fortemente appagato come se avessi ricevuto il regalo più grande al mondo.

Lo stesso ragionamento e sensazioni simili le provo ogni volta che dono qualcosa a qualcuno. E' chiaro che più la persona è vicina sentimentalmente, più forte risulta il tutto, sia che il regalo piaccia sia che invece non sia gradito.

sabato 10 gennaio 2009

LA CASA


In questi giorni è avvenuto quello che da più di un anno era nell'aria. La casa del piano di sotto, quella che è stata costruita metro per metro, centimetro per centimetro in base alle nostre esigenze funzionali ed estetiche(più quelle di mio fratello in verità che essendo dotato di un ottimo senso del gusto...andava bene per tutti)...per andarci a vivere noi, quella che era già adesso considerata come "un insieme" con quella dove abitiamo a tutti gli effetti, essendo diventata come una parte integrante dell'appartamento stesso ... è andata nelle mani di altra gente (tra l'altro cafona). Non è più nostra. La sensazione è strana e paradossale. Già è molto, molto difficile separarsene. In più sarò costretto a incontrare giorno dopo giorno quelli che ne hanno preso possesso, a sentire i rumori della demolizione e della ristrutturazione (loro). Il fatto che sia situata proprio al piano di sotto si sta rivelando un boomerang dagli effetti micidiali. Ho omesso (ma si era capito) che non ci siamo voluti privare dell'appartamento volontariamente. In quel caso, essendo una libera e consapevole scelta, non ci sarebbero stati questi effetti collaterali. La casa è "andata via" per tappare i buchi (le chiamerei voragini) dei debiti lasciatici in "eredità" da nostro padre... E' andata via a prezzi di saldo... Insomma una somma di motivazioni assolutamente non piacevoli che hanno cambiato e cambieranno il mio umore nei prossimi tempi (finchè non me ne farò una ragione). Sarebbe stato più facile iniziare a cercare da subito una casa dove trasferirci già da adesso per voltare pagina. Come si suol dire...lontano dagli occhi...lontano dal cuore. Sarebbe stato molto più semplice affrontare il tutto con un nuovo progetto "in fieri", magari con un'altra casa ben lontana , un luogo totalmente nuovo, dove ricominciare. Invece ... mi aspetta (aspetta quasi tutti i membri della mia famiglia) un periodo doloroso. Magari non ne parleremo... ma son sicuro che tutti proveremo le stesse sensazioni; poi a seconda di come ognuno di noi ha "vissuto" quell'appartamento, è chiaro che verranno prepotentemente a galla i ricordi.
Pur non avendoci mai "dormito", ho passato momenti indimenticabili tra quella mura. Si parte dai ricordi di quando si era bambini, quando l'immenso salone sembrava "illimitato", al primo lavoro con tanto di studio situato nella stessa stanza. Per passare agli "incontri clandestini" vissuti tantissime volte... e ai primi tempi in cui ho avuto il pc, ai miei primi approcci telefonici con il mondo gaio, alle chattate con i vari contatti, prima con il timore di fare qualcosa di sbagliato (e nascondendomi) e poi...via via sempre più consapevole e convinto. L'andare avanti e dietro nella stanza che sarebbe dovuta diventare mia (anzi lo era di fatto) con il telefono all'orecchio. Avevo un modo particolare di fare quel percorso, calpestando il pavimento senza mai toccare i bordi dei "mattoni scuri". Ho iniziato a prendere contatto con me stesso proprio in quella casa, seguendo un percorso abbastanza lento ma costante.
Negli ultimidue anni, in previsione di un trasferimento "totale" al piano di sotto, avevo "arredato" nei minimi dettagli ogni angolo di quella stessa camera che sentivo effettivamente mia. Sapevo dove piazzare letto, mobili, quadri, angoli luce, tappeti (rigorosamente simil persiani) che avrebbero dovuto ricoprire la quasi totalità dello spazio calpestabile con gli estremi adagiati l'uno sull'altro. La parete color giallo regale, l'infisso in legno, la tenda color panna. Puff...tutto svanito. Ho dovuto mentalmente riavvolgere quei tappeti, togliere gli abat-jour dislocati in quattro punti diversi. Togliere i quadri raffiguranti paesaggi tempestosi a me così cari. Via. Fuori. E' ora di chiudere quella porta. Che tristezza e che dolore.