
Ascoltando un brano dei Chicago "Hard to say I'm sorry" e "Sailing" di Chistopher Cross, mi si è materializzata davanti agli occhi una scena della mia infanzia, molto piacevole anche se ripetitiva.
Al piano di sotto c'era la "vicina di casa" di cui ho già parlato in passato, con sua figlia, una mia compagna di giochi.
Sono sempre stato un tipo parecchio solitario, anche se alla casa a fianco della nostra c'erano dei "bambini" con cui spesso giocavo e, appunto la bimba del piano di sotto. Di fondo però, ero il "nonno di Heidi" già a 5-6 anni :-) Ebbene la scena che mi è venuta in mente è ambientata nel pomeriggio, dopo pranzo, d'inverno o quasi (il cielo diventava buio quasi subito). Solitamente scendevamo dall'amica per fare merenda, mentre le "mamme" parlavano del più e del meno. Ricordo che mentre la mia sbrigava le faccende con la radio accesa (all'epoca non c'erano tramissioni pomeridiane alla tv), io me ne andavo sul balcone interno, quello che si affaccia nell'atrio, coperto da una veranda. Ho una sviluppatissima memoria olfattiva, per cui, mentre descrivo la scena, vi assicuro che sento quei particolari odori che sapevo riconoscere a memoria. Praticamente sapevo tutto di tutti, cioè conoscevo le abitudini delle "massaie" che rassettavano le loro case. Quella del quinto piano stendeva le pezze per spolverare in un certo modo, dopo aver lavato per terra. Quella del sesto, prendeva il caffè sul balcone, prima di dedicarsi al riordino. Al decimo piano salivano i diversi odori. Era un'alternanza di detersivi, tutti diversi e l'inconfondibile e sublime profumo del caffè. C'era anche una signora che non mi stava molto simpatica, non so bene il perchè visto che non ci conoscevamo. Ricordo che guardavo tutto ciò che faceva e, quando volgeva lo sguardo verso il balcone di casa mia, le mostravo la linguaccia (che finezza) a cui lei rispondeva con una smorfia. Vabbè...ero piccino. Me la si può perdonare. Conoscevo gli orari e la sequenza (ecco forse perchè sono diventato così metodico e ripetitivo nella vita da adulto), una sequenza non ossessiva...anzi...rassicurante. Era come se le abitudini degli altri, miste a quelle di mia madre (perchè ogni tanto mi recavo in cucina per vedere a che punto erano i lavori), provocassero una meravigliosa sensazione di sicurezza, come se nulla potesse cambiare, visto che stavo così bene. Ricordo anche come mi arrampicavo sulla ringhiera, con l'incoscenza dei 5 anni. La struttura era (ed è) molto semplice e lineare, con un solo "rombo" al centro in cui ci infilavo i miei piedini. La veranda era (ed è) costruita in modo che la ringhiera rimanesse all'interno, per cui c'era un bel pezzo di ferro esterno che comunque mi proteggeva. Ricordo mia madre che ripeteva sempre "non ti sporgere, stai attento, non farmi stare in pensiero"....perchè....come detto, avendo l'incoscienza di quegli anni e la totale mancanza di vertigini, pensandoci ora, forse mi sporgevo un pò troppo ("rivedendo quelle immagini" mi vengono le vertigini adesso!!!). Ricordo il cielo che diventava scuro ma non nero (il crepuscolo che tanto adoro), le luci iniziavano ad accendersi. Per farla breve, quando mia madre terminava i lavori di riordino della cucina, scendevamo giù per il caffè, io facevo un piccolo sorsetto dalla tazza di mamma, visto che sennò, dicevano, mi faceva male. Oppure Laura, ne metteva un pochetto in una tazzina, con abbondante acqua. In questo modo, prendendo il caffè con loro, mi sentivo "adulto" (che scemo!). Se avessi saputo il significato di diventare "adulti"... Il pomeriggio lo passavo giocando con la figlia dopo aver fatto merenda. A volte risalivamo subito a casa, a volte si rimaneva fino all'arrivo del papà della mia amichetta che, non so perchè, mi faceva paura. Poi si saliva in attesa dell'arrivo del mio. Bambinismi :-)
