lunedì 5 agosto 2013
IL POTERE DELLA VERITA'
Il tema proposto oggi avrebbe bisogno di una narrazione molto ampia e si ricollega, in parte, a quanto scritto a proposito del mio percorso psicanalitico. Posso affermare che non sono stato un bimbo (partendo dall'infanzia) di quelli dalla bugia facile. Anzi. Nella mia ingenuità...parlavo di tutto...anche con disinvoltura di alcuni particolari visti durante le passeggiate con mio padre e la sua puttana/amante (scusate la crudezza ma le persone vanno chiamate con il loro nome), che non era altro che la sorella di mia madre (che bella parentela, vero?), tra l'altro sostenuta da tutta la sua famiglia, allora, e preferita ancora adesso che la storia è terminata, causa decesso di mio padre. Ma per questo argomento, per il becero comportamento di tutti i parenti ignavi a convenienza, dedicherò un capitolo a parte, visto che la storia fa parte del passato (la storia, non il loro modo di porsi ambiguamente con la persona che mi ha rovinato la vita).
Dicevo della verità. A parte l'indole che mi ha sempre portato ad essere sincero, mi sono sempre posto, come paradigma di vita, il non prendere in giro chi non lo fa con me (perchè gli altri vanno trattati allo stesso modo in cui si pongono nei nostri confronti).
Ai tempi delle elementari non dicevo il perchè rifiutavo la scuola, semplicemente perchè non lo sapevo sul serio. L'ho scoperto dopo anni, con l'analisi. E ne ho parlato, in un vecchio articolo, anche in questo blog.
Mi sono posto l'obiettivo di essere trasparente per mia madre (e di conseguenza per tutti) visto che anche le persone a lei più vicine, ipocritamente, le hanno sempre mentito oppure omesso certe verità.
Diciamo che il compito non è stato facile perchè, da adolescente, ho avuto la certezza di essere gay e non ho potuto/voluto parlarne subito a causa di un percorso ancora da percorrere (l'analisi è servita anche a questo).
Ecco...sono stati anni dilanianti per me, non tanto per la condizione di omosessuale, digerita quasi subito, in quanto semplice sfaccettatura del mio modo di essere. Ma per il fatto di non poterne parlare con mia madre, la donna che ha sempre meritato la trasparenza che in pochissimi le hanno donato. Più mi sentivo libero e padrone di me stesso, più iniziavo a cercare di conoscere qualche ragazzo per una storia costruita sull'affetto, più mi sentivo in colpa per non poter condividere questa parte della mia vita con la persona più importante della mia vita stessa. Ci ho messo dieci anni, e tante lettere, scritte, riscritte, corrette, prima di arrivare alla stesura definitiva (nel 2004) delle missiva che mia madre poi ha letto. Lo scrivano mi diceva: "si può dire tutto a tutti, bisogna solo usare le parole giuste e trovare il tempo più adatto. Senza paura. E anche che, quando, rileggendo la famosa lettera, non troverai più alcuna correzione da apportare, sarà arrivato il momento giusto per compiere quel passo". Il tutto si svolse proprio così. Mi resi conto che, una lettera scritta mesi prima, non aveva alcun punto da correggere e capì che era arrivato il momento di parlare.
Un sabato pomeriggio di Novembre, dopo pranzo, dissi a mia madre che avevo qualcosa da farle leggere. Solo che...poi le parlai direttamente. La sua reazione mi sorprese (non che dubitassi della sua intelligenza, fosse capitato a qualche sua parente...sarebbe scoppiata la guerra mondiale). Le parlai fluidamente di tutto il mio percorso. Mi sentì assolutamente sollevato e libero. Libero di non dover più fingere, omettere o nascondermi. Libero di poter parlare di me a chiunque, senza paura, visto che la persona "da proteggere" da eventuali pettegolezzi sgradevoli, era stata messa al corrente. La lettera....poi....decise comunque di leggerla, tanto per curiosità e ne rimase colpita per il modo delicato in cui avevo trattato un tema comunque impegnativo.
Ho detto tutto questo, ho parlato della confessione più importante della mia vita, per far comprendere a chi legge questo scritto che, da quel momento, sono stato la trasparenza in persona e ho iniziato a detestare, nel vero senso della parola, tutte le persone ambigue che mi circondavano (e che mi circondano). Non ammetto che mi si prenda in giro. Pretendo la massima sincerità, la stessa che riservo alle persone che tratto. Quando mi rendo conto che c'è puzza di menzogna, il mio atteggiamento cambia completamente, anche se, all'apparenza, sono sempre lo stesso. Controsenso? Certo che no. Intanto metto al corrente la persona che si è presa gioco di me, anche in modo implicito, che me ne sono accorto e poi la tratto come merita, con una bella maschera impenetrabile. Mi riesce difficile, certo, indossarne ancora. Però, a volte, sono costretto ad adeguarmi soprattutto per disprezzo e perchè le persone che la vedono, non meritano di scorgere il mio animo, il mio vero volto.
Quando su facebook ho deciso di fare coming out, senza problemi, selezionando le persone che meritavano di andare più a fondo su di me, ci fu una parente che mi sconsigliò questo, piuttosto che quel contatto. Perchè se avessero saputo della mia omosessualità, avrebbero potuto cambiare idea sul sottoscritto. Ma ben venga una svolta del genere. E' l'occasione per fare un pò di pulizia. Cosa che ho fatto. Non ho seguito, per fortuna, i suoi consigli e una selezione naturale è avvenuta.
Io non ho mai avuto problemi a parlare, se il caso lo richiedeva, della mia omosessualità, visto che non è nulla di strano, perverso, malato come, forse, la persona che mi aveva consigliato di rimanere nell'ombra, pensa. Vado sempre avanti, come ho già scritto in un recente articolo del blog, a petto in fuori e orgoglioso di essere come sono: un uomo sincero, leale, che non tradisce, che si fa in quattro per gli altri, rispettoso, educato. Delle persone di cui mi innamoro o con cui vado a letto, deve interessare solo a me, non modifica la mia personalità. Chi si fa tanti problemi, evidentemente, considera me non come un uomo ma semplicemente come un gay. Non esprimo cosa penso in merito, sarei troppo volgare.
E anche della vecchia problematica familiare non ho mai avuto problema a parlarne, in quanto parte lesa. Quante volte mi è capitato di chiamare quella persona con i giusti termini, con il sorriso sulle labbra, in passato. Altri omettono addirittura il tutto, come se in città e nel circondario, per 40 anni, non fosse la storia sulla bocca di tutti.
Ecco...ho preso come esempio queste due situazioni della mia vita, per dimostrare cos'è, per me, la verità. Io non ne ho paura, anzi. Mi piace parlare tranquillamente e senza falsi pudori o tabù, di tutto con tutti, nei giusti tempi, come imparato dall'esperienza.
L'effetto collaterale, di cui me ne frega fino ad un certo punto è che LA VERITA' FA PAURA, sempre. Io non ho peli sulla lingua e se si affronta un argomento...vado fino in fondo senza paura, perchè non ho nulla da nascondere. Le persone come me....fanno paura ma è un bene che esistano.
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