sabato 10 ottobre 2015

IL MIO COMING OUT.

Con mio padre non c'è mai stato (fosse vissuto sono sicuro che l'avrei detto anche a lui, con il tempo). Mentre quello con mia madre l'ho preparato per ben dieci anni. Dieci anni di lettere sempre più esplicite e mai consegnate e di figure di avvicinamento come una professoressa o un'amica. Ricordo che, all'epoca, andavo dallo scrivano. Era Novembre, il 27 del 2004. Avevo scritto l'ultima lettera nella primavera dello stesso anno. Quando mi venne l'impulso di dirglielo, finalmente, andai a rileggere quella lettera, immaginando di doverla ancora modificare. Invece no. Era perfetta. Ogni virgola al suo posto. Ogni termine usato in modo soft, sino ad arrivare a parlare esplicitamente ma senza prenderla troppo alla larga. Ricordo che, la sera prima (venerdì), avevamo visto insieme "Cronache marziane", che non perdevamo mai. In quella puntata si parlava di omosessualità e coming out. L'ospite in studio fu Cecchi Paone. Dai commenti di mia madre (l'avevo testata comunque nel corso degli anni precedenti) mi resi conto che non avrebbe avuto senso aspettare ancora. Così, l'indomani, pensai che, dopo pranzo, sarebbe stato il momento più giusto, visto che, solitamente, si rimaneva a guardare un po' la tv. Così fu. Quando gli altri si alzarono da tavola, dopo aver pranzato, le dissi che, finalmente, avevo intenzione di rivelarle "il mio segreto" che, sbagliando, avevo anticipato qualche anno prima (le dissi che c'era qualcosa di intimo che avrebbe dovuto sapere). Pensavo di dover adoperare la lettera ma parlai direttamente. Dissi" Mamma, non so se l'hai capito ma sono sentimentalmente e sessualmente attratto da quelli del mio sesso". E lei "Solo questo? Chissà cosa credevo. Da quello che mi avevi anticipato pensavo chissà cosa fosse accaduto nella tua infanzia, magari che fossi stato violentato o peggio". Ne approfittai per spiegarle tante cosette, tipo la mia storia con l'uomo della mia vita che aveva frequentato casa nostra sotto forma di "amico". Mi sentì sollevato. Forte. Invulnerabile. La paura che potesse arrivarle in modo distorto si dissolse in un momento. Continuammo il pomeriggio come se nulla fosse avvenuto. Lei mi disse che avrebbe comunque avuto piacere a leggere la mia lettera (poi mi fece i complimenti per la delicatezza adoperata). Ricordo che quel pomeriggio, andai a comprare il Cd degli U2. Mi sembrava di volare.

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