martedì 8 luglio 2008

FESTA PATRONALE? NO, GRAZIE!


Tra pochi giorni nella mia città ci sarà la festa patronale più importante, quella che coinvolge tutta la cittadinanza e non è espresione di un singolo quartiere. I sentimenti in me sono contrastanti perchè questa festa ha rappresentato molto nella stessa misura in cui adesso non rappresenta più nulla, anzi mi infastidisce non poco. Ricordo che da piccolo la festa era attesa in modo spasmodico. Rappresentava l'inizio vero dell'estate anche se si è sempre svolta ai primi di luglio. Ricordo che ogni giorno mi affacciavo al finestrone del nostro balcone interno per vedere a che punto erano con l'allestimento delle luci. Ricordo l'eccitazione di quando iniziavano a montare i pali. Poi, giorno dopo giorno, il tutto si completava per la mia somma gioia. I giorni di vigilia erano sempre i migliori, si vedevano le prime bancarelle (che adoravo), s'iniziava a diffondere nell'aria il profumo dello zucchero filato e dei dolci. Poi arrivava finalmente il sabato, il primo giorno. La mattina solitamente uscivo con mio fratello, mio cugino e un amico (Ruggiero, il mio vicino di casa) e si faceva un giro panoramico per il centro, iniziando a gustare tutte le prelibatezze che erano esposte sui vari banconi. Io iniziavo a pensare al regalo (o i regali) che il mio papà mi avrebbe comprato (era un'ottima tradizione), per cui prendevo nota di quell'automobilina o di quel robot individuato a quell'angolo o in quella strada. Il pranzo del sabato era vissuto con molta euforia perchè il pomeriggio era dedicato al Luna Park, un appuntamento a cui non si poteva assolutamente mancare. Con i miei fratelli, mio cugino e gli amici vicini di casa, ci recavamo nel luogo preposto, dove passavamo un paio di ore sulle varie auto a scontro, bruchi e ruote panoramiche. Immancabile il tiro a segno con la solita vagonata di wafer "vinti" e l'immancabile pesce rosso, a cui subito davamo un nome adeguato. Si tornava a casa, dove mia madre e quella dei vicini stavano preparando qualcosa per la sera (si mangiava tutti assieme sul terrazzo). Noi bambini/ragazzini eravamo eccitatissimi ancora per il pomeriggio passato. La serata terminava ad ora tarda (all'epoca andare a dormire alle 2 era un fatto epocale). La domenica mattina, di solito, era dedicata alla prima passeggiata con mio padre tra le bancarelle (ci avrei passato le ore), con prima stesura della lista dei regali "papabili" che avrei dovuto ricevere. Nel pomeriggio/serata ci si preparava ancora una volta per stare tutti assieme. Dopo aver visto passare la processione con i Santi patroni, io e mio padre andavamo in cerca di qualche focaccia e di qualcosa con cui farcirla. L'anguria non mancava mai. Io affrontavo la folla, con il braccio di mio padre appogiato su una spalla. Mi sentivo protetto, invulnerabile e anche se camminare a passo di lumaca, non era proprio il massimo, io sapevo che stavo con lui e che non poteva accadermi nulla. Ricordo le bancarelle dove abbondavano focacce e simili, dall'inconfondibile odore di olio fritto. Guardare tutta la gente che , come noi, si affrettava intorno a quei banchetti, mi metteva allegria, perchè ero consapevole che anche per me era pronta un'altra serata di festa. Tornavamo a casa e iniziavamo la serata in allegria, in attesa dei fuochi d'artificio (altro cult della festa) che si andavano ad osservare sul terrazzo condominiale, tutti insieme. Quello era il momento topico della festa in cui noi bambini ci divertivamo a dare un senso "alimentare" ai vari colori sparati nel cielo da bellissimi giochi pirotecnici. Dopo i fuochi la serata era praticamente termina o quasi anche se si rimaneva ancora almeno un'altra ora insieme prima di andare a dormire. Il lunedì era il giorno più malinconico, la fine della festa. Ricordo le passeggiate con mio padre in giro per le bancarelle per comprare qualche pensiero ai fratelli e a mia madre. Ovviamente non mancava il mio "giocattolo", che esibivo con orgoglio, con il petto gonfio e sempre con la mano di mio padre sulla spalla. A volte capitava che rimanevano in giro fino ad ora tarda, tra una capatina al bar (in cui c'erano gli immancabili amici di papà) e un altro giro tra le bancharelle che iniziavano a smantellare. Il ritorno a casa sanciva la fine della festa. Io rimanevo sveglio fino a quando non spegnevano le luci per la strada, quasi a voler salutare, dando appuntamento all'anno che sarebbe seguito. Dopo questa lunga descrizione, posso affermare adesso, a 37 anni, di DETESTARE questo tipo di feste e simili. I motivi possono essere tanti. Probabilmente il ricordo di un rito che, più o meno, è durato fino all'età adolescenziale, non esiste più. Il tempo è passato. Non ci sono più le persone, le sensazioni, le emozioni, le aspettative. Nulla. La festa è diventata via via un peso. Sono anni che non faccio una passeggiata tra le bancharelle. Solo il pensiero mi fa venire i brividi. Non fa più per me. E' cambiato tutto. Beh...è anche logico che, crescendo, certe situazioni evolvano. E' particolare in me il fatto che ci siano degli eccessi. Ora vedo la stessa festa come un inutile sfruscio di cafoni, di gentaglia che si "veste" solo per quei tre giorni, di troppi bambini che si "divertono" esattamente come facevo io. Ecco, credo che il problema sia proprio questo. La profonda malinconia per qualcosa che non c'è più, per delle emozioni che in me (seppur evolute) non esistono più e mai più potranno tornare. Tutto questo fa venir fuori il cinico che è in me e che mi fa "detestare" tutto ciò che non è più accessibile, anche quelle situazioni che ho amato molto. Il Dottor House che è in me, mi fa dire: CHE FESTA DEL CAVOLO, FATTA PER GENTE IDIOTA, PER CAFONI CHE VOGLIONO SOLO METTERSI IN MOSTRA. ANDREBBE ABOLITA!! Beh..diciamo che questo mio scritto si conclude in maniera opposta a come era iniziato. Beh...rispecchia un pò quello che sono io in questo momento.

4 commenti:

kunst ha detto...

devo dire che è strano leggerti on line.
ma piace l'idea.

Vittorio ha detto...

Ben arrivata! Sono così abituato ad usare kunst, vikunst, ecc....che mi sembra strano leggere un commento con quel nomignolo...ben sapendo che non sono io. Sicuramente gli amici del forum che leggeranno i tuoi interventi...si confonderanno un pò :-)

Per chiarire. "Kunst" è un soprannome che ha sempre usato la mia amica Concetta. Solo in omaggio a lei me ne sono appropriato, creando la sequenza dei vari nick che includevano appunto "kunst". Dovrei pagarle i diritti d'autore...

Un abbraccio al nipotino :-)
Forza JUVE e forza FERRARI

Marco ha detto...

Mah! Che te devo di! Dopo la straordinaria descrizione della parte iniziale, che mi ha fatto rivivere emozioni, odori, profumi e situazioni perfettamente descritte, mi è scesa una tristezza indescrivibile nel leggere la seconda parte, che mi ha fatto pensare a quella massima di Confucio: "il bello e il cattivo tempo non sono fuori, ma dentro di te". Caro Gregory Victor House, più che al dottor House, come ti descrivi nel post successivo, trovo delle similitudini con Ebenezer Scrooge. Forse è il caso di pensare un pò più al presente e al futuro, piuttosto che al passato. Lo sai che devo di, sempre quello che penso! :) Il tuo grillo parlante.

Vittorio ha detto...

Ebenezer Scrooge?
Ricordo...me ne parlasti lo scorso Natale :-)
Potresti parlarmi di lui (che, confesso, non conosco se non attraverso ua tua breve descrizione di allora).
E' chiaro che DEVI dire quello che pensi :-)