
In questi giorni è avvenuto quello che da più di un anno era nell'aria. La casa del piano di sotto, quella che è stata costruita metro per metro, centimetro per centimetro in base alle nostre esigenze funzionali ed estetiche(più quelle di mio fratello in verità che essendo dotato di un ottimo senso del gusto...andava bene per tutti)...per andarci a vivere noi, quella che era già adesso considerata come "un insieme" con quella dove abitiamo a tutti gli effetti, essendo diventata come una parte integrante dell'appartamento stesso ... è andata nelle mani di altra gente (tra l'altro cafona). Non è più nostra. La sensazione è strana e paradossale. Già è molto, molto difficile separarsene. In più sarò costretto a incontrare giorno dopo giorno quelli che ne hanno preso possesso, a sentire i rumori della demolizione e della ristrutturazione (loro). Il fatto che sia situata proprio al piano di sotto si sta rivelando un boomerang dagli effetti micidiali. Ho omesso (ma si era capito) che non ci siamo voluti privare dell'appartamento volontariamente. In quel caso, essendo una libera e consapevole scelta, non ci sarebbero stati questi effetti collaterali. La casa è "andata via" per tappare i buchi (le chiamerei voragini) dei debiti lasciatici in "eredità" da nostro padre... E' andata via a prezzi di saldo... Insomma una somma di motivazioni assolutamente non piacevoli che hanno cambiato e cambieranno il mio umore nei prossimi tempi (finchè non me ne farò una ragione). Sarebbe stato più facile iniziare a cercare da subito una casa dove trasferirci già da adesso per voltare pagina. Come si suol dire...lontano dagli occhi...lontano dal cuore. Sarebbe stato molto più semplice affrontare il tutto con un nuovo progetto "in fieri", magari con un'altra casa ben lontana , un luogo totalmente nuovo, dove ricominciare. Invece ... mi aspetta (aspetta quasi tutti i membri della mia famiglia) un periodo doloroso. Magari non ne parleremo... ma son sicuro che tutti proveremo le stesse sensazioni; poi a seconda di come ognuno di noi ha "vissuto" quell'appartamento, è chiaro che verranno prepotentemente a galla i ricordi.
Pur non avendoci mai "dormito", ho passato momenti indimenticabili tra quella mura. Si parte dai ricordi di quando si era bambini, quando l'immenso salone sembrava "illimitato", al primo lavoro con tanto di studio situato nella stessa stanza. Per passare agli "incontri clandestini" vissuti tantissime volte... e ai primi tempi in cui ho avuto il pc, ai miei primi approcci telefonici con il mondo gaio, alle chattate con i vari contatti, prima con il timore di fare qualcosa di sbagliato (e nascondendomi) e poi...via via sempre più consapevole e convinto. L'andare avanti e dietro nella stanza che sarebbe dovuta diventare mia (anzi lo era di fatto) con il telefono all'orecchio. Avevo un modo particolare di fare quel percorso, calpestando il pavimento senza mai toccare i bordi dei "mattoni scuri". Ho iniziato a prendere contatto con me stesso proprio in quella casa, seguendo un percorso abbastanza lento ma costante.
Negli ultimidue anni, in previsione di un trasferimento "totale" al piano di sotto, avevo "arredato" nei minimi dettagli ogni angolo di quella stessa camera che sentivo effettivamente mia. Sapevo dove piazzare letto, mobili, quadri, angoli luce, tappeti (rigorosamente simil persiani) che avrebbero dovuto ricoprire la quasi totalità dello spazio calpestabile con gli estremi adagiati l'uno sull'altro. La parete color giallo regale, l'infisso in legno, la tenda color panna. Puff...tutto svanito. Ho dovuto mentalmente riavvolgere quei tappeti, togliere gli abat-jour dislocati in quattro punti diversi. Togliere i quadri raffiguranti paesaggi tempestosi a me così cari. Via. Fuori. E' ora di chiudere quella porta. Che tristezza e che dolore.
Pur non avendoci mai "dormito", ho passato momenti indimenticabili tra quella mura. Si parte dai ricordi di quando si era bambini, quando l'immenso salone sembrava "illimitato", al primo lavoro con tanto di studio situato nella stessa stanza. Per passare agli "incontri clandestini" vissuti tantissime volte... e ai primi tempi in cui ho avuto il pc, ai miei primi approcci telefonici con il mondo gaio, alle chattate con i vari contatti, prima con il timore di fare qualcosa di sbagliato (e nascondendomi) e poi...via via sempre più consapevole e convinto. L'andare avanti e dietro nella stanza che sarebbe dovuta diventare mia (anzi lo era di fatto) con il telefono all'orecchio. Avevo un modo particolare di fare quel percorso, calpestando il pavimento senza mai toccare i bordi dei "mattoni scuri". Ho iniziato a prendere contatto con me stesso proprio in quella casa, seguendo un percorso abbastanza lento ma costante.
Negli ultimidue anni, in previsione di un trasferimento "totale" al piano di sotto, avevo "arredato" nei minimi dettagli ogni angolo di quella stessa camera che sentivo effettivamente mia. Sapevo dove piazzare letto, mobili, quadri, angoli luce, tappeti (rigorosamente simil persiani) che avrebbero dovuto ricoprire la quasi totalità dello spazio calpestabile con gli estremi adagiati l'uno sull'altro. La parete color giallo regale, l'infisso in legno, la tenda color panna. Puff...tutto svanito. Ho dovuto mentalmente riavvolgere quei tappeti, togliere gli abat-jour dislocati in quattro punti diversi. Togliere i quadri raffiguranti paesaggi tempestosi a me così cari. Via. Fuori. E' ora di chiudere quella porta. Che tristezza e che dolore.

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