
Questo articolo avrei voluto scriverlo più o meno un mese fa, dopo aver parlato con un mio amico. Poi sono accaduti piccoli contrattempi positivi e negativi...che mi hanno fatto distrarre, inducendomi a trascurare questo spazio virtuale al quale sono affezionato. Credo che non ci sia niente di meglio che spiegare certe dinamiche attraverso uno scritto, un fluido di parole che viene fuori senza starci a pensare troppo, come una seduta dallo psicanalista. Il titolo di questo scritto è preciso e vuole rappresentare l'immagine che di noi si fanno gli altri che, purtroppo, tende a non cambiare con gli anni. Una sorta di etichetta che non ti lascia più nonostante qualche modifica apportata, con la crescita continua, al proprio modo di comportarsi con gli altri e con se stessi. Devo fare una breve premessa. Dagli inizi degli anni novanta ho cominciato un lungo percorso, tortuoso ma sempre continuo che si è interrotto nell'estate del 2007. Ho dovuto affrontare me stesso, mettermi alla prova, capire chi e cosa stavo cercando, cosa volevo fare della mia vita, ecc. L'inizio è stato lento ma poi negli ultimi anni c'è stata una sostanziale impennata che mi ha fatto giungere ad un livello che, guardandomi indietro, difficilmente riuscivo a riconoscere (in positivo). Tantissimi sono stati i cambiamenti (soprattutto interiori), le prese di coscienza, il modo di rapportarmi agli altri, i miei vizi, le mie abitudini. Ovviamente non si può cambiare integralmente ... però di certo si possono smussare tanti angoli fastidiosi. Esattamente quello che è accaduto in me, parallelamente al percorso interiore. Ho imparato a fare un costante confronto con il "me passato". Beh ... fino al punto in cui mi sono fermato, ogni volta che leggevo un mio scritto precedente, non potevo che sentirmi orgoglioso per l'evoluzione personale raggiunta. Poi è successo qualcosa che mi ha fatto di colpo fermare e tornare indietro. In pratica ... in una scala da 1 a 100 ero riuscito a raggiungere il 90° gradino con tantissima fatica e dopo tanti anni di duro lavoro interiore. Sono riuscito ad affrontare situazioni difficili, senza perdermi mai d'animo, anzi, superando l'idea che avevo di me stesso. Poi nel 2007 qualcosa si è rotto e sono sceso di nuovo a metà del percorso, fermandomi. Situazione in cui sono ancora adesso. Ma questo non è il succo del discorso che vorrei fare. Raccontare questa situazione mi è servito solo per dare una spiegazione al titolo di questo scritto. Di me in molti hanno un'idea errata, comunque non aggiornata. Me ne accorgo parlando con parenti e amici di vecchia data. Io non so più il Vittorio di alcuni anni fa, non sono nemmeno quello che ha terminato il suo percorso nel 2007. Tutti siamo in evoluzione. Positiva o negativa che sia. Faccio qualche esempio. Per alcuni anni sono stato "quello fissato per il calcio". Vero. C'è stato un periodo in cui, la domenica, tra giornali e trasmissioni sportive, passavo la giornata a leggere, sentire e risentire sempre le stesse cose, da quando mi alzavo fino al momento di andare a dormire. Però non è più così, specialmente dopo tutto quello che è accaduto con farsopoli nel 2006. Ora dedico a questo sport un paio di ore al massimo, giusto il tempo di seguire la partita della mia squadra del cuore. Punto. Ma per chi mi conosce (o crede di conoscermi) sono sempre quello che sta dalla mattina alla sera di testa nel pallone. Non che mi dispiaccia perchè il calcio è uno sport che amo, però la mia immagine, la mia fotografia che c'è in giro è sbagliata, non è aggiornata ai tempi attuali. Un altro luogo comune che mi accompagna è il mio "non voler passeggiare" a piedi. Niente di più sbagliato. Nelle condizioni ideali (cioè senza attraversare strade eccessivamente affollate) io cammino. Eccome se cammino. E' chiaro, parlo di passeggiata piacevole e non finalizzata a fare una commissione. Mi si dice: "tu vai solo in macchina". Niente di più sbagliato. Certo, prediligo la comodità delle quattro ruote, sarei falso se lo negassi, però mi fa piacere anche fare quattro ... passi a piedi di tanto in tanto. A volte sono esagerato , nel senso che prendo l'auto anche per brevi tragitti che potrei fare a piedi. Ciò non toglie che abbia piacere a camminare ... pedem ante pedes ... Di situazioni se ne potrebbero raccontare altre, più o meno intime ma credo che il discorso sia chiaro. Non nascondo che anch'io costruisco delle immagini delle persone che mi circondano. Però sono pronto a modificarle dopo aver constatato il cambiamento. Tutti scattiamo delle "foto", tutti insieriamo le persone che ci circondano in un album con tanto di didascalie e caratteristiche caratteriali e comportamentali. Solo che a volte ci dimentichiamo di aggiornare la "scheda" di chi ci sta a fianco.

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