sabato 3 agosto 2013

LA MIA NONNA "DI FATTO".



Oggi voglio parlare della mia "nonna di fatto", che poi, in realtà, era la cugina di mia madre, da parte del padre. Premetto che non ho mai conosciuto la nonna paterna effettiva e che quella materna è stata anaffettiva anche se, all'apparenza, "sembrava" altro, nel senso che c'era un rapporto, ci si vedeva ogni tanto. Da piccolo si andava anche a pranzare da lei. Ma non ho mai sentito quel trasporto, non ho mai ricevuto un gesto, anche piccolo, che me la facesse sentire vicina al cuore. Mi riempiva di ricordi scolastici, anche simpatici, ma tutto finiva lì. Era troppo impegnata con il "nipote" che ha sempre considerato quasi come fosse un figlio, per accorgersi realmente di me. Mi ha preparato per gli esami di quinta elementare, mi ha aiutato a studiare le materie umanistiche ai tempi delle medie. Ma sempre senza quell'affetto di una nonna, senza quei gesti che potevano valere molto. Anche quando le si andava a far visita, non c'era quella fiducia che avrebbe dovuto esserci. Tanto che mi sentivo talmente estraneo che, se avevo bisogno di bere o andare al bagno...chiedevo il permesso (come insegnatomi a prescindere, da mia madre, sua figlia). Mamma si accorgeva dei gesti tra lei e l'altra figlia quando io, magari, mi spostavo nella camera accanto per giocare. Come se fossi un ladro o chissà cosa. Hanno sempre pensato che non ci si accorgesse di certe occhiate. Per non parlare di un episodio che giudico come il paradigma del nostro rapporto. Era l'epoca in cui erano molto di moda le gommine, di tutte le forme (io collezionavo quelle del Mulino Bianco). Ebbene...una mattina andai a casa sua, con mio fratello, per prendere nostro cugino (che abitava lì). Entrammo nella cucina, una stanza rettangolare, con il balcone di fronte alla porta che, di mattina, era quasi sempre in penombra. Tutta contenta...prese dal mobile (non ricordo esattamente come si chiamava) una bustina, chiusa, con delle gommine che avevano la forma di dolci di varia forma. Me la pose per farmele vedere (erano uguali a quelle che aveva ricevuto mio cugino, qualche giorno prima). Immaginavo fossero per me ma...per l'educazione ricevuta da mia madre, le guardai, esclamai "che belle" ma le lasciai sul tavolone che era al centro della stanza. Quando fummo sul punto di andar via, venne verso di me, che ero seduto...vicino alle gommine che erano poggiate sulla tovaglia "incerata" (a quadratini rossi e bianchi) che si usava un tempo e disse "visto che belle? le ho comprate a Vincenzo (il cugino più piccolo), proprio come quelle che ha Fabio". Rimasi gelato (avevo 11/12 anni). E' una scena che ricordo ancora, dopo 30 anni, come si fosse svolta ieri. Meno male che non le avevo prese in mano. L'umiliazione sarebbe stata ancora maggiore...
Inutile ricordare altri episodi, non violenti, ci mancherebbe, ma, ripeto assolutamente con una grande mancanza d'affetto. Non è un caso che ricordi quella che considero come la mia nonna vera. Scomparvero nello stesso anno, a distanza di 6 mesi l'una dall'altra. Ma non c'è il minimo confronto. Tanto per fare un esempio....la mia nonna "zia Pina", ieri avrebbe compiuto 91 anni. Il compleanno della nonna naturale non lo ricordo nemmeno di preciso.
Ma adesso voglio parlare di lei. Aveva una quindicina di anni più di mia madre, e per anni, è salita (abitava al secondo piano, noi al decimo) per stare con noi e per non soffrire tanto di solitudine. Era una zitella, come si diceva :) Aveva dei nipoti più diretti per cui stravedeva e che non la trattavano proprio bene. Praticamente per loro era solo l'eredità che avrebbero avuto e poco altro. Situazione opposta alla mia, visto che l'anaffettività proveniva dall'altro lato del rapporto. Mi spiace solo che negli ultimi mesi della sua vita (morì d'infarto) non venne più a farci compagnia, vista l'incompatibilità di carattere totale con mia sorella (cosa che a quest'ultima, non ho mai perdonato). Si, aveva un caratterino molto forte. Diciamo che, spesso, era quasi intrattabile se li si andava contro. Ma bastava saperla prendere e diventava una donna simpatica, sempre con la battuta pronta e anche affettuosa. Ricordo i piccoli gesti, quelli che mi erano mancati. La torta preparata per il mio compleanno, che i parenti/serpenti criticavano, visto che lo giudicavano un modo per non farmi un regalo, senza sapere che, per me, aveva un valore di gran lunga superiore, visto che lei l'aveva preparata pensando al sottoscritto, seguendo i miei gusti. Ricordo che sapeva che avevo la fissa per un'auto, la Lancia Thema. Ebbene...insieme alla torta (buonissima) mi "regalò" un ritaglio di giornale in cui quell'auto era ritratta e mi disse "ti auguro che possa comprartene due, quando sarai grande" (ecco, ripensandoci mi commuovo).
Ricordo la prima vacanza in assoluto, a Gallipoli, nel 1981, quando ci sembrava una meta così distante e il viaggio così lungo, tanto che lei si portò dietro le sue solite "granite di limone" per vincere il caldo, in un piccolo thermos rosso, con tanto di bicchierino giallo pallido. Ricordo esattamente quel viaggio, con l'auto carica in ogni centimetro, con mio fratello alla guida della nostra vecchia Ritmo azzurra, mia madre al suo fianco e io e lei...sul sedile di dietro...con tanti scatoloni (era la prima vacanza, per cui ci portammo tutto, dalle pentole alle sedie da mare). Ricordo lo "sbarco" a casa...quando non sapevamo dell'esistenza delle porte sul retro...quando scaricammo TUTTI i bagagli (compreso il cestone sul tetto) nella hall del residence, con me messo a guardia del carico...e loro che facevano avanti e dietro. All'epoca...quel luogo era molto elitario, praticamente tutta la Bari bene (avvocati, ingegneri, ecc.) e la sera c'era molto movimento. Per farla breve....sembravamo quasi dei poveri sfrattati :) "alla Totò" con scatoloni di tutte le misure e forme :) Tra gente quasi vestita da sera.
Ricordo l'indomani, quando, con lei, andammo alla ricerca di supermercati, verdurai, ecc. Una scoperta continua. E il primo pranzo, la prima giornata al mare, la prima serata sul terrazzo condominiale in cui ci si riuniva allegramente.
Gli episodi, solo per rimanere a Gallipoli, sarebbero tanti, come, ad esempio, quando cadde con il sedere per terra e tutte le buste della spesa sparse per il parcheggio, per aver inciampato nella grata per lo scolo dell'acqua. E le sue risate che quasi le impedivano di rialzarsi.
Ricordo la sua famosa focaccia ripiena (solitamente di cipolle). Preparata sia a Gallipoli che a casa. Pur detestanto le cipolle, ne mangiai una fetta e mi piacque. Ma solo perchè proveniva dalle sua mani. Lei conosceva la mia passione per il tonno, tanto che mi chiamava "tonnaro" in modo simpatico. Diverse volte, dopo essersi accorta che, comunque, la sua focaccia classica non la mangiavo con molto piacere, ne preparava una, più piccola, solo per me, con il ripieno di SOLO di tonno. Per non parlare della "scarcella" pasquale. Da quando non c'è più lei, non ne ho mangiate di così buone e, soprattutto, nessuno ne ha mai preparata una personalizzata.
Ecco, tutti gesti che dovrebbe fare una vera nonna. Tutti gesti che rimangono dentro. Tutti gesti che, per la gente stupida, sembrano banali ma, in realtà, hanno un enorme significato e valgono più di qualsiasi regalo che, da piccolo, ho ricevuto dalla casa della nonna naturale.
Zia Pina era speciale. Ripeto, spigolosa sicuramente. Ma bastava solo saperla prendere per il verso giusto.

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