domenica 4 agosto 2013
IL MIO SCRIVANO...
Non è un mistero, per chi mi conosce, che abbia fatto 9 anni di analisi (divisi in due parti, prima 4, poi 5) che mi hanno aiutato parecchio, insegnandomi anche un linguaggio interpretativo, introspettivo, che ho adoperato anche a posteriori, nella vita, nella conoscenza delle persone, nel dare consigli agli amici.
Non avevo mai pensato di fare psicoterapia ma la presa di coscienza totale, aveva bisogno di essere "studiata" da me attraverso chi lo sapeva fare. C'è, purtroppo, al sud, la pessima idea della gente ignorante che chi va da un medico che inizia per "psi" è un malato di mente o qualcosa del genere. Senza pensare, poverini, che c'è una grandissima differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra. Vabbè...sorvolo sulla pochezza di chi non comprende, visto che, fortunatamente, chi legge i miei scritti, ha una cultura medio/alta e non c'è bisogno di dare tante spiegazioni.
Il primo incontro fu molto positivo. Mi aspettavo uno di quei "professori" con i capelli bianchi (non avevo, ripeto, mai fatto questa esperienza, avendo solo 21 anni). Niente di tutto questo. Si aprì la porta di casa sua e mi ritrovai di fronte un giovane, con i capelli ricci, gli occhiali che fanno molto "intellettuale", i baffi, giacca e cravatta. Tutto molto "formale". Aveva un ottimo profumo e, forse, le particelle che noi non vediamo ma che ci spingono o meno verso qualcuno, avevano già fatto il loro dovere. Una casa molto ben arredata e di mio gusto. L'ingresso con le pareti in legno che si fondevano con il parquet che scorreva per tutto l'appartamento. Mi fece accomodare nel suo studiolo, subito dopo la porta d'ingresso e lì, per terra, un bellissimo tappeto (una mia passione) che rendeva il tutto molto accogliente, caldo, intimo, familiare. La stanza era mediamente piccola, con la poltrona (ebbene sì, credevo di trovarvi il classico lettino e mi piacque questa "novità" che non avevo considerato) immediatamente a destra, avvolta quasi da una libreria a tutta parete che partiva dalle mie spalle (una volta sedutomi) e percorreva tutta la parete alla mia destra. Sulla sinistra, c'era una scrivania di legno, abbastanza piccola, con un "caos ordinato" sopra e una lampada accesa che faceva molta atmosfera, direi quasi "inglese", non so perchè. Di fronte a me una sedia molto semplice, tipo "regista", di tela nera, su cui, dopo che mi accomodai, si sedette lui. Alle sue spalle un balcone con tante piante, con l'avvolgibile praticamente chiuso, anche quello, "elemento" che conferiva all'ambiente l'"intimità" che ci doveva essere, quel rapporto speciale che doveva nascere tra me e lui, quella fiducia che dovevo avere per avere il coraggio di parlare, senza veli, di me. In passato (quando ebbi problemi con la scuola, nel senso che non volevo andarci...per le ragioni descritte in un altro...articolo di questo blog) avevo avuto a che fare con psicologi più o meno ciucci, che mi mettevo "nel taschino", come si suol dire, con una facilità estrema. Invece, questa volta, volevo davvero parlare di me e fare ordine tra le sensazioni che provavo.
Credevo mi facesse qualche domanda....invece mi sorrise, prese il suo notes, inserito in una cartellina nera, molto piccola, la penna e mi disse di partire, di parlare di quello che mi passava per la mente. Come detto...non ero preparato per cui all'inizio fui un pò chiuso ma dopo soli trenta minuti...gli avevo detto già che ero gay, iniziando a sviscerare i perchè mi ero rivolto a lui. Ci fu un'intesa immediata. Probabilmente per la sua giovane età ma anche per la mia innata capacità di entrare in empatia con le persone più grandi di me. Il fiume in piena...iniziò a trasbordare gli argini delle mie resistenze, dei miei tabù.
Per farla breve...mi trovai così bene che dopo una manciata di sedute, già iniziai ad avvertire i benefici di quello che stavo facendo. Ricordo che ero molto confuso. Non sapevo dove mettere mano al mio caos interno. Lui mi disse: "Immagina che la tua mente sia una libreria e i tuoi pensieri dei libri che in questo momento sono per terra, si confondono nel caos. Io ti aiuterò a fare ordine ma dovrai raccoglierli, uno per uno, solo tu, e riporli, in ordine di importanza, nella libreria. Vedrai che sarà un lavoro molto interessante, solo se avrai la ferma volontà di farlo. Faticoso ma risolutivo".
Ogni volta che scendevo dal suo studio, a parte le sedute che avrei voluto continuare all'infinito, mi sentivo molto sollevato, come se stessi davvero compiendo un passo importante per la mia vita, per essere più sereno e consapevole con me stesso, migliorando anche i rapporti con gli altri.
Ricordo che le sedute più interessanti, quelle in cui davvero veniva fuori il meglio, in cui si aprivano cassetti molto nascosti, in cui mi sentivo più "nudo", in cui riuscivo a capirci qualcosa di importante, erano quelle in cui, mi sedevo davanti a lui, dicendo "oggi non so cosa dire". Un percorso molto interessante che ho sempre consigliato a tutti. Io ci andrei anche adesso se solo potessi permettermelo. Si impara, come detto, un linguaggio molto particolare, si impara a ragionare in un modo molto schematico ed emotivo allo stesso tempo. Si comprendono certi meccanismi mentali, che il nostro subconscio produce, che rimangono dentro, risultando utili anche molti anni più tardi.
Mi dicono che sono stato anche fortunato a incontrare un professionista bravo, che è riuscito nel suo compito (tranne per un argomento che mi sono rifiutato di affrontare).
Dopo la parte "seria" dell'articolo, mi permetterete anche delle note a margine molto più leggere.
Mi ero sempre posto il problema del "e se mi dovesse piacere fisicamente? Se, andando in intimità, dovessi accorgermi che il mio analista dovesse piacermi, come mi comporterei?". Ecco...non è accaduto anche se non era male... Sicuramente devo dire che esteticamente era molto piacevole, come detto. Quando si tagliò i baffi (preferisco il pizzo o la barba intera) risultò più gradevole, con i capelli ricci molto corti. Devo essere sincero, ho fatto qualche pensiero su di lui, per verificare quanto potesse piacermi (perchè si crea inevitabilmente un rapporto molto intimo tra dottore e paziente). In un paio di occasioni ho pensato anche che avrei potuto baciarlo (per me la massima forma di intimità) ma non provavo alcun trasporto. Era sempre impeccabile, anche d'estate, con la sua polo Lacoste rigorosamente nera. Sennò portava, come detto, l'abito più formale. Tutti elementi che mi colpiscono in un uomo. Purtroppo aveva l'abitudine (chiedo scusa alle signore che leggeranno quanto segue...ma un pò di leggerezza ci vuole sempre) di portare i classici pantaloni con le pinces che poco lasciavano intravvedere della parte di un uomo che guardo maggiormente se è di spalle (cioè il sedere). Certo...c'era ed era molto gradevole alla vista (occhio clinico) :)
Spero di non esser stato volgare in questa ultima parte del racconto. Ma fa parte di me...lo spaziare su tutto.
Magari tornerò ancora a parlare di lui se dovessi accostargli qualche episodio particolare.
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