sabato 1 novembre 2008

LA COLVA


Un rito che si ripete ogni anno anche se le atmosfere di un tempo non ci sono più. Ovviamente mi soffermerò di più su quello che "era" visto che vale la pena descrivere la preparazione del classico dolce del 2 Novembre, che iniziava un mese prima. Era un momento di "aggregazione" in un certo qual modo. Tutti partecipavano almeno in parte. Parenti, amici e chi capitava in casa. Si partiva con la pulizia del grano, che veniva acquistato sempre in quantità "abbondante" e grezzo direttamente dal contadino di turno. Ricordo che il più assiduo e paziente "mondatore" era mio nonno. Ogni sera, quando veniva a trovarci, lo si vedeva seduto al tavolo, messi gli occhiali, con una montagna di grano da una parte e una scodella dall'altra. Anche io, diverse volte, mi sedevo al suo fianco per aiutare. L'unica attività che ricordo, svolta con mio nonno... Lui era un "fuoriclasse" nel campo, noi gli andavamo dietro ma non riuscivamo a raggiungere i suoi livelli di "velocità". Con l'andare dei giorni e l'avvicinarsi della data fatidica, aumentava il numero delle persone riunite attorno a tavolo, intente in quella faticosa e meticolosa operazione. Si faceva quasi una gara a chi ne puliva una quantità maggiore. Arrivati al 31 ottobre, con il grano ben "depurato", si prendeva un pentolone (tipo caldaia), di quelli delle nonne e si metteva il grano a cuocere (ci volevano diverse ore). Nel frattempo iniziava la fase più frenetica della preparazione. In pratica...dovevano essere predisposti tutti gli altri ingredianti del dolce. Bisognava pulire le noci, i melograni, si dovevano "frammentare" le barre di cioccolata fondente, lasciando rigorosamente qualche pezzo "più grande" degli altri. Gli odori erano forti e piacevoli. Sapevano di autunno, (quello di una volta, quello vero). Fantastici. Il 2 si condiva il grano cotto il giorno prima, con tutti gli ingredienti. Prima si univano i melograni, poi le noci (e, a volte le mandorle), i pezzetti di cioccolato, alcuni chicchi d'uva (bianca e nera), la cannella in polvere e a pezzetti (o stecchette). Infine un paio di litri abbondanti di vincotto amalgamavano il tutto. Ricordo il piacevole gusto di assaggiare la colva appena preparata. Il lavoro di un mese intero, dava ancora più sapore a quella particolare squisitezza.
Oggi, come tutte le cose, quell'atmosfera non c'è più. La colva si prepara all'ultimo momento con ingredienti già "preparati". Ecco la mia solita chiusura che vuol mettere in evidenza i tempi che corrono, il passato che stride con un presente più freddo e privo di quelle sfumature inimitabili. Probabilmente i colori e gli odori sono così vivi in me ... proprio perchè son solo dei ricordi, quindi sono stati "ingigantiti" dal tempo crudele che passa inesorabile.

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