
Sono passati due anni dal nostro incontro. Il 5 Ottobre 2006, alle 20 ci stringemmo la mano per la prima volta davanti al Liceo della tua città (ricordo tutto, nei minimi dettagli). Potrei dirti anche dov’era la macchina e in quale posizione erano situati i nostri corpi sulla scena. Una sorta di CSI con tanto di ricostruzioni dettagliata. In occasione di questa ricorrenza vorrei parlare della sensazioni “a pelle” che ho provato quando ti ho incontrato. Sensazioni che fino al momento in cui ti ho conosciuto, non erano mai state così “chiare” e “vive”. Sensazioni che il mio essere fortemente razionale non mi aveva fatto quasi mai provare, almeno con quella intensità. Quando sentivo gli altri dire “ci si deve piacere da subito a pelle”, credevo che questo meccanismo con me non funzionasse. Che non fossi predisposto, che non avrei saputo riconoscere quel “dialogo sensoriale”. E, devo dire, mi sentivo un po’ frustrato. Beh…semplicemente ero stato così sfortunato da non incontrare la persona che l’avrebbe messo in moto. Ricordo esattamente il momento che provai al Monastero (dopo una serata passata in modo piacevole, in cui mi ero sentito “al sicuro” nel passeggiare con te). Tu mi toccasti la mano poco prima che andassimo via. Beh…avvertì uno strano ma piacevolissimo calore. Uno strano ma piacevolissimo senso di appartenenza. Mi sembrò di esser stato toccato da una mano che “conoscevo da tempo”, che mi rassicurava, che era morbida, soffice, calda. Un piccolo brivido attraversò il mio corpo e, per me, fu una “prima assoluta” (beh.. fatta esclusione per qualcosa si simile ma estremamente confuso, provato per il mio "ex" ai tempi della scuola, ma ne parlerò in un'altra occasione). In poche parole era scattata la classica sensazione di cui avevo tanto sentito parlare ma che non avevo mai sperimentato con tale intensità e nitidezza. Fu un momento indimenticabile. Quasi il debutto nel mondo degli “umani” (passami la battuta) visto che credevo di essere freddo come un ghiacciolo. Beh…all’apparenza lo son sempre stato, solo che sotto lo strato di ghiaccio, in pochi hanno avuto la pazienza di scoprire il mio lato “caldo e sensibile”.
Ricordo che mi avevi parlato dei tuoi incontri conclusi con un “ci vediamo” con le persone che scappavano senza nemmeno avere il coraggio e l’educazione di dire un NO. Ricordo che mi raccontasti della tua delusione per questo tipo di incontri. Beh…io non sapevo come dirti “Mi piaci”, “Guarda che voglio rivederti sul serio”, “guarda che io non scappo”. Ricordo che cercavo di incontrare il tuo sguardo cercando di passarti questi miei pensieri. Mi facesti una tenerezza infinita, perché in te rividi anche me. Tutto quegli incontri “fasulli” terminati sempre nello stesso modo. Tutte quelle aspettative puntualmente deluse da gente senza scrupoli, senza cuore, senza educazione, senza sensibilità, senza cervello. Ecco in pochi secondi passarono dalla mia mente tutti quei pensieri. E il mio unico scopo continuava ad essere quello di rassicurarti, che tanto ci saremmo rivisti un’altra volta, poi ancora un’altra, poi un’altra ancora. Ricordo che ti scrissi anche un sms in cui ribadivo il mio “esser stato bene con te e il mio desiderio reale di rivederti” (la tua risposta la conservo ancor oggi...).
Non vedevo l’ora di ricontrarti per dimostrare che non ti eri sbagliato e che io ero stato sincero.
Arrivò il giorno del secondo incontro. Ci vedemmo allo stesso posto. Però il percorso fu differente, visto che ci dirigemmo nella città vicina, a me molto familiare, per fare una passeggiata. La sensazione del Monastero fu confermata. Non era stato un errore di valutazione. Lo stare con te mi dava serenità, era molto piacevole, mi riempiva, colmava quella parte che era stata sempre “vacante” o mal riempita. Ti assicuro che fu tutto molto emozionante perché mi trovavo, forse per la prima volta in vita mia, a poter vivere delle sensazioni vere, piene, , mie, complete. Come sai l’altra storia “importante” che avevo vissuto (o avevo creduto di vivere) era stata “zoppa” mancante di tante, troppe componenti. Anche se i miei sentimenti erano stati sinceri.
Ebbene mi rendevo conto che potevo “sentire” senza limiti di alcun genere. Lasciarmi letteralmente trascinare dalle emozioni e dalle sensazioni.
Quando giungemmo nel luogo stabilito, dopo un breve giretto ti proposi di fermarci vicino al mare , per stare un po’ più tranquilli (non avevo la minima intenzione maliziosa). Iniziammo ad ascoltare uno dei miei “famosi” Cd, in silenzio. Per me fu una quasi una “prima” anche in questo caso, visto che stavo BENE e mi stupivo di quanto stesse accadendo. Ma era uno stupore positivo, una sensazione che non sapevo come fare per “catturarla”, vista l’intensità e la bellezza. Ed eravamo solo all’inizio.
Fu molto intenso. Forse ti stupirà il modo in cui ricordo il tutto. Ma fu una serata che mi colpì parecchio. Poi mi feci coraggio e ti chiesi “Vorrei provare a baciarti”. Avevo paura di essere troppo precipitoso ma a quel punto, con l’atmosfera che si era creata, il bacio era una logica e naturale conseguenza. Ricordo che tu mi rispondesti “Fallo tu perché sono timido”. Non so come…presi l’iniziativa e iniziai ad avvicinare le mie labbra alle tue. Fu molto emozionante. Molto. Poi avvenne il contatto e riprovai la stessa sensazione che avevo “sentito” al Monastero. Questa volta ancora più intensa. Mi vengono i brividi solo se ci ripenso (pensa un po’…). Mi sentì “a casa” tra le braccia di una persona che mi sembrava di conoscere da tempo e con cui stavo benissimo... Il bacio fu elettrizzante e forse, per la prima volta in vita mia, ne capì la vera essenza. Una sensazione inebriante. Ricordo che ti dissi “Mi piaci, sto benissimo con te” e tu rispondesti “Mi piaci anche tu”. A quel punto (io che non lasciavo mai trasparire le mie emozioni) una lacrima scivolò giù. Una lacrima di gioia. E non avevo assolutamente paura di mostrarla a te, in caso te ne fossi accorto.
Tornai a casa quasi “volando”. Mi sentivo nuovo, diverso, più maturo, forse…felice? Di sicuro nella macchina quando mi dicesti “Mi piaci” provai qualcosa di molto simile alla felicità (strano dirlo per uno come me). Qualche momento, una boccata d’aria di quella felicità tanto misteriosa e verbalmente svalutata che sembra si debba prendere a piccole dosi e si è molto fortunati quando si ha possibilità di assaporarne qualche secondo.
La terza sera avevo già acquisito una certa sicurezza in me stesso e in quello che mi stava accadendo. Ti avevo trovato. Eri la persona che aspettavo da tempo.
Ricordo che in quei giorni di “stravolgimento emotivo” ero sempre lì a farmi domande su domande, perché avevo quasi paura che ci fosse qualche errore che tutto non fosse reale. Non poteva essermi capitata una cosa così bella. Proprio a me. Calimero ad honorem.
Ricordo che ad ogni incontro…ogni volta che entravo in contatto con te mi sembrava di giungere in porto. Ogni volta che ti toccavo, che ti abbracciavo buttavo un sospirone. Ero a “casa”. Una sensazione davvero strana. Mi sentivo al sicuro, protetto, tranquillo.
Non sapevo esattamente cosa provavo. Ricordo che mi consultavo con la mia amica, Concetta. Lei mi consigliava di “lasciar scorrere”, che qualsiasi cosa si sarebbe evoluta naturalmente. Che era inutile porsi tante domande. Che dovevo una buona volta smettere di pensare e imparare a sentire il mio cuore e le sensazioni in generale. Seguì la sua “dritta” e decisi di non chiedermi più nulla.
Sai cos’è? Conoscevo benissimo il tipo di rapporto che stava nascendo tra noi, conoscevo bene le direttive, però volevo che ogni “mutamento” , ogni passo naturale dell’uno verso l’altro fosse più esplicito. Vecchio retaggio del mio modo di dover per forza spiegare tutto.
Per farla breve…smisi di farmi tante domande (eravamo nel periodo di Natale). Ricordo che avevo provato un paio di volte a dirti TI VOGLIO BENE (ti assicuro, per me fu faticoso). La sera prima della vigilia, quando ci vedemmo per scambiarci i regali….fu magica. Perché per la prima volta ti sentì pronunciare quelle tre paroline in risposta a quanto da me detto per l’ennesima volta. Ti dissi: Ti voglio bene e tu rispondesti (abbracciandomi) “ti voglio bene anch’io”. Beh… inutile dire che fu una sensazione intensa anche quella. Molto intensa. Nessun uomo mi aveva detto una cosa del genere, dimostrandomi sul momento che non erano parole dette a vanvera.
In poche parole…iniziai anche a capire che il sentimento di “amicizia speciale” nato tra noi, non aveva bisogno di essere esplicitato verbalmente. Visto che un abbraccio vale davvero più di mille parole.
Poi son successe le cose che sappiamo e il tutto si è evoluto in maniera un po’ differente. Tutto quello che mi è capitato è stato un danno notevole alla crescita (in una certa direzione) del nostro rapporto. Io son cambiato, di molto. Tu non hai più trovato il Vittorio dei primi tempi con cui, forse, costruire pian pianino qualcosa. Ho compreso le tue esigenze e il perché non mi consideri “l’uomo adatto a te”. Ti confesso che al principio (ti parlo di gennaio 2008), non rendendomi conto di quanto fossi diverso, ci ho sofferto molto nel sentirti dire certe frasi, parlando del nostro strano legame ad un estraneo. Poi mi son reso perfettamente conto dei due Vittorio che ti sei trovato a conoscere e, credimi, anch’io mi sarei comportato (stando nei tuoi panni) probabilmente nello stesso modo.
Tu non mi hai abbandonato, hai solo virato. Il nostro rapporto nei mesi si è più orientato verso l’amicizia (che è tanto), assolutamente disinteressata. Insomma sei stato corretto, una brava persona sempre e comunque.
La tua entrata in scena mi è stata di grande aiuto. Ha risvegliato in me molte cose che credevo morte e sepolte. Ho ritrovato il piacere di fare tante piccole cose. Poi le situazioni sono andate in modo diverso solo ed esclusivamente per fattori esterni, visto che il nostro rapporto, così come era strutturato, in fondo, ci andava benissimo.
Ricordo la sensazione molto intensa che provavo durante le prime settimane della nostra conoscenza.
Quando guardavo un cielo nuvoloso o una qualsiasi scena (piacevole) in cui mi ero sempre sentito solo, situazioni in cui avrei voluto “sentire” qualcuno al mio fianco, mi rendevo conto che quel senso di vuoto era stato in parte colmato dalla tua presenza. Era come se mi girassi di fianco e scorgessi la tua figura. Tutto questo mi faceva sentire più sicuro, soprattutto meno SOLO.
Sono passati due anni. Continuiamo a sentirci tutti i giorni. Ci vediamo poco (solo ed esclusivamente per colpa mia). Credo che si sia costruito un rapporto molto, molto solido. Capace di andare al di là di tutto. Io sono sicuro che le nostre due vite si sono incrociate in modo irreversibile, a prescindere da quello che accadrà all’uno o all’altro. Sono sicuro che tu non mi abbandonerai mai, qualsiasi cosa accada. Sono sicuro che mi accompagnerai fino alla fine che, da anziano in pectore, mi auguro sia abbastanza lontana almeno per provare a vivere e a riprovare quanto di positivo c’è stato tra noi…da quel 5 ottobre in avanti.
Poi chissà..non è detto che il nostro “status” di amici non cambi nuovamente in quello che era prima. Nella vita non si sa mai cosa può accadere. Però sappi che sono davvero contento di averti incontrato e ti ringrazio per l’appoggio continuo che mi dai, semplicemente ascoltando quello che mi passa per la testa, giornalmente (lo so, spesso sono un rompi…). Ti voglio bene.
Ricordo che mi avevi parlato dei tuoi incontri conclusi con un “ci vediamo” con le persone che scappavano senza nemmeno avere il coraggio e l’educazione di dire un NO. Ricordo che mi raccontasti della tua delusione per questo tipo di incontri. Beh…io non sapevo come dirti “Mi piaci”, “Guarda che voglio rivederti sul serio”, “guarda che io non scappo”. Ricordo che cercavo di incontrare il tuo sguardo cercando di passarti questi miei pensieri. Mi facesti una tenerezza infinita, perché in te rividi anche me. Tutto quegli incontri “fasulli” terminati sempre nello stesso modo. Tutte quelle aspettative puntualmente deluse da gente senza scrupoli, senza cuore, senza educazione, senza sensibilità, senza cervello. Ecco in pochi secondi passarono dalla mia mente tutti quei pensieri. E il mio unico scopo continuava ad essere quello di rassicurarti, che tanto ci saremmo rivisti un’altra volta, poi ancora un’altra, poi un’altra ancora. Ricordo che ti scrissi anche un sms in cui ribadivo il mio “esser stato bene con te e il mio desiderio reale di rivederti” (la tua risposta la conservo ancor oggi...).
Non vedevo l’ora di ricontrarti per dimostrare che non ti eri sbagliato e che io ero stato sincero.
Arrivò il giorno del secondo incontro. Ci vedemmo allo stesso posto. Però il percorso fu differente, visto che ci dirigemmo nella città vicina, a me molto familiare, per fare una passeggiata. La sensazione del Monastero fu confermata. Non era stato un errore di valutazione. Lo stare con te mi dava serenità, era molto piacevole, mi riempiva, colmava quella parte che era stata sempre “vacante” o mal riempita. Ti assicuro che fu tutto molto emozionante perché mi trovavo, forse per la prima volta in vita mia, a poter vivere delle sensazioni vere, piene, , mie, complete. Come sai l’altra storia “importante” che avevo vissuto (o avevo creduto di vivere) era stata “zoppa” mancante di tante, troppe componenti. Anche se i miei sentimenti erano stati sinceri.
Ebbene mi rendevo conto che potevo “sentire” senza limiti di alcun genere. Lasciarmi letteralmente trascinare dalle emozioni e dalle sensazioni.
Quando giungemmo nel luogo stabilito, dopo un breve giretto ti proposi di fermarci vicino al mare , per stare un po’ più tranquilli (non avevo la minima intenzione maliziosa). Iniziammo ad ascoltare uno dei miei “famosi” Cd, in silenzio. Per me fu una quasi una “prima” anche in questo caso, visto che stavo BENE e mi stupivo di quanto stesse accadendo. Ma era uno stupore positivo, una sensazione che non sapevo come fare per “catturarla”, vista l’intensità e la bellezza. Ed eravamo solo all’inizio.
Fu molto intenso. Forse ti stupirà il modo in cui ricordo il tutto. Ma fu una serata che mi colpì parecchio. Poi mi feci coraggio e ti chiesi “Vorrei provare a baciarti”. Avevo paura di essere troppo precipitoso ma a quel punto, con l’atmosfera che si era creata, il bacio era una logica e naturale conseguenza. Ricordo che tu mi rispondesti “Fallo tu perché sono timido”. Non so come…presi l’iniziativa e iniziai ad avvicinare le mie labbra alle tue. Fu molto emozionante. Molto. Poi avvenne il contatto e riprovai la stessa sensazione che avevo “sentito” al Monastero. Questa volta ancora più intensa. Mi vengono i brividi solo se ci ripenso (pensa un po’…). Mi sentì “a casa” tra le braccia di una persona che mi sembrava di conoscere da tempo e con cui stavo benissimo... Il bacio fu elettrizzante e forse, per la prima volta in vita mia, ne capì la vera essenza. Una sensazione inebriante. Ricordo che ti dissi “Mi piaci, sto benissimo con te” e tu rispondesti “Mi piaci anche tu”. A quel punto (io che non lasciavo mai trasparire le mie emozioni) una lacrima scivolò giù. Una lacrima di gioia. E non avevo assolutamente paura di mostrarla a te, in caso te ne fossi accorto.
Tornai a casa quasi “volando”. Mi sentivo nuovo, diverso, più maturo, forse…felice? Di sicuro nella macchina quando mi dicesti “Mi piaci” provai qualcosa di molto simile alla felicità (strano dirlo per uno come me). Qualche momento, una boccata d’aria di quella felicità tanto misteriosa e verbalmente svalutata che sembra si debba prendere a piccole dosi e si è molto fortunati quando si ha possibilità di assaporarne qualche secondo.
La terza sera avevo già acquisito una certa sicurezza in me stesso e in quello che mi stava accadendo. Ti avevo trovato. Eri la persona che aspettavo da tempo.
Ricordo che in quei giorni di “stravolgimento emotivo” ero sempre lì a farmi domande su domande, perché avevo quasi paura che ci fosse qualche errore che tutto non fosse reale. Non poteva essermi capitata una cosa così bella. Proprio a me. Calimero ad honorem.
Ricordo che ad ogni incontro…ogni volta che entravo in contatto con te mi sembrava di giungere in porto. Ogni volta che ti toccavo, che ti abbracciavo buttavo un sospirone. Ero a “casa”. Una sensazione davvero strana. Mi sentivo al sicuro, protetto, tranquillo.
Non sapevo esattamente cosa provavo. Ricordo che mi consultavo con la mia amica, Concetta. Lei mi consigliava di “lasciar scorrere”, che qualsiasi cosa si sarebbe evoluta naturalmente. Che era inutile porsi tante domande. Che dovevo una buona volta smettere di pensare e imparare a sentire il mio cuore e le sensazioni in generale. Seguì la sua “dritta” e decisi di non chiedermi più nulla.
Sai cos’è? Conoscevo benissimo il tipo di rapporto che stava nascendo tra noi, conoscevo bene le direttive, però volevo che ogni “mutamento” , ogni passo naturale dell’uno verso l’altro fosse più esplicito. Vecchio retaggio del mio modo di dover per forza spiegare tutto.
Per farla breve…smisi di farmi tante domande (eravamo nel periodo di Natale). Ricordo che avevo provato un paio di volte a dirti TI VOGLIO BENE (ti assicuro, per me fu faticoso). La sera prima della vigilia, quando ci vedemmo per scambiarci i regali….fu magica. Perché per la prima volta ti sentì pronunciare quelle tre paroline in risposta a quanto da me detto per l’ennesima volta. Ti dissi: Ti voglio bene e tu rispondesti (abbracciandomi) “ti voglio bene anch’io”. Beh… inutile dire che fu una sensazione intensa anche quella. Molto intensa. Nessun uomo mi aveva detto una cosa del genere, dimostrandomi sul momento che non erano parole dette a vanvera.
In poche parole…iniziai anche a capire che il sentimento di “amicizia speciale” nato tra noi, non aveva bisogno di essere esplicitato verbalmente. Visto che un abbraccio vale davvero più di mille parole.
Poi son successe le cose che sappiamo e il tutto si è evoluto in maniera un po’ differente. Tutto quello che mi è capitato è stato un danno notevole alla crescita (in una certa direzione) del nostro rapporto. Io son cambiato, di molto. Tu non hai più trovato il Vittorio dei primi tempi con cui, forse, costruire pian pianino qualcosa. Ho compreso le tue esigenze e il perché non mi consideri “l’uomo adatto a te”. Ti confesso che al principio (ti parlo di gennaio 2008), non rendendomi conto di quanto fossi diverso, ci ho sofferto molto nel sentirti dire certe frasi, parlando del nostro strano legame ad un estraneo. Poi mi son reso perfettamente conto dei due Vittorio che ti sei trovato a conoscere e, credimi, anch’io mi sarei comportato (stando nei tuoi panni) probabilmente nello stesso modo.
Tu non mi hai abbandonato, hai solo virato. Il nostro rapporto nei mesi si è più orientato verso l’amicizia (che è tanto), assolutamente disinteressata. Insomma sei stato corretto, una brava persona sempre e comunque.
La tua entrata in scena mi è stata di grande aiuto. Ha risvegliato in me molte cose che credevo morte e sepolte. Ho ritrovato il piacere di fare tante piccole cose. Poi le situazioni sono andate in modo diverso solo ed esclusivamente per fattori esterni, visto che il nostro rapporto, così come era strutturato, in fondo, ci andava benissimo.
Ricordo la sensazione molto intensa che provavo durante le prime settimane della nostra conoscenza.
Quando guardavo un cielo nuvoloso o una qualsiasi scena (piacevole) in cui mi ero sempre sentito solo, situazioni in cui avrei voluto “sentire” qualcuno al mio fianco, mi rendevo conto che quel senso di vuoto era stato in parte colmato dalla tua presenza. Era come se mi girassi di fianco e scorgessi la tua figura. Tutto questo mi faceva sentire più sicuro, soprattutto meno SOLO.
Sono passati due anni. Continuiamo a sentirci tutti i giorni. Ci vediamo poco (solo ed esclusivamente per colpa mia). Credo che si sia costruito un rapporto molto, molto solido. Capace di andare al di là di tutto. Io sono sicuro che le nostre due vite si sono incrociate in modo irreversibile, a prescindere da quello che accadrà all’uno o all’altro. Sono sicuro che tu non mi abbandonerai mai, qualsiasi cosa accada. Sono sicuro che mi accompagnerai fino alla fine che, da anziano in pectore, mi auguro sia abbastanza lontana almeno per provare a vivere e a riprovare quanto di positivo c’è stato tra noi…da quel 5 ottobre in avanti.
Poi chissà..non è detto che il nostro “status” di amici non cambi nuovamente in quello che era prima. Nella vita non si sa mai cosa può accadere. Però sappi che sono davvero contento di averti incontrato e ti ringrazio per l’appoggio continuo che mi dai, semplicemente ascoltando quello che mi passa per la testa, giornalmente (lo so, spesso sono un rompi…). Ti voglio bene.

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