
Vi sarete di certo resi conto che in molti miei scritti si evidenzia la necessità di rivelare me stesso alle persone che reputo "valide" e potenzialmente depositarie della mia fiducia. Ecco. Non è un modo per fare un outing continuo e indiscriminato, un modo per parlare di "cose private" che andrebbero discusse con pochissimi. E' un vero e proprio linguaggio. Pochi anni fa, con un lungo e doloroso lavoro alle spalle, ho deciso di intraprendere questa strada di chiarezza nei confronti delle persone di cui amo circondarmi. Anche di quelle che ho conosciuto da poco (magari nei forum) ma con cui spero di intrattenere a lungo un'amicizia. Per anni e anni, da quando mi sono reso conto di essere gay, ho dovuto usare un linguaggio che non era il mio. E' stato complicato. Dapprima mi riusciva abbastanza facile continuare ad usare articoli al femminile e parlare di ipotetiche donne che potevano destare la mia attenzione. Per strada poi ... non era complicato guardarle e fare apprezzamenti, magari quando mi trovavo con chi li faceva. A volte ero proprio il primo che parlava. Poi c'è stata una naturale trasformazione, più che altro direi un "venire fuori" della mia parte che tentavo di nascondere agli altri (perchè a me stesso era ben chiara). Ho iniziato anche nel linguaggio a starci "stretto", a rifiutarmi di modificare le finali, a guardare per strada chi volevo guardare e non chi mi veniva imposto dal "mondo circostante". Devo dire che tutto è stato facilitato dall'averne discusso con mia madre e, per anni, con il mio analista (un'ottima palestra). Ho iniziato a pensare solo ed esclusivamente al "maschile" (sembrerà assurdo a chi non ha provato un'esperienza simile), togliendo quegli obsoleti (per me) pronomi mascherati, cardini di un linguaggio che non ho voluto più adoperare per il semplice fatto che non mi appartenavano. Ho inziato (per strada) ad evitare di soffermarmi su alcune passanti che NON destavano la mia attenzione, ho inziato a guardare sottocchio "i" passanti che, invece, per me, la meritavano. Tutto assolutamente normale, direte voi. Invece no. Per quanto riguarda il linguaggio parlato, credo si comprenda bene la variante che è subentrata. Un vero e proprio "cambio" lessicale che mi aiuta a sentirmi finalmente più "libero", soprattutto mi evita "scomode traduzioni" dall'omo all'etero, che mi avevano stancato. Con quelli che non sanno...mi riferisco (parlando magari di "affetti e simili") a "persone" e non a generi, l'unica eccezione che mi sento costretto ancora ad usare. Per quanto riguarda la strada ... beh .... non vorrei che pensaste ad un Vittorio che guarda a destra e a manca, facendo apprezzamenti ad minchiam. E' tutto assolutamente uguale a quello che fate voi. In una coppia che passa ... la mia attenzione (se è il caso) verrà catturata esclusivamente dall'uomo (quasi come se l'immagine fosse a fuoco naturalmente solo su di lui, mentre prima accadeva forzatamente il contrario) e se dovesse passare qualche bel tipo, sottocchio lo noto senza farmi notare, evitando di sprecare il mio tempo (e la mia vista) per soggetti al femminile che proprio non m'interessano. La bellezza oggettiva è un'altra cosa. E' chiaro che un'apprezzamento riesco a farlo anch'io (volentieri) in quel caso. Non so se ho reso l'idea di tutto il mio discorso. Ovviamente mi sento molto più libero di esprimermi anche "vocalmente", semplicemente apprezzando qualche passante con chi mi conosce bene. Anzi, in questo modo diventa tutto molto divertente. Quello che ho scritto sembrerà ovvio agli occhi di persone a digiuno di certi argomenti e cambiamenti radicali nei modi di pensare. Invece il tutto è frutto di un duro lavoro. Prima pensavo nella modalità "gay" ma ero costretto nella maggioranza dei casi a tradurre in "etero" i miei pensieri (una faticaccia). Ora non sono più costretto a tradurre (tranne in pochissimi casi, anche se in quel caso ora si parla di ... omissioni). Una grande differenza. In questo modo, mi auguro, avrete compreso il perchè del mio voler "rivelarmi" alle persone che reputo degne di potermi stare accanto in "toto". Ho voluto scrivere questo articolo proprio per spiegare la grossa differenza che passa dal farlo al non farlo. Non è un voler "raccontare" particolari piccanti in salsa gaia, cosa che non faccio quasi quasi nemmeno con i miei amici intimi. Ma proprio un'esigenza di LINGUAGGIO.

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