
Era da tanto che volevo scrivere questo post. Ma non mi è arrivata l'ispirazione giusta per farlo rendere al massimo, cioè per cercare di portare sul blog quello che davvero penso, che sento. Credo di non esserci riuscito nemmeno ora che sto scrivendo. Comunque l'importante sarà comprendere il senso delle mie parole. Beh ... la mia vita è stata ricca di "divieti d'accesso". Il titolo non è casuale visto che voglio proprio indicare una situazione imposta da altri in cui sono stato quasi sempre estraneo ma che ne ho subito le conseguenze (più o meno dolorose). Potrei partire da casa di mia nonna da cui ero costretto (insieme a mia madre e ai miai fratelli) ad andar via per non incontrare una delle persone che ha rovinato la mia vita, l'amante di mio padre (che poi era la sorella di mia madre!!). Siamo sempre andati via noi, come se avessimo qualche colpa mentre era lei che non avrebbe dovuto avere la faccia di rientrare, sapendo della nostra presenza. Comunque, per farla breve, quante volte sono andato via, alle feste in generale, ai compeanni dei cugini in particolare, prima che si rompesse la torta. Una sorta di "coito interrotto" che mi faceva gustare le feste per un certo periodo di tempo per poi essere costretto ad andar via proprio nel momento clou della giornata. E questo mi ha segnato. Tutti gli episodi a cui, da piccoli, non riusciamo a dare una spiegazione, ci segnano. A volte in modo indelebile e diventano parte integrante della nostra personalità. Il mio sentirmi inopportuno in molte situazioni (ancora oggi) lo devo proprio a quel dover "lasciare e non partecipare" di quei tempi, come se fossi il il responsabile, come se non fossi all'altezza di potermi "misurare" in alcuni contesti che, da piccolo, consideravo fondamentali. Tanto per tornare all'attualità. Come saprete, miei fedeli lettori, ci sono state due persone, due ex amici, da cui mi son dovuto allontanare senza aver fatto nulla. Il primo, Cain, aveva un negozio di antiquariato ed io l'andavo a trovare spesso. Con lui ci uscivo quasi tutti i giorni. Era un rapporto saldo e piacevole che ha segnato positivamente (al principio) la mia adolescenza. Senza averlo offeso in alcun modo (anzi, semmai è stato il contrario), mi son trovato a non poter più frequentarlo (e con lui i luoghi soliti). Non ha accettato Vittorio nella sua totalità e l'ha gettato via come fosse uno straccio che non serve più. Lui si sarebbe meritato una frassata di quelle epocali, ma ho una mia dignità e non mi abbasso a certe situazioni che non rientrano nei miei canoni di comportamento. Io adopero l'ironia e il sarcasmo, elementi a lui sconosciuti. Per farla breve anche in questo caso ... divieto d'ingresso anche nei suoi spazi. Il terzo caso trattato, che ha ancora uno strascico nel presente, è rappresentato dall'amico che ha caratterizzato gli anni che sono andati dalla quinta liceo fino a sei anni fa (un bel periodo di tempo, direi), di cui ho parlato in altri post. Ebbene con lui ho condiviso tantissimo, in certi casi tutto. Ho seguito la sua evoluzione di uomo, lavorativa e sentimentale. Mi sono fatto in quattro per aiutarlo fino a che ho potuto. Ho visto crescere il suo matrimonio, nascere e crescere la sua atività lavorativa. In certe situazioni sono stato importante (e molto) per lui che mi considerava un pilastro della sua esistenza, esattamente come io lo consideravo della mia. Poi ... per terze persone (la moglie) si è allontanato. Non mi è stato possibile più accedere a quel negozio che avevo visto nascere e in cui ci avevo passato ore e ore delle mie giornate (ovviamente è un'immagine simbolica ma veritiera). Sono stato escluso dalla sua vita, dalle sue abitudini, dai suoi spazi (non dai pensieri, visto che, in seguito mi ha confessato che almeno, non mi ha dimenticato anche se...non può frequentarmi...). Altro divieto d'accesso senza aver compiuto alcun delitto, senza aver fatto chissà cosa per meritarmelo. E' difficile ancora oggi passare giornalmente davanti alla sua attività e non potermi avicinare (potrei anche farlo ma ho il mio orgoglio). Quarto elemento di questo racconto. La casa. Anche in questo caso siamo stati costretti ad abbandonarla. Non è stata assolutamente una scelta. Non è affatto facile vederla in mano a gentaglia priva di gusto (tra l'altro) che l'ha distrutta e riedificata secondo l'immagine cafona che loro avevano in mente. Abitarci sopra, diciamolo, non ha facilitato la "digestione" di questo ennesimo distacco non voluto. In quella casa ci ho passato alcuni momenti importanti, è stata per quasi 30 anni il prolungamento di quella in cui viviamo e, pensate, ogni giorno ci passo davanti, sapendo di non poter più varcare quella soglia. A tutto ci si fa l'abitudine ma non vi nascondo che negli ultimi mesi, ho rosicato come non mai per questa situazione. Quando si sentivano (ora un pò meno) i rumori della demolizione, erano coltellate continue al cuore. Sarebbe stato meglio trasferirci e andare da un'altra parte, almeno io (e i miei) non avremmo dovuto subire quest'altra tortura, dopo tutti i guai che ci sono capitati. Certo, l'importante è star bene (più o meno) , l'importante è che ci sia la salute delle persone care perchè poi si supera tutto. Però non si può far finta che questi episodi non siano accaduti e certi "divieti" mai esistiti. Probabilmente non ho reso esattamente quello che avrei voluto trasmettere attraverso le pagine di questo blog. Però mi basta che sia passato il concetto di base.

