
E' giusto dire sempre la verità? E' giusto cercare di apparire in una condizione migliore rispetto a come ci si sente sul serio per non dare ulteriori preocupazioni a chi ci sta intorno? Beh...devo dire che io son stato quello che ha cercato di dire la verità sempre e comunque. Se delle volte sono stato costretto ad ometterla, l'ho fatto per delle ragioni contingenti che non era facile aggirare. Probabilmente però l'essere eccessivamente sinceri non paga, soprattutto con le persone che evidentemente non sono così vicine come vorrebbero farci credere. Nella mia vita ho dovuto affrontare una verità difficile da gestire. Qualcosa di strettamente personale che quando mi è piombata addosso, meglio, quando ne ho preso consapevolezza, mi ha fatto andare in tilt, tanto da dover cercare "rifugio" nell'analisi (che merita un capito a parte, visto poi come ne son rimasto affascinato).
Ho sempre avuto un rapporto splendido con mia madre. A lei ho sempre detto tutto quello che si poteva dire. Di conseguenza, quando mi son trovato di fronte ad un ostacolo che l'avrebbe fatta soffrire comunque, mi
son fatto mille scrupoli. Sapevo che le avrei fatto male, sapevo anche che non volevo tenerle nascosta una parte così importante di me, direi fondamentale. Ci ho messo ben 10 anni per sintetizzare il tutto, nel frattempo ho preso sempre più consapevolezza di me stesso, mi sono "intostato" come si potrebbe
dire volgarmente a proposito dell'argomento che avrei dovuto trattare. Ricordo che le ho scritto diverse lettere (che non ha mai letto). Ma non avevo mai la spinta necessaria per affondare il colpo e consegnarla, sperando in una sua reazione non molto negativa. Decidevo quindi di lasciar perdere e ricominciavo
a pensare sul come avrei potuto parlarle di me. Il mio analista mi ha sempre detto che si può dire tutto a tutti, bisogna solo trovare il momento giusto e le parole più opportune. Tutti sono più o meno capaci di sopportare dei colpi più o meno forti. E' sempre importante centrare l'attimo preciso, quello in
cui far meno danni. Passavano i mesi e andando a rileggere la lettera da me scritta, mi rendevo conto che doveva essere modificata perchè non rispecchiava più la percezione che avevo di me stesso, il modo che avevo in quel momento di parlare di quell'argomento. Non mi rendevo conto che in me qualcosa stava evolvendo e la consapevolezza, evidentemente, si rafforzava sempre di più, dandomi sempre più forza. Per farla breve, mi sono reso conto che era giunto il momento più opportuno quando, rileggendo lo scritto dopo mesi, non ho avuto bisogno di correggere neppure una singola virgola. Così presi il coraggio a due mani e...addirittura le parlai, senza l'aiuto della lettera (che volle leggere comunque dopo).
Beh...devo dire che son stato fortunato. Ho trovato una persona comprensibile e "umana", per cui è solo importante che un figlio sia felice, in qualunque modo voglia vivere la sua vita, con chiunque voglia dividerla. Non è passato molto tempo da quella confessione che, sul momento, mi ha liberato di non so quanti quintali che portavo sulle spalle. Più o meno 4 anni. Lei ha assorbito il colpo, mi auguro, nella maniera migliore. Sicuramente avrà barcollato, però non me l'ha dato a vedere. In questo è stata fantastica. Ultimamente le ho scritto un'altra lettera, di cui magari, parlerò più avanti se e quando ne avrò voglia o ne sentirò la necessità. Mi sono reso conto che davvero si può dire di tutto a tutti. Mi son reso conto che non si deve aver paura di rivelare certe verità. Il problema è che non tutti sono disposti ad accoglierle. E torno a parlare di quanto affermato all'inizio. Posso dire che la stessa cosa l'ho rivelata ad un amico (oramai ex), con cui praticamente son cresciuto, con cui sono andato a scuola, con cui ho studiato, con cui sono andato al mare insieme, con cui ho mangiato e dormito. Ebbene lui non ci ha pensato due volte a sbattermi la porta in faccia (scriverò un articolo anche sul tizio in questione, non scampa!). E dire che spesso si pensa che parlare con gli amici è più facile che farlo con un genitore o con un fratello. Per fortuna è stato l'unico caso di "fuga". Era evidentemente uno stronzo che ha avuto paura di confrontarsi. Probabilmente gli ho fatto vedere qualcosa di lui che "non voleva vedere" ma che ai miei occhi invece era chiarissimo. Non lo vedo da dieci anni, per cui non so (ma non credo) se ne abbia preso consapevolezza. Credo che abbia perso un'occasione importante per poter venir fuori senza tanti casini, potendosi confrontare con me. Per il resto, ogni volta che ho reso partecipe qualcuno (che per me significa farlo entrare nel giardino che ho citato in un altro post), ho sempre ricevuto risposte positive che mi hanno dato molto coraggio, facendomi capire che la scelta di aprirmi non è poi così sbagliata. Ora, almeno sotto quel punto di vista, sono abbastanza tranquillo. Non ho bisogno di inventarmi chissà cosa per paura che chissà quale voce possa arrivare a chissà quale orecchio (anche perchè conduco una vita tranquilla, tranquillissima.....anche troppo).
son fatto mille scrupoli. Sapevo che le avrei fatto male, sapevo anche che non volevo tenerle nascosta una parte così importante di me, direi fondamentale. Ci ho messo ben 10 anni per sintetizzare il tutto, nel frattempo ho preso sempre più consapevolezza di me stesso, mi sono "intostato" come si potrebbe
dire volgarmente a proposito dell'argomento che avrei dovuto trattare. Ricordo che le ho scritto diverse lettere (che non ha mai letto). Ma non avevo mai la spinta necessaria per affondare il colpo e consegnarla, sperando in una sua reazione non molto negativa. Decidevo quindi di lasciar perdere e ricominciavo
a pensare sul come avrei potuto parlarle di me. Il mio analista mi ha sempre detto che si può dire tutto a tutti, bisogna solo trovare il momento giusto e le parole più opportune. Tutti sono più o meno capaci di sopportare dei colpi più o meno forti. E' sempre importante centrare l'attimo preciso, quello in
cui far meno danni. Passavano i mesi e andando a rileggere la lettera da me scritta, mi rendevo conto che doveva essere modificata perchè non rispecchiava più la percezione che avevo di me stesso, il modo che avevo in quel momento di parlare di quell'argomento. Non mi rendevo conto che in me qualcosa stava evolvendo e la consapevolezza, evidentemente, si rafforzava sempre di più, dandomi sempre più forza. Per farla breve, mi sono reso conto che era giunto il momento più opportuno quando, rileggendo lo scritto dopo mesi, non ho avuto bisogno di correggere neppure una singola virgola. Così presi il coraggio a due mani e...addirittura le parlai, senza l'aiuto della lettera (che volle leggere comunque dopo).
Beh...devo dire che son stato fortunato. Ho trovato una persona comprensibile e "umana", per cui è solo importante che un figlio sia felice, in qualunque modo voglia vivere la sua vita, con chiunque voglia dividerla. Non è passato molto tempo da quella confessione che, sul momento, mi ha liberato di non so quanti quintali che portavo sulle spalle. Più o meno 4 anni. Lei ha assorbito il colpo, mi auguro, nella maniera migliore. Sicuramente avrà barcollato, però non me l'ha dato a vedere. In questo è stata fantastica. Ultimamente le ho scritto un'altra lettera, di cui magari, parlerò più avanti se e quando ne avrò voglia o ne sentirò la necessità. Mi sono reso conto che davvero si può dire di tutto a tutti. Mi son reso conto che non si deve aver paura di rivelare certe verità. Il problema è che non tutti sono disposti ad accoglierle. E torno a parlare di quanto affermato all'inizio. Posso dire che la stessa cosa l'ho rivelata ad un amico (oramai ex), con cui praticamente son cresciuto, con cui sono andato a scuola, con cui ho studiato, con cui sono andato al mare insieme, con cui ho mangiato e dormito. Ebbene lui non ci ha pensato due volte a sbattermi la porta in faccia (scriverò un articolo anche sul tizio in questione, non scampa!). E dire che spesso si pensa che parlare con gli amici è più facile che farlo con un genitore o con un fratello. Per fortuna è stato l'unico caso di "fuga". Era evidentemente uno stronzo che ha avuto paura di confrontarsi. Probabilmente gli ho fatto vedere qualcosa di lui che "non voleva vedere" ma che ai miei occhi invece era chiarissimo. Non lo vedo da dieci anni, per cui non so (ma non credo) se ne abbia preso consapevolezza. Credo che abbia perso un'occasione importante per poter venir fuori senza tanti casini, potendosi confrontare con me. Per il resto, ogni volta che ho reso partecipe qualcuno (che per me significa farlo entrare nel giardino che ho citato in un altro post), ho sempre ricevuto risposte positive che mi hanno dato molto coraggio, facendomi capire che la scelta di aprirmi non è poi così sbagliata. Ora, almeno sotto quel punto di vista, sono abbastanza tranquillo. Non ho bisogno di inventarmi chissà cosa per paura che chissà quale voce possa arrivare a chissà quale orecchio (anche perchè conduco una vita tranquilla, tranquillissima.....anche troppo).
Lo stesso discorso lo si può affrontare per gli stati d'animo. E' giusto mascherare quando non si sta proprio bene per non far preoccupare chi ti sta al fianco e intorno? Oppure è più giusto non mettere alcuna maschera, col rischio di aggravare magari una situazione già abbastanza delicata, parlando nel tentativo di liberarsi almeno in parte?
A voi, lettori, l'ardua sentenza...

2 commenti:
la verità fa male solo a chi non possiede la forza di dirla.
MB
Ciao Massimo.
E' verissimo. Anche se ci vuole tempo magari per aprirsi, vale sempre la pena farlo. Ci si sente più liberi. L'ho provato sulla mia pelle. E poi non si è costretti a raggiungere dei compromessi per evitare che venga fuori. Non ci sono persone che possono, seppur velatamente, farti capire che sei in mano loro...perchè magari sanno qualcosa di te che altri ignorano.
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