domenica 13 luglio 2008

A MIO PADRE


Ciao papà.Ti parlo ancora come se potessi sentirmi o leggermi. Francamente non so se e cosa ci sia dall'altra parte (ne parlerò in un altro post), a me piace pensare che tu possa leggermi o prendere direttamente dal cuore le parole che sto per regalarti.Il nostro rapporto si è trasformato negli anni, purtroppo in peggio.Durante il periodo dell'infanzia e poi quello dell'adolescenza, tu eri per me una figura molto forte, rassicurante, colui che tutto "aggiustava", quello a cui ci si doveva rivolgere per qualsiasi problema esterno alla casa, che risolvevi sempre nel modo migliore.Tra di noi non ci sono stati mai particolari gesti d'affetto. Non ricordo una carezza (meglio, solo una di cui parlerò alla fine di questo scritto) o un abbraccio. Però comunque eri presente. Non ci hai mai fatto mancare nulla dal punto di vista economico. Ci hai dato sempre di più di quel che si poteva. Anche in periodi di crisi tu cercavi sempre di accontentare le nostre esigenze. Quelli che sono mancati son stati i gesti d'affetto. Ognuno è come è. Magari più o meno riservato. Però non posso far a meno di sottolineare che quella è stata una grossa lacuna. Ricordo che quando ero piccolo, ogni sera, al tuo ritorno da lavoro, venivo incontro per darti un bacio sulla guancia. Era una bella abitudine che poi ovviamente si è persa nel tempo con il mio crescere. Come se dare un bacio ad un genitore fosse qualcosa di strano.
Come dimenticare l'unico viaggio che abbiamo fatto assieme. Ero molto piccolo e, sebbene soffrì molto di nostalgia per la casa che mi mancava, ho comunque dei piacevoli ricordi. Io, te e il tuo amico, a girare la Toscana (con base a Montecatini) nella 131 diesel color blu, con me in mezzo ai due sedili davanti (avevo solo 8 anni). Come dimenticare le nostre passeggiate domenicali, quasi un rito. E le nostre serate passate al bar, con i tuoi amici, che si concludevano con una bella sfida ai videogames a cui tu mi battevi sempre. Come dimenticare i riti della festa patronale, di cui ho fatto cenno nell'articolo precedente. E poi (ero piccolissimo, avevo 3-4 anni) quando mi portavi la domenica a pranzo fuori per poi ascoltare le partite alla radio (i ristoratori rimanevano sempre sbalorditi per i miei modi "da adulto" e mi chiamavano "piccolo lord", per il modo che avevo di comportarmi sempre con garbo a tavola, nonostante la tenera età). E le nostre lunghe passeggiate per Milano, quando fummo costretti ad andarci per far operare Angelo. Ricordo che mi sentivo protetto, sempre con il tuo braccio poggiato sulla spalla. Avrei affrontato chiunque perchè sapevo di avere te al mio fianco. Beh... sappi che tutte queste cose non le ho dimenticate, non potrei , non sarebbe possibile.Anche se, negli anni, abbiamo iniziato ad avere problemi, ho incominciato ad essere quello che più ti pungolava , per sottolineare il tuo errore di scegliere un'altra donna che non fosse mia madre. Meglio...di non scegliere da che parte stare, di tener aperte due strade incompatibili. Ero io che, quando presi la patente, mi appostavo soltanto per farmi vedere da te. Volevo che sapessi, che mi vedessi, che fossi infastidito, che ti vergognassi di quella tua vita "segreta" (che poi tutti conoscevano) che durava da tanti anni. Ricordo anche quando uscivamo io, te e lei...il sabato per far la spesa il sabato o la domenica per una passeggiata. Anche in quel caso ero piccolissimo e non mi rendevo conto che ero il vostro "alibi" per poter andare ovunque con il consenso di tutti. Mia madre era sempre impegnata con la casa e voi due portavate "il piccolo a fare una passeggiata". Comunque l'intento di questo scritto non è il rinfacciarti qualcosa di cui ti scrissi in una lettera (che leggesti) anni fa. Voglio solo ricordare le cose più belle di te. Perchè ce ne sono state. Ti sembrerà strano ma ora mi vengono alla mente solo le cose positive. La tua morte ha messo in secondo piano tutto il "marcio" che ha portato a far degenerare il nostro rapporto, fin quasi renderlo un "non rapporto" a forza di liti quotidiane più o meno accese. Rapporto che si è compromesso sempre per una tua NON scelta, per un tuo non decidere con chi stare, per il tuo far del male (psicologico) continuo a mia madre, che è la persona più importante della mia vita ( e tu lo sapevi benissimo). Non ti ho mai parlato di me, della mia identità sessuale, perchè hai sempre detto che un "figlio come me" non l'avresti mai accettato. Salvo poi rendermi conto, negli ultimi anni, che, comunque, mi avevi accettato lo stesso. Me ne accorgevo dai tuo toni molto pacati sull'argomento, quasi a volermi far capire che "sapevi" (perchè, tra parenti ,basta uno spiffero, un piccolissimo errore e, purtroppo, le voci circolano). Sono sicuro che con questo scritto non riuscirò a dirti tutto, sarebbe impossibile. Comunque sappi che ti ho pianto molto. Anche se al tuo funerale alcuni parenti dissero che ero "insensibile, freddo come un ghiacciolo". Ti piango ancora adesso anche perchè ho molti rimorsi. Come quando, lo scorso anno, non volli accompagnarti a casa in auto dall'ospedale (eravamo a far visita a mio fratello) per orgoglio. Visto che lei ti aveva accompagnato all'andata (tu non guidavi più da qualche mese), ti dissi che poteva venire a prenderti anche al ritorno e che non avevi bisogno di me. Ebbene tu, che già stavi male, eri appesantito e stanco, andasti via ugualmente e prendesti il bus per rincasare. Papà, non hai idea di quanto sia pentito di quel gesto che, per me, è diventato il paradigma di tutto quello che da adulto, nonostante tutto, avrei dovuto fare, di tutte quelle parole anche molto pesanti e cattive, ti rivolgevo durante le nostre litigate (ricevendone altrettante). Oppure proprio all'ultima festa patronale che hai vissuto con noi, visti i rapporti familiari completamente sfilacciati, rimanesti in casa a mangiare la focaccia, tutto solo, mentre io, mia madre e mio fratello seguivamo la tradizione di consumarla sul terrazzo, all'aria aperta. Non credere che non mi sia accorto della tua sofferenza. Lo hai voluto anche tu, perchè sarebbe bastato poco per venire incontro a noi, che, in fondo, non ti abbiamo mai messo alla porta. La nostra ultima litigata è stata davvero pesante. Venti giorni prima che tu lasciassi la nostra casa. Anche quando si pranzava, oramai, non ci si guardava più in faccia. Era una convivenza forzata che faceva male a tutti. Quel giorno volarono parole molto pesanti, io ti augurai tanta sofferenza. Lo so, son cose che si dicono nella foga del momento. Però adesso mi fa male averti detto ogni singola parola, perchè non lo pensavo sul serio. Pochi giorni dopo ci fu il tuo compleanno. Fui l'unico in casa a venirti a dare il bacio e a farti gli auguri. Non ne ricevesti altri e so che rimanesti male (fino a piangerne) per quelli non ricevuti da mio fratello, dal tuo figlio più grande e, forse, prediletto. In questi casi tutti i piccoli gesti vengono amplicifati e non ti rendesti conto che lui è così, non va molto d'accordo con le ricorrenze. Dimentica quasi quasi persino il suo. Però in quella particolare circostanza, ti fece tanto male. Di contro , per fortuna, posso ricordare che dopo quello scontro verbalmente così violento di cui ho parlato, ci fu una tregua VERA. Io ricominciai a guardarti negli occhi, ad ascoltare senza pregiudizi ogni tua singola sillaba. Il tuo discorso fatto per il "salvataggio" della situazione patrimoniale un pò compromessa, fu recepito al 100% e approvato. Ricordo che ritrovai (troppo tardi) il padre di tanti, troppi anni addietro. Da quel giorno in avanti i nostri rapporti cambiarono come per magia. Come se si fosse giunti ad un punto di non ritorno e tu avessi deciso di svoltare in extremis. Oppure semplicemente sentivi che ci stavi per lasciare e volevi farlo nel modo migliore. Da quel giorno ho ricominciato a parlare con te, a discutere di calcio e della fede calcistica che ci divideva. Ora che ci penso, tu, fiero nemico della Juventus, la mia squadra del cuore, dicevi che, in fondo in fondo, quando vinceva eri contento solo per me, perchè io ne ero assolutamente innamorato. E questo non l'hai detto negli ultimi giorni ma sempre. Come a volermi dire nel modo più contorto che mi volevi bene, che per me andavi contro il dogma calcistico in cui credevi fin da quando eri piccolo: la "fede granata" come la chiamavi tu. Poi la tua situazione fisica è peggiorata. Ho visto spegnerti giorno dopo giorno, diventare piccolo, piccolissimo e quasi indifeso. Anche se volevi far finta di avere ancora tanta energia.Ricordo la tua ultima sera a casa. Tu oramai deliravi per via del sangue che non affluiva più bene al cervello. Mi facevi tanta, tanta, tantissima tenerezza caro papà. Finalmente ti decidesti (se l'avessi fatto alcuni mesi prima...può darsi che ora saresti stato capace di leggere questa lettera ...qui..vicino a me) e ti ricoverasti. Domenica 26 Agosto ci chiamarono perchè tu avevi avuto una crisi e credevano che non avresti superato la notte. Io venni (c'era già mio fratello) all'ospedale. Eri in terapia intensiva. Quasi quasi non volevo entrare nella stanza e adesso ringrazio chi mi spinse a farlo. Ti vidi con tanti fili e cavetti che percorrevano il tuo esile corpo tremolante. Le macchine segnalavano ogni tuo segnale di vita. Ma eri ancora vigile e riuscivi , anche se a fatica, a riconoscerci e a parlare. Ricordo che la prima frase che mi venne in mente quando arrivai al tuo capezzale fu "E adesso? il prossimo derby non lo vedremo più insieme?". Pensa un pò. Finalmente la Juve era tornata in A, c'era la possibilità di vedere di nuovo una partita che mancava da alcuni anni e tu non l'avresti guardata con me (sei morto esattamente 10 giorni dopo il derby). Poi mi lasciarono solo con te e mi sentì fortemente in imbarazzo. Tu dipendevi assolutamente da me. Ricordo che ti dissi subito "Ti voglio bene, scusami se non sono venuto prima". E tu, a fatica rispondesti quasi sorridendo "non ti preoccupare, stai tranquillo, lo so che a te gli ospedali non piacciono". Poi ti chiesi come stavi e facesti spallucce, come a dirmi "non si vede?". Mi dicesti: "e mamma?" e poi "vi ho voluto sempre bene, a tutti voi". Mi chiedesti un pò d'acqua e per la prima volta...ti feci bere. Non sapevo come fare, ero consapevole che quella era l'ultima volta che ti avrei visto. Volevo andar via ma non riuscivo a staccarmi da te. Sapevi benissimo che mi stavi salutando. Dopo qualche altra parola scambiata, ti accorgesti del mio imbarazzo e mi dicesti "dai, su, vai da loro, non ti preoccupare, fai entrare Angelo (mio fratello)". Mi desti l'autorizzazione a lasciarti. Io mi avvicinai come a volerti dare un bacio e ti dissi nuovamente "Ti voglio bene, te ne ho sempre voluto". Tu mi accarezzasti per la prima volta in vita mia il volto, rispondendo "anch'io" cercando di sorridere. Mi stavi proprio salutando. Dopo quelle parole , quasi spinto da te, mi girai e andai via. Ti dissi "ciao" e tu alzasti la mano per salutarmi. Dopo un mese e mezzo di coma in rianimazione, in cui non sono riuscito a venirti a trovare per mancanza di coraggio, ci hai lasciato. Hai lasciato in sospeso il discorso di riconciliazione aperto quel giorno di agosto. La gente crede che non ti abbia pianto. Invece forse sono quello che l'ha fatto di più. Anche adesso che ti ho scritto questa lettera, mi son dovuto fermare varie volte per asciugarmi il viso. CIAO PAPA'. Mi auguro di rincontrarti da qualche altra parte (anche se non ci credo più tanto). Sei stato importante per me e avrei voluto viverti in maniera diversa. Le circostanze non ce l'hanno permesso. Sappi che ti voglio bene, te ne ho sempre voluto anche quando si litigava di brutto. CIAO PAPA'.

2 commenti:

Unknown ha detto...

M'ha fatto venire il magone stò post. Anche perchè pure con mio padre non ci sono grandissime manifestazioni espansive, lui è una persona riservatissima, non è il tipo che sta a ripeterti ti voglio bene ad ogni occasione, e neppure capota chessò di parlare delle cotte che io e mia sorella ci prendiamo, o cose così intime.
Parliamo solo di calcio e di politica, e litighiamo ;)
Per come sono fatta io, posso dire che coi miei figli sarò molto più espansiva senz'altro..ma grosse incomprensioni perlomeno non ce ne sono mai state. Però anch'io tante volte ho l'impressione di sprecare tanto tempo senza dirci che ci vogliamo bene, e che poi inevitabilmente lo rimpiangerò, come capita a tutte le persone che non lo fanno, poi si perdono e finiscono con l'avere rimpianti per non aver detto o mostrato chiaramente i propri sentimenti..

Vittorio ha detto...

Mari, ho davvero la percezione che la vita è molto, molto breve. E bisogna cercare di dire alle persone care, agli amici, comunque alle persone che per un verso o per un altro son state importanti nella nostra vita, quello che proviamo.
Lo so, è molto difficile. Sto facendo il possibile. Per quel che mi riguarda potrei morire io prima dei miei cari e vorrei far sapere a chi mi circonda quello che ho sempre pensato o provato. Con mio padre non è più possibile farlo anche se mi auguro che lui abbia capito. Con gli altri mi sforzo di essere meno burbero e far trasparire quello che ho nel cuore. Ed è difficilissimo per chi, come me, non ha mai avuto dimestichezza con le esternazioni d'affetto.
Posso suggerirti di scrivere una lettera (una mia specialità). Probabilmente lui non ti risponderà direttamente ma capirà e il suo sguardo sarà diverso. Credimi.