sabato 10 agosto 2013

IL RITO DELLA DOMENICA MATTINA.



Il periodo di narrazione si riferisce sempre allo stesso lasso di tempo, più o meno. Avevo 11/13 anni.
Voglio narrare la "domenica mattina" perchè è rimasta indelebile in me per certi riti che si ripetevano piacevolmente.
Mi alzavo, più o meno, alle 9. Trovavo subito la colazione pronta. Un pò diversa da quella degli altri giorni perchè ... c'era la focaccia preparata dalla signora del bar. E su questa meraviglia culinaria andrebbe speso molto più tempo. La tavola imbandita, con tanto di tazzone colorato pieno di latte e caffè, aveva al centro, in una carta bianca (diversa dal solito, da quelle color biscotto dei panifici) la buonissima focaccia (in seguito ho coperto che il segreto che la rendeva così soffice e diversa dalle altre...era la farina di latte..che ho poi introdotto nella ricetta di quella preparata dal sottoscritto). Era tagliata a listarelle, mediamente fine. Sembrerà strano ma inzupparla nel latte, la rendeva ancora più buona di quanto non fosse "asciutta" :) Una prelibatezza unica, un sapore non riproducibile. Ne divoravo almeno un terzo, se non di più, mentre guardavo i cartoni di Bim Bum Bam: Hello Spank e simili :) Un connubio assolutamente particolare, quasi inscindibile.
Dopo aver terminato, arrivava il momento del "lavaggio personale", per prepararmi all'uscita con mio padre che veniva a citofonarmi sempre al solito orario, le 11.30 circa. Quindi scendevo e gli andavo incontro, visto che era al bar (della focaccia), suo punto di ritrovo con gli amici. Se ero fortunato, gli sfottò calcistici domenicali (all'epoca non seguivo quello sport di cui mi sono follemente innamorato pochi anni dopo) duravano solo una decina di minuti e poi si andava verso l'auto per il classico giro. Una volta arrivati alla macchina, già guardavo, sul sedile posteriore, il "Tv sorrisi e canzoni", che conteneva trame e anticipazioni dei programmi e serial dell'epoca (Dallas, Dynasty). Si entrava, mi sporgevo verso dietro e prendevo finalmente l'agognato giornale per scoprire i segreti dei Carringhton e degli Ewing. Iniziava il tour, mentre leggevo il tutto, riferendo poi a papà che era solito stroppiare i nomi dei personaggi dei due serial (perchè sapeva che dava fastidio in casa ma, in fondo, a me divertiva). Dopo una passeggiata al mare, prima tappa, il fruttivendolo per acquistare le castagne (a seconda del periodo stagionale) o la frutta secca. Quattro chiacchiere futili con i proprietari del negozio e ci s'incamminava nuovamente verso l'auto, per immetterci nuovamente nel traffico e giungere alla seconda, fondamentale fermata: la pasticceria. Una volta trovato un posto di fortuna, si giungeva nel negozio che più mi affascinava, pur non essendo mai stato un amante del "dolciume vario". Già da fuori nelle narici s'insinuava il classico odore dolciastro ma non stucchevole da cui, ammetto, comunque ero attratto. A periodi...mio padre comprava una torta...più spesso le classiche paste. Un cabaret molto variegato con gioielli dolci di tutte le misure e colori. Alcuni li sceglievo io e, con lo sguardo, già li pregustavo. Era sempre bello veder impacchettare il tutto, non so perchè. Dopo aver pagato, si usciva, per dirigerci in direzione casa (d'estate le paste venivano sostituite da una bella cassetta di gelato assortito:cioccolato, stracciatella, caffè). Dopo un'altra buona mezz'ora nel traffico, si giungeva finalmente a casa. Io correvo subito in cucina da mia madre, per raccontare le novità lette sul famoso giornale. La tavola era già pronta. L'odore del ragù di carne o dei maccheroni al forno...impregnava ogni angolo della casa. Non restava che togliere il cappotto, lavare le mani e sedermi a tavola, affamato e impaziente. Molto semplice. Questa era la domenica mattina della mia infanzia/prima adolescenza.

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